3Aforisma del giorno

L’amore è il miglior mezzo per rendere il cuore capace di riflettere il potere dell’anima; e l’amore nel senso di dolore più che di piacere. Ogni colpo apre una porta da cui fuoriesce il potere dell’anima.

Bowl of Saki, 15 Giugno, Hazrat Inayat Khan.

La differenza tra volontà, desiderio e voglia


La volontà è lo sviluppo del desiderio. Quando affermiamo che qualcosa accade secondo la volontà divina, significa che era un comando; un desiderio che si trasforma in azione. Quando il desiderio si trasforma in azione diventa volontà, diventa comando. Si potrebbe pensare che è solo il proprio desiderio, in realtà è un desiderio fino a quando è fermo; sebbene sia lì non è ancora spuntato, è inattivo proprio come il seme nella terra. Ma nel momento in cui il seme esce dalla terra come pianticella e sta per diventare una pianta, allora è una volontà. Quindi desiderio e volontà sono due nomi diversi per la stessa cosa, nel suo stato non sviluppato e nel processo del suo sviluppo.

La voglia è un uno stadio più debole o più primitivo del desiderio. Quando un’idea o un pensiero che ci piacerebbe una certa cosa non è ancora diventato chiaro nella nostra mente, quando la nostra mente non ha ancora preso una decisione, allora è una voglia, una fantasia. Quando è un po’ più sviluppata allora è un desiderio; allora rimane lì e non viene disperso come le nuvole. È tangibile, è lì e tuttavia non è realizzato, perché per realizzarsi deve svilupparsi.

Ci sono persone in questo mondo che dicono che per tutta la vita hanno avuto sfortuna; che i loro desideri non si sono mai realizzati. Inoltre, molto spesso immaginano che uno spirito antagonista li stia ostacolando, o che Dio sia contro di loro, o le stelle, o che qualcos’altro abbia impedito al loro desiderio di realizzarsi. Ma in genere non è così. In primo luogo Dio desidera le stesse cose che noi desideriamo; se Dio avesse avuto desideri diversi dai nostri non avremmo potuto venerare un Dio che è sempre stato contro di noi. Inoltre non c’è alcun beneficio nell’opporsi al desiderio dell’uomo, e non c’è alcun vantaggio nell’opporsi al desiderio di Dio. È vero che possono esserci condizioni planetarie o cosmiche che contrastano un desiderio; come si dice: “l’uomo propone e Dio dispone”. A Dio allora viene attribuito il ruolo delle forze cosmiche, ma in realtà Dio, con la Sua misericordia e compassione, non desidera mai opporsi al desiderio di qualcuno. E non solo Dio, anche un uomo di animo gentile non vorrebbe mai opporsi al desiderio di qualcuno; vorrebbe fare tutto il possibile per contribuire a realizzare il desiderio di una persona.

Quello che di solito accade è che l’uomo dimostra di essere il peggior nemico del suo desiderio, per molte ragioni; e una ragione è che non è mai sicuro di quello che desidera: tra cento persone forse ne troveremo una che sa davvero cosa vuole, mentre novantanove non sono sicure. Un giorno pensano di desiderare qualcosa e il giorno dopo no, e così il desiderio si disintegra nella confusione della mente.

C’è un altro tipo di persone: quelle che hanno assunto un atteggiamento passivo. Queste persone dicono che desiderare è un peccato; e tuttavia non possono essere senza un desiderio. In questo atteggiamento passivo decidono di non desiderare, contrastano qualunque desiderio ci sia stato. E c’è un quarto tipo: quelli che desiderano qualcosa ma a causa della mancanza di concentrazione non riescono a trasformare la loro voglia in desiderio, e quindi i loro desideri rimangono sempre al loro stadio primitivo. Infine c’è il quinto tipo di persona che trasforma la voglia in desiderio; arriva fin qui e non oltre. E così la voglia non viene portata a compimento e non raggiunge mai il suo culmine, cosa che accade soltanto quando il desiderio diventa volontà.

Questa questione è di enorme importanza nella vita di tutti. Nessuna persona può vivere nel mondo senza desiderare qualcosa. E se c’è qualcuno che non ha desideri, non dovrebbe rimanere nel mondo, dovrebbe evitare la folla dal momento che non può viverci; dovrebbe andare sulle montagne, in qualche luogo lontano dal mondo; e anche là dovrebbe trasformarsi in un albero o in una roccia per esistere, perché essere un essere vivente senza un desiderio non è possibile.

Nel Gayan c’è un detto che non tutti sono in grado di comprendere: “reprimere un desiderio è sopprimere un impulso divino”. Quelli che distinguono tra divino e non divino fanno certamente un grandissimo errore perché o tutto è divino o niente lo è. L’unica differenza è la stessa che c’è tra la macchina e l’ingegnere. La mente di Dio lavora e contemporaneamente lo strumento, la macchina di Dio, lavora; quindi quello che si presenta come un desiderio ha Dio come sua origine ed è perciò un impulso divino. La persona pia nella sua ignoranza ha una falsa concezione di questa idea e fa di Dio un prigioniero nel cielo.

Un altro detto nel Gayan è: “tutto ciò che produce un forte desiderio nel cuore lo priva della sua libertà”. La verità è che quando c’è un desiderio ardente si è legati da una catena, una catena più forte del ferro. Desiderare è essere legati; questo non è un principio morale ma un’asserzione filosofica. D’altro canto, non si può vivere senza desiderare; si potrebbe benissimo essere una roccia. Indubbiamente se si fosse liberi da desideri, si potrebbe avere la stessa libertà di una roccia; ma anche la roccia sta aspettando il giorno in cui sentirà un desiderio. Il desiderio di realizzazione arriverà con lo sviluppo della forma umana.