Aforisma del giorno

C’è un Unico Maestro, Dio Stesso; noi siamo tutti Suoi discepoli.

Bowl of Saki, 22 Marzo, Hazrat Inayat Khan.

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Il Gruppo di Studio si propone di approfondire la conoscenza del Messaggio Sufi d'Amore , Armonia e Bellezza di Hazrat Inayat Khan in stretta, fraterna, costante collaborazione con the The Sufi Message -USA e l'amorevole guida di MURSHIDA NURIA STEPHANIE SABATO

Il Gruppo si occupa anche di pubblicare traduzioni italiane autorizzate di testi di Hazrat Inayat Khan italiano. Nella speranza che questo Messaggio di Libertà Spirituale porti consapevolezza nuova e viva alle nostre esistenze umane.
Chi fosse interessato ad approfondire e conoscere le attività del Movimento Sufi in italia contatti Ameena M.Grazia Fumagalli (Responsabile Nazionale Italia)

LA COPPA DI SAKILA VITA INTERIORE L'UNITA' DEGLI IDEALI RELIGIOSIMISTICISMO SUFILO ZIKAR CANTATO GENTILEMEMORANDAPREGHIERE SUFI

Cinque cose necessarie a uno studente

Message papers

Miei studenti, non serve spiegare a parole la gioia che provo nel venire qui e rivedervi di nuovo. Perché con l’iniziazione siamo così uniti che la distanza in realtà non è una distanza. Tuttavia, su questo piano fisico anche incontrarci insieme è necessario. E ora desidero spiegare quante cose sono necessarie a uno studente.

LE PRATICHE

La prima cosa davvero necessaria a uno studente è cercare di continuare a praticare gli esercizi che vi sono stati dati, senza nessuna interruzione. Se siete stanchi, se siete troppo impegnati, se le condizioni non sono favorevoli, non intendo che si faccia pressione su di voi, ma intendo che continuare a fare questi esercizi senza interruzione tra loro è per il vostro miglioramento.

Credereste, se così posso dire, che l’effetto di certe pratiche arriva anche dopo dieci o dodici anni? Una persona senza pazienza potrebbe pensare: “ Non ho avuto effetti immediati dopo due, tre mesi”. Ma può non pensare così. Se fossero semi che piantate nella terra, metterebbero radici e crescerebbe una pianta. Ma perché la pianta produca frutti occorrono anni. Questa è la semina spirituale. In alcuni casi potrebbe richiedere molto tempo. In alcuni casi il risultato potrebbe mostrarsi il giorno dopo. Ci sono alcune piante che crescono più velocemente, altre che hanno bisogno di tempo per produrre frutti. Ma tuttavia la semina spirituale ha il suo risultato, e un risultato certo. Non dubitate mai, quindi, non scoraggiatevi, non abbandonate la speranza; ma continuate, perseverando su questo sentiero.

LO STUDIO

Ora, la seconda necessità per uno studente è una parte di studio. Non deve essere uno studio soltanto come leggere un libro; deve essere uno studio che imprima sul proprio cuore Gatha, Gatheka, tutti i materiali di studio che vi vengono dati, per quanto sembrino semplici da capire. Perché scoprirete che questo è in sé creativo. Al momento è una frase; dopo sei mesi la stessa frase fiorirà, in quella frase arriveranno rami, fiori, e frutti. E’ una frase semplice, ma è una frase viva. Più la studiate e la capite, più sentite che sarà creativa.

Quindi non consideratelo soltanto uno studio, ma una meditazione, anche nei vostri studi.

EQUILIBRIO

La terza cosa importante nella vita di uno studente è vivere una vita di equilibrio tra attività e riposo, di regolarità. Non troppo lavoro, non troppo riposo: un equilibrio tra attività e riposo. Perché quando presentiamo un’idea al mondo saremo responsabili di mostrarla nelle nostre vite. Quindi la nostra vita deve essere il più equilibrata possibile. Oltre a ciò, nel mangiare, nel bere, deve esserci una sorta di moderazione, che sono certo che molti di voi hanno. E una sorta di considerazione dal punto di vista meditativo. Perché per la crescita spirituale un certo cibo è più raccomandato di un altro. Dunque noi, nel sentiero spirituale, non possiamo sempre ignorare questo aspetto.

ATTEGGIAMENTO

Ed ora veniamo alla quarta cosa, quale deve essere il nostro atteggiamento verso gli altri? Verso gli studenti il nostro atteggiamento deve essere di affettuosa comprensione. Verso i non studenti il nostro atteggiamento deve essere di tollerante comprensione.

La cosa migliore al mondo è non imporre agli altri quello che pensiamo e quello in cui crediamo. Imponendolo agli altri lo vanifichiamo soltanto. Discutendo, argomentando con loro, non realizziamo nulla.

Inoltre, è assai consigliabile che uno studente limiti la sua conversazione così da non dire cose che possano sembrare agli altri troppo occulte, troppo mistiche, troppo spirituali. La nostra conversazione deve essere una conversazione normale. Alla gente piace parlare di cose riguardanti spiriti, fantasmi, elementali, apparizioni ed ogni sorta di cose, alla gente piace parlare della loro passata, della loro presente e della loro prossima reincarnazione, di quello che sono e di quello che saranno. Non dobbiamo coinvolgerci a parlare di queste cose. Queste cose ogni individuo le deve scoprire da sé. Parlando non facciamo del bene né a noi stessi né agli altri.

Se potessimo parlare soltanto delle cose semplice della vita di ogni giorno, ci sono cosi tante cose che avremmo abbastanza argomenti di cui parlare con gli altri. Le idee dell’aria devono essere lasciate all’aria. Stando sulla terra dobbiamo parlare della vita quotidiana, lasciando ogni individuo libero come a noi stessi piace essere lasciati liberi.

Inoltre, il Sufi non dà un’idea definita di queste cose perché il Sufismo è libertà, libertà di concezione, libertà di credo. Non dà alla gente alcun dogma, che tu debba credere a questo o a quello. Non offre all’umanità dogmi particolari, e molto spesso per la stessa ragione il Sufismo è accusato di essere contro certi dogmi. Ma non è così. Se non ne parliamo, non significa che siamo contro di essi, ma perché non ci piace parlarne. Preferiamo rimanere in silenzio che parlarne troppo.

Queste sono cose per una conversazione intima. Quando uno studente parla col suo maestro, con il suo compagno di studi, forse ne parla. Queste non sono cose di cui parlare al tavolo del tè. Renderebbe le leggi interiori della vita e della natura ridicole. Dal momento che la natura, la vita stessa copre le sue leggi, allora significa che è meglio che siano coperte. Quando le scopriamo commettiamo certamente un errore contro la natura intima delle cose. Quindi questo è chiamato Sufismo. Con la parola Sufismo si intende conservare la copertura sulle leggi nascoste della natura che sono state create per stare coperte. Quando le si svela significa in primo luogo che non si conosce il loro valore. Allora non si va avanti; non si può andare oltre. E’ chi conosce il loro valore che andrà avanti. Chi non ne ha rispetto, chi le porta al mercato, non può andare avanti; ha un regresso. Quando andremo avanti dovremo affrontare una grande prova. Quando la gente sa che ci occupiamo di queste cose, ci farà un sacco di domande. Vorranno che facciamo profezie, vorranno che diciamo cose insolite, cose che li interesseranno. Saremo messi alla prova: potete davvero vedere che è il sentiero del silenzio. Più teniamo le labbra chiuse più la via si apre, più le porte vengono aperte per noi. Il nostro stesso atteggiamento le apre. Noi dobbiamo solo aspettarcelo. Quello che non è comune, non è comune. Quando vogliamo renderlo comune questo significa far scendere il Paradiso sulla terra, invece di sollevare la terra verso il Cielo.

Il nostro atteggiamento con gli altri deve quindi essere umile, senza pretese, e normale.

APPLICAZIONE

Ora la quinta cosa. Non dobbiamo limitare la nostra meditazione e le nostre preghiere ai momenti fissi in cui le facciamo, perché questo è solo girare attorno alle cose. Ma nella nostra vita di tutti i giorni dovremmo portarne il senso nelle nostre azioni, in tutto ciò che facciamo a casa e fuori. Dobbiamo usare questo potere e questa ispirazione latenti risvegliati dalle nostre meditazioni; dovremmo utilizzarli. Facendo le pratiche per usarle, da tutto ciò che facciamo trarremo beneficio noi stessi e gli altri.

Atteggiamento ( da Psicologia)

È dal nostro atteggiamento che dipende tutta la nostra vita; con l’atteggiamento si raggiungono risultati desiderabili o indesiderabili. In genere tutta la difficoltà nella vita di una persona è che non è padrona del proprio atteggiamento. Per quanto istruito, per quanto intelligente, o per quanto spirituale un uomo possa sembrare, se non ha controllo sul suo atteggiamento e nessuna intuizione dell’effetto di quell’atteggiamento, non è andato molto avanti sul sentiero. 

Sebbene un giusto atteggiamento sia una qualità innata, può essere cambiato e sviluppato. Una mente in buone condizioni ha un giusto atteggiamento, una mente in cattive condizioni un atteggiamento sbagliato. A volte la mente si mette in una posizione complicata o che crea difficoltà, non è nella sua giusta condizione, e allora qualunque persona veda le sembra sbagliata e qualunque cosa faccia diventa sbagliata. Nella vita di alcune persone questo accade molto spesso, in quella di altre solo a volte. 

In Sanscrito c’è un detto che quando arriva un brutto momento nella nostra vita, la mente cambia il suo atteggiamento. Ma chi considera la mente come una bussola che punta sempre nella direzione giusta, e chi continua a credere in questo, troverà sempre il giusto atteggiamento. E una volta che una persona ha la chiave del suo atteggiamento nella vita, allora tutto può esserle utile, come ad esempio umiltà e orgoglio. Chi ha l’umiltà come suo principio è incapace di orgoglio, e chi ha l’orgoglio come suo principio è incapace di umiltà: a uno manca la gamba destra, all’altro la sinistra, e in entrambi i casi manca qualcosa. C’è un tempo in cui vince l’umiltà, in cui l’umiltà eleva la propria posizione, in cui intenerisce i cuori, in cui è la virtù più grande nella vita di un uomo; e in simili momenti è un grave errore se l’umiltà è assente. Ma poi c’è un tempo in cui l’orgoglio ha il suo posto, in cui l’orgoglio deve giocare un ruolo, in cui eleva una persona, o in cui la sostiene; e in quel momento una persona è perduta se segue il principio dell’umiltà. 

Quindi la cosa più importante non è il principio, è come utilizzare il principio. Quando diciamo a un compositore: “La musica che hai composto è meravigliosa”, e lui risponde: “Certamente lo è”, è come se tutta la sua composizione fosse diventata stonata; in un caso come questo avrebbe armonizzato la sua musica avendo umiltà. Ma quando una persona è spinta in modo molto insistente dai suoi amici ad andare a bere in un bar, il che potrebbe essere giusto per i suoi amici ma non per lei, se il suo orgoglio in quel momento l’aiutasse e dicesse: “Mi dispiace, non posso venire” sarebbe molto meglio dell’umiltà o del mostrare loro cortesia dicendo: “Verrò”. 

Lo stesso avviene con l’ottimismo e il pessimismo. Ci sono persone che ostinatamente si attengono all’ottimismo, e ci sono altri che pensano che sia saggio essere sempre pessimisti. Entrambi sbagliano. L’ottimismo ha la sua funzione e così anche il pessimismo. Se una persona considera ogni segno di sfortuna con pessimismo, forse sarà in grado di scongiurare una sventura imminente. Se ad esempio un giovane violinista, che ha tra il pubblico forse cinquanta persone che lui stesso sente che non lo apprezzano, è pessimista per quanto riguarda quel sentimento, col tempo scoprirà che tutti nel pubblico lo apprezzeranno. Ma se questo pessimismo si sviluppa troppo alla fine scoprirà che tutti nel pubblico sono contro di lui. 

Ci sono alcune cose riguardo alle quali dobbiamo essere pessimisti, e altre riguardo a cui dobbiamo essere ottimisti, ed entrambe sono necessarie nella vita. Se qualcuno dice: " Il tuo amico non è gentile con te, non ti ama, non è un vero amico per te", e noi manteniamo un atteggiamento incredulo verso questa critica, questa critica rimarrà negativa, e non avrà nessun effetto su di noi o sul nostro amico; mentre se ci crediamo, la nostra convinzione col tempo permetterà allo stesso attributo di manifestarsi nel nostro amico. 

Quando un uomo dice:" Sto andando a combattere, ma dubito che vinceremo", sarebbe meglio che non combattesse; ma chi nota tutti i segnali che mostrano che non può esserci vittoria e tuttavia sente che succederà, alla fine sicuramente vincerà. 

Avere un atteggiamento pessimista verso tutto ciò che non dovrebbe accadere e avere un atteggiamento ottimista verso tutto ciò che si desidera che accada, è una gran cosa. Molto spesso una persona, accecata dai fatti, fallisce miseramente a causa loro, e a volte la verità è nascosta dai fatti; ma dovrebbe piuttosto ignorare i fatti e attenersi al suo punto di vista ottimista. Il secondo atteggiamento è come stare nello spazio, e il primo è come strisciare sulla terra. In India c'è un detto che tutti gli indiani conoscono: "Se l'atteggiamento è giusto, allora tutto diventerà facile", e con giusto atteggiamento si intende il giusto atteggiamento verso la vita. 

C'è poi la questione della speranza e della rassegnazione. La rassegnazione è la qualità dei santi, e la speranza è la qualità dei maestri; ma in tutte le anime illuminate c'è un equilibrio. La rassegnazione preferibile è la rassegnazione al passato. Dovremmo essere rassegnati a tutto ciò che abbiamo sofferto, a tutto il dolore che abbiamo patito, a tutto ciò che è andato storto, a tutto ciò che abbiamo perso; ma non dovremmo mantenere questa rassegnazione per le cose del presente, perché il presente dovrebbe essere affrontato con speranza. Se si è speranzosi a volte si è in grado di cambiare la propria vita, mentre se si è rassegnati si permette alle condizioni di andare avanti per tutta la vita. 

Anche un attributo così grande e meraviglioso come la contentezza, che è il segno dei santi, a volte potrebbe rivelarsi svantaggioso nella propria vita. Quando una persona è contenta delle condizioni della sua vita questo influirà sul suo entusiasmo, e col tempo il suo entusiasmo si paralizzerà, mentre il suo cuore scontento sprigiona un entusiasmo che diventa una batteria che le consente di andare avanti. Sovente la contentezza si rivela un errore nella gente che potrebbe mostrare armonia, calma, pace, e gentilezza nella sua natura, ma che nello stesso tempo non va oltre. Ma anche con le cose che non possono essere migliorate, con le situazioni che non possono essere cambiate, con le condizioni che rimarranno sempre le stesse, si potrebbe essere contenti. 

Inoltre, se ci si è elevati al di sopra di certe cose nella vita ad esse non si attribuisce più alcuna importanza; essere contenti in quel caso è la contentezza dei saggi, dei sapienti. Ma se si desidera ottenere le cose che si considerano molto importanti per se stessi, non ci si dovrebbe accontentare, non si dovrebbe praticare la contentezza ma l'entusiasmo. Si dovrebbe lasciare che l'entusiasmo cresca in modo tale che la forza di volontà possa usare quell'entusiasmo per produrre i risultati da esso desiderati. 

Ci sono due tendenze diverse. C'è la persona che sente che deve fare qualcosa esteriormente, che deve concluderla; ma sebbene si impegni non ha speranza di successo. Può studiare per un esame o lavorare con le sue mani e con la testa, ma in fondo alla sua mente mantiene il pensiero che forse non avrà successo. 

Ho conosciuto una scrittrice che aveva questa tendenza. Aveva molto talento, e aveva tutte le probabilità di avere successo, ma questa tendenza alla sfortuna era così forte che ogni volta che scriveva qualcosa si chiedeva:" Sarà veramente accettato? Lo apprezzeranno veramente, mi chiedo?". Il suo primo pensiero era un rifiuto. E cosa accadeva? Finiva degli splendidi articoli, saggi e libri, ma quando venivano mandati a un editore non venivano mai accettati. Non era un errore del suo saggio o del suo articolo: era il suo atteggiamento. L'influenza che metteva in essi distruggeva tutto. 

Poi c'è un’altra tendenza, la tendenza di una persona che non concluderà nulla, che non farà nulla ma sarà soltanto speranzosa. Sarà anche delusa, perché è piena di speranza per nulla; spera che accadano cose meravigliose, ma non si muove, non lavora per ottenerle. 

Di questi due tipi di persone sembra che la prima abbia il corpo ma non la mente, e che l'altra abbia la mente ma non il corpo; a entrambe manca qualcosa. È l'equilibrio che produce risultati desiderabili: da un lato la speranza dall'altro la perseveranza. Poi ci sono anche alcuni che sono molto appassionati nella perseveranza ma nello stesso tempo non hanno nient'altro che la perseveranza. Sono esattamente come una macchina che può produrre o fare qualcosa; ma innanzitutto deve esserci un ingegnere per farla funzionare. La macchina non può funzionare da sola. Questo rende una persona molto dipendente. 

In conclusione, il giusto atteggiamento è mantenere un equilibrio tra ragione e speranza. Devono esserci i fatti, e insieme ai fatti deve esserci la volontà. La speranza dovrebbe avere le sue fondamenta su un terreno che è solido e forte; e se una persona che ha un atteggiamento speranzoso ha saldamente fatto affidamento sul terreno della ragione, senza dubbio raggiungerà il successo.

Gratitudine


La gratitudine nel carattere è come la fragranza nel fiore. Una persona in cui la gratitudine sia assente, per quanto istruita e qualificata nel lavoro della sua vita, è priva di quella bellezza di carattere che rende fragrante una personalità. 

Se rispondiamo ad ogni piccolo atto di gentilezza con riconoscenza, sviluppiamo nella nostra natura lo spirito di gratitudine; e imparando questo ci eleviamo allo stato in cui incominciamo ad essere consapevoli della bontà di Dio verso di noi, e per questo non possiamo mai essere abbastanza grati alla Sua compassione divina. 

Il grande poeta Sufi, Sa'di insegna che la gratitudine è il mezzo per attirare il favore, il perdono e la misericordia di Dio su di noi in cui si trova la salvezza della nostra anima. C'è molto nella vita per cui possiamo essere grati, nonostante tutte le difficoltà e i problemi della vita. 

Sa'di dice:" Il sole, la luna, la pioggia, le nubi son tutti impegnati a preparare il cibo per te. È davvero ingiusto se non lo apprezzi nella riconoscenza.” 

La bontà di Dio è qualcosa che non si può imparare a riconoscere immediatamente; occorre tempo per comprenderla. Ma i piccoli gesti di gentilezza che riceviamo da chi ci circonda possiamo riconoscerli, e possiamo essere grati se vogliamo esserlo. In questo modo l’uomo sviluppa gratitudine nella sua natura, e la esprime nei suoi pensieri, nelle sue parole, nelle sue azioni come una squisita forma di bellezza. Finché si pesa e si misura e si dice: “Quanto ho fatto per te” e “Quanto hai fatto per me”, “Come sono stato gentile con te” e “Come sei stato buono con me”, si spreca il proprio tempo discutendo su qualcosa che è inesprimibile a parole; inoltre, con ciò si chiude la fontana di bellezza che sgorga dalla profondità del proprio cuore. La prima lezione che possiamo imparare sul sentiero della riconoscenza è dimenticare completamente quello che facciamo per un altro, e ricordare soltanto quello che l’altra persona ha fatto per noi. Durante tutto il cammino sul sentiero spirituale la cosa essenziale da realizzare è dimenticare il nostro falso ego, affinché in questo modo possiamo arrivare un giorno alla realizzazione dell’Essere Che noi chiamiamo Dio. 

C’è una storia di uno schiavo di nome Ayaz, che fu condotto al cospetto del re con altri nove schiavi, e il re ne doveva scegliere uno che diventasse il suo inserviente personale. Il saggio re diede in mano a ognuno dei dieci schiavi un bicchiere e gli ordinò di rovesciarlo. Tutti obbedirono all’ordine. Poi il re chiese a ognuno di loro: “Perché hai fatto questa cosa?”. I primi nove risposero: “Perché sua Maestà me l’ha ordinato”; la pura verità nuda e cruda. Poi arrivò il decimo schiavo, Ayaz: “Perdono, sire, mi dispiace”, perché si era reso conto che il re sapeva già che era un suo ordine; e rispose: “Perché me lo avete detto voi”, nulla di nuovo venne detto al re. La bellezza di questa espressione incantò il re a tal punto che lo scelse come suo inserviente personale. Non trascorse molto tempo prima che Ayaz conquistasse la fiducia e la confidenza del re, che gli affidò la cura del suo tesoro in cui erano custoditi preziosi gioielli. Questo improvvisa carriera da schiavo a tesoriere del re, una posizione che molti invidiavano, creò molta gelosia. Non appena la gente seppe che Ayaz era diventato un favorito del re incominciarono a raccontare numerose storie su di lui per farlo cadere in disgrazia agli occhi del re. Una delle dicerie era che Ayaz andava ogni giorno nella stanza dove i gioielli erano chiusi in cassaforte, e che li rubava ogni giorno, un po’ alla volta. 

Il re rispose: “No, non posso credere a una cosa simile! Dovete dimostrarmelo”. Perciò chiamarono il re quando Ayaz entrò nella stanza, e lo fecero stare in un punto dove c’era un buco da cui guardare nella stanza. E il re vide quello che stava accadendo. Ayaz entrò nella stanza e aprì la porta della cassaforte. E cosa tolse da lì? I suoi vecchi, logori abiti che aveva indossato quando era uno schiavo. Li baciò, li premette sul suo viso, e li mise sul tavolo. C’era incenso che bruciava, e questo perché quello che stava facendo era qualcosa di sacro per lui. Allora indossò questi abiti, si guardò allo specchio, e disse, nel modo in cui si direbbe una preghiera: “Ascolta, Ayaz, guarda quello che eri prima, È il re che ti ha creato, che ti ha dato la responsabilità di questo tesoro. Perciò considera questo dovere come una fiducia molto sacra, e questo onore come un tuo privilegio, e come un segno dell’amore e della gentilezza del re. Sappi che non è il tuo valore che ti ha portato a questa posizione. Sappi che sono la sua grandezza d’animo, la sua bontà, la sua generosità che hanno trascurato i tuoi difetti e che ti hanno concesso questo rango e questa posizione con cui ora sei onorato. Non dimenticare mai, quindi, il tuo primo giorno, il giorno in cui sei arrivato in questa città; perché è il ricordo di quel giorno che ti farà restare al posto giusto.” Poi si tolse i vestiti e li mise nello stesso posto nella cassaforte, e uscì. Quando uscì cosa vide? Vide che il re davanti al quale si inchinò lo stava aspettando col desiderio di abbracciarlo; e il re gli disse: “Che lezione mi hai dato, Ayaz! Questa è la lezione che tutti dobbiamo imparare, qualunque sia la nostra posizione. Perché davanti a quel Re alla cui presenza tutti noi siamo servitori, nulla dovrebbe farci dimenticare l'impotenza nella quale siamo stati allevati e cresciuti, e che siamo stati creati, per comprendere e vivere una vita di gioia. La gente mi ha raccontato che tu rubavi gioielli dalla mia cassaforte, ma venendo qui ho scoperto che tu hai rubato il mio cuore.

Modi di pregare

Ci sono due modi di pregare, e il primo modo comprende tre tipi di preghiera. Una preghiera consiste nel rendere grazie a Dio per la Sua grande bontà, per tutto ciò che riceviamo nella nostra vita; è chiedere a Dio la Sua misericordia, la Sua benevolenza e il Suo perdono; è chiedere a Dio di esaudire i desideri e le richieste che abbiamo. Questo è il primo modo di pregare. Questa è la prima lezione che un uomo deve imparare. L’altro tipo di preghiera si può usare soltanto quando un uomo evolve. Ringraziando Dio per tutto ciò che ci ha dato, sviluppiamo la vera gratitudine che l’uomo di solito dimentica. Se solo potessimo riflettere su quante cose ci sono nella nostra vita per le quali dovremmo essere grati e riconoscenti! Ma non ci pensiamo quasi mai. Pensiamo spesso a quello che non abbiamo ottenuto,e quindi restiamo sempre infelici, quando potremmo esser grati di avere qualche soldo in tasca. E invece pensiamo che dovremmo averne di più! La conseguenza è che l’uomo dimentica di sviluppare una natura riconoscente; è ingrato verso tutti e quindi, qualunque cosa si faccia per lui, è ancora ingrato. 

Lo stesso accade con tutte le agitazioni e le lotte che ci sono nel mondo. E’ la sua noncuranza per tutto quello che è stato fatto per lui che espande l’ingratitudine. Se si dimentica di pregare per ringraziare Dio come può ringraziare un uomo? Che peccato che la bella abitudine di ringraziare prima di condividere il pasto sia scomparsa! Questa abitudine non si trova più nelle tavole alla moda ma solo nelle case dove la moda non viene seguita; perché quando la moda arriva, le cose che sono di aiuto morale e spirituale, vengono dimenticate. Ma che meraviglioso pensiero dire grazie anche prima di un umile pasto! Quando si è reso grazie a Dio, anche un semplice pasto diventa delizioso per merito di questo sentimento di gratitudine, il sentimento che quel pasto è un dono che ci è stato concesso. Quando Sa’adi stava viaggiando verso la Persia, coi piedi doloranti perché doveva camminare a piedi nudi sotto il sole cocente, camminare era talmente doloroso che pensò: “ Non può esserci nessuno al mondo infelice e miserabile come lo sono io”. Ma non passarono due minuti che incontrò una persona che non poteva usare entrambi i piedi per cui si trascinava per terra procedendo soltanto con grande difficoltà. Questo fece sì che nel cuore di Sa’adi nascesse una preghiera, e si sentì grato di non essere afflitto in tal modo. Pensò: “ Anche se non ho scarpe, i miei piedi sono almeno sani e forti”. 

Quando siamo ciechi alla bontà, alla gentilezza, alla comprensione, ai servigi e all’aiuto che ci offrono i nostri simili ci sentiamo scontenti. C’è così tanto da vedere nelle nostre vite da suscitare un sentimento di gratitudine. 

La gratitudine ha anche un significato mistico. Una persona che è sempre piena di risentimento ha ancora più bisogno di pregare. Se pregherà preparerà le influenze che rimuoveranno l’infelicità e lo squallore nella sua mente, perché tutta questa infelicità è creata dalla sua mente quando è risentita e rancorosa. La persone che sono grate e contente, che apprezzano tutto ciò che accade loro nella vita, sviluppano un sentimento di bontà. Più sappiamo apprezzare, più grati diventiamo e più riceviamo. La gratitudine e l’apprezzamento inevitabilmente attirano su di noi quel che ci piace di più. 

Tutto ciò che diamo viene dato anche a noi. Ma anche lamentarsi e provare rancore attira su di noi ciò che ci piace. Se una persona a cui diamo una ricompensa o un dono lo riceve malvolentieri e lamentandosi, le daremo di più? E allora, il fatto che non le daremo di più, le darà ancor più motivo di lamentarsene. Invece la persona che è contenta, grata e che apprezza quello che si è fatto per lei, pensate che sia molto brava. Vederla felice, riconoscente e contenta procura una tale emozione e felicità che vi incoraggia a fare di più, e incoraggia anche gli altri a fare del bene.

Carattere e destino (seconda parte)

È una cosa meravigliosa che tutto ciò che possediamo in materia di carattere lo trasferiamo non soltanto a chi ci circonda, ma anche agli animali e agli uccelli, come agli animali da compagnia in casa. Se potessimo vedere esattamente fino a che punto il nostro carattere agisce su chi ci circonda saremmo sorpresi, l’effetto è molto grande. Secondo la scienza vediamo che la legge di attrazione è tale che essa attira sempre lo stesso elemento. Se emaniamo bontà, non possiamo ricevere nient’altro che bontà; e anche coloro che non hanno questo elemento sanno che è di Dio. Tutti gli attributi e tutta la bontà che sono nello spirito originario di Dio sono anche nello spirito dell’uomo. Per quanto cattivo un uomo possa essere, per quanto senza regole, per quanto degenerato, se siamo l’esatto opposto il nostro potere sarà più grande del suo; il suo potere non avrà nessuna influenza su di noi. Il potere della bontà vince la cattiveria. La cattiveria è debolezza; la bontà è forza. 

Un uomo che ha l’abitudine di perdere le staffe non può controllare un’altra persona con lo stesso carattere impulsivo, perché ha lui stesso quella debolezza. Quindi anche l’altra persona perde il controllo. Se un uomo ha controllo su se stesso, sorriderà e sarà paziente anche se è esposto a eccessi di rabbia mille volte. Aspetterà soltanto. Chi ha controllo spirituale ha un grande controllo; ma chi non ce l’ha non può controllare gli eventi spirituali o fisici. Non può controllare i propri figli o figlie, perché non ascolta mai se stesso per primo. Se si ascoltasse, non solo le persone ma anche gli oggetti lo ascolterebbero. Il sé non guiderà mai a meno che non gli permettiamo di farlo. Andiamo sempre fuori strada quando non siamo guidati dal sé intuitivo. Quando abbiamo frustrato la nostra intuizione segue sempre confusione, e quando il controllo è stato perso arriva sempre il fallimento. 

La debolezza di una persona deteriora i suoi affari, perché tutte le sfere diverse in cui si trovano i suoi affari, famiglia, vita quotidiana, commercio, professione, industria e così via, sono tutti influenzati da ogni mancanza nel suo carattere. Non pensate che una persona con una posizione elevata sia sempre un carattere ideale; sarebbe arrivata a una posizione dieci volte più alta se il suo carattere l’avesse aiutata. 

È il carattere il nostro maestro. Non abbiamo bisogno di parlare alle persone riguardo all’essere virtuosi, gentili, corretti, perché la nostra stessa correttezza è sufficiente a renderli tali; la nostra bontà è sufficiente a rendere buono chi ci circonda. Le persone cercano sempre il potere e il dominio psichico, quando è sempre dentro di loro. Il nostro sé è il più grande nemico che abbiamo. Il cavallo vuole andare dove il suo cavaliere non va; è il sé che non ci ascolterà e non agirà secondo il nostro volere. Non è quello che un’altra persona dice, o che un prete dice, o che la Chiesa dice; il grande maestro è sia dentro che fuori di noi. Se siamo disposti ad essere guidati, tutto può insegnarci una lezione. Se vogliamo vedere il vantaggio della sobrietà, lo vedremo tra le persone sobrie; se vogliamo vedere gli svantaggi della mancanza di sobrietà, li vedremo tra le persone che non sono sobrie; se vogliamo vedere il vantaggio della guida, lo vedremo tra coloro che vengono guidati. È tutta una questione di esperienza e di studio; e la nostra guida verso il nostro vero ideale non mancherà mai di guidarci nel modo giusto. 

Dovremmo fare tutto ciò che desideriamo che gli altri facciano a noi; e non dovremmo fare agli altri soltanto quello che piace a noi, anche se non lo vogliono più. Tutto ciò che ci aspettiamo dal mondo lo desideriamo per noi stessi. Ma se agissimo diversamente, diventeremmo grandi personalità nel mondo; invece di essere esempi di egoismo faremmo del nostro meglio nei nostri rapporti coi nostri parenti più prossimi, coi figli e con gli amici. 

La vita in generale è come una pianta con le spine. Ovunque vogliamo aggrapparci, là troviamo una spina. Più i nostri occhi sono aperti, più, ovunque mettiamo la mano, troviamo spine, le spine dell’egoismo; perché ogni ego vuole ciò che è meglio per sé e non è pronto a dare. Tuttavia se tentassimo per curiosità di diventare una rosa invece che una spina, renderemmo la nostra vita degna di essere vissuta. Quando incominciamo a vedere le nostre colpe, allora vediamo quanto ancora dovremmo essere degni del nome di esseri umani. Ghalib ha detto: “Per un uomo anche diventare un uomo è la più difficile di tutte le altre difficoltà nella vita”. 

Un giorno un madzub (che è un uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla realizzazione spirituale, vivendo sempre lontano dalla folla che lo considera un pazzo) stava arrivando da un lato della piazza del mercato quando incontrò un altro madzub che arrivava dal lato opposto. Fecero un piccolo inchino l’uno all’altro. E vedere due pazzi salutarsi in questo modo sorprese un passante. Che fratellanza c’è tra due persone folli, pensò. Si recò allora nel luogo dove uno dei due madzub viveva. E si sedette là aspettando a lungo finché il madzub non gli facesse la cortesia di dargli una spiegazione. Alla fine lo stato d’animo del madzub divenne tale da parlare con lui; mise la sua mano sulla testa di quest’uomo, dicendo: “Figlio mio, va nel bazar, e guarda; poi ritorna e dimmi cosa vedi”. Allora l’uomo ritornò in città, guardò la folla, e ritornò pieno di stupore. Era sconcertato oltre ogni dire, e disse: “Ogni volto che vedo ha le sembianze di un animale; non sono riuscito a vedere un solo volto umano in tutta la città, tranne quello dell’uomo a cui ti sei inchinato, e quello del tuo santo sé, solo questi due!” 

Non significa che i volti erano cambiati; non significa che i lineamenti erano diventati diversi. Significa che l’abito di umanità, l’apparenza degli esseri umani, non basta. Se possiamo distinguerci dagli altri esseri, è solo nelle cose che gli animali non fanno che l’uomo può essere diverso da loro. Se si tratta di mangiare, non mangiano entrambi? Entrambi dormono; entrambi cercano comodità. L’uomo fa tutte le cose che fanno gli animali; l’uomo può solo essere superiore agli animali in tutte le cose che loro non fanno. E quali sono queste cose? Costruire case? Gli uccelli lo fanno. La capacità di lottare? Animali e uccelli lottano. Mostrare arte e destrezza? Gli animali possono mostrare queste cose: pensiamo al ragno e come tesse la sua tela; è stupefacente. 

L’uomo è stato creato perché potesse superare quello che gli animali non hanno superato. E che cos’è? È l’ego. È l’ego che lo rende egoista, che lo spinge ad avere la meglio sul suo prossimo. Questa è la sola vera causa di tutti i problemi della vita, di tutta l’inquietudine, di tutto ciò che patiamo, di tutto il male che ci arriva. Il grande nemico è l’ego, l’egoismo, che si manifesta nel marito, nella moglie, nel figlio, nella figlia, nell’amico, nel vicino, nel dipendente. Vedendo come l’egoismo dell’uomo tormenta il mondo, la più grande necessità è capire che nessuno è meglio di qualcun altro, e che nessuno può a buon diritto pensare o immaginare che può essere migliore di qualcun altro, o più utile ai figli, alla famiglia o a chi lo circonda finché quest’unica cosa non sia realizzata: la soppressione dell’ego, dell’egoismo. Non lottiamo forse l’uno contro l’altro ingiustamente, tutto a causa della vanità? Diciamo: “Questo è il mio pensiero, questo è mio”. L’io è tale che tutto ciò che non è io è sbagliato; quello che ho nessuno lo toccherà. È questa la sola cosa contro cui ci ammoniscono tutti i maestri religiosi. 

Molte persone pensano che sia estremamente necessario rimanere aggrappati al sé e all’interesse personale. Tuttavia anche se l’uomo è diverso dagli animali, assomiglia a loro in questo che dove ci sono due cani e uno ha un osso davanti a sé, non vuole che l’altro cane tocchi il suo osso. Anche se è sazio e non ha bisogno dell’osso tuttavia non vuole che l’altro cane si avvicini e lo tocchi. “Questo è il mio osso”, pensa, “Io lo avrò”. E finché l’altro cane è spaventato va tutto bene. Ma se l’altro cane è più grosso, arriverà e prenderà l’osso, e morderà anche il primo cane. Questa è l’immagine della vita. Tuttavia vediamo che in simili circostanze un uomo dirà dell’altro: “Oh, era così buono. Sono andato da lui all’ora di pranzo e ed è stato così gentile da chiedermi di pranzare con lui”. Questo è il pranzo di un uomo; l’altro era il pranzo di un cane. È questo dove un uomo dovrebbe essere diverso da un animale. Un animale non riconoscerà sua madre, o suo padre, o il luogo di nascita, ma l’uomo lo farà. Dopo essere cresciuto rifletterà: “Mia madre si è presa cura di me quando ero piccolo ed è stata tanto premurosa con me; e ora è anziana, perciò farò tutto ciò che è in mio potere per lei”. Si dilungherà su tutto il rispetto che può mostrarle, e su quanto ne sia meritevole. Dimostra subito di essere un uomo; l’animale non agisce in questo modo. Quindi, nel caso in cui un uomo si comporti come un animale, non si prende cura di coloro che hanno fatto tutto ciò che potevano per lui nella sua giovinezza, mostra la sua mancanza di umanità. La dimenticanza e la mancanza di riconoscimento della cura concessa durante l’infanzia sono caratteristiche dell’animale. 

Anche gli angeli si inchinano a Cristo, e Cristo è l’uomo ideale. Gli angeli si inchinano all’uomo ideale. Anche quando sta qui giù sulla terra, è più alto del cielo e degli angeli, se solo riesce ad essere un uomo, se solo esibisce umanità. Cristo ha detto: “Voi siete il sale della terra, e se il sale perdesse il suo sapore, con che cosa sarà salato?”. Questo spiega che l’uomo è la manifestazione ideale, superiore al minerale, al vegetale, all’animale, e agli altri regni, e superiore persino agli angeli. Se perde il senso di umanità, chi verrà a insegnarglielo? È lui il solo che è in grado di insegnare. 

L’uomo è il padre dell’umanità. Se il padre perde la strada, dove andranno i figli? Quanto si dipende dalla generazione precedente? È per questo che ci aspettiamo sempre prosperità, successo, e il futuro della nazione, del paese, della razza o della famiglia. Il vero benessere da ricercare non è quello di avere molto denaro in banca, avere costruito molte case, avere una determinata istruzione all’università; il vantaggio per il futuro è avere una guida. I genitori dovrebbero pensare al benessere del figlio addirittura prima che nasca. Il bambino mostrerà quello che ha ereditato; ma come sono pochi i genitori che ci pensano! 

La nostra tranquillità, la nostra pace, la nostra armonia, la nostra tendenza verso tutte le azioni e le cose belle sono la ricchezza che possiamo tenere in serbo per un figlio. I genitori dovrebbero sapere quali influenze psicologiche possono trasmettere ai loro figli. Il padre e la madre sono proprio come il pianeta che controlla le anime e gli spiriti di questo pianeta; ma loro sono un pianeta vivente, la loro influenza è molto più grande sui loro figli.

Carattere e destino (prima parte)

Quando una persona sente che viene esercitata un’influenza sul destino dal carattere, immediatamente si chiede fino a che punto questo può essere vero per quanto riguarda coloro che sono benestanti e in situazioni favorevoli. Non osa pensare che il livello del loro rango e della loro ricchezza possa essere stato raggiunto grazie a un buon carattere e ai suoi effetti.

Questo è il primo ostacolo che l’uomo incontra. Quando incomincia a idealizzare o ammirare un carattere, ha il suo beneficio pratico davanti agli occhi. E quando si chiede: “Otterrò qualcosa da un punto di vista pratico?”, la beatitudine celeste non viene considerata. La prima cosa a cui pensa è il suo destino: “Se solo potessi avere fortuna!”. Se ottiene tutto ciò che vuole avendo un buon carattere, è subito disturbato dalla delusione di scoprire che i fatti reali non concordano. Se è nel mondo degli affari, ad esempio, sicuramente è la diligenza costante che porta successo, e non il carattere personale.

Se riteniamo che la buona fortuna consista nel raggiungimento di un potere mondano, o della ricchezza, o di una posizione sociale, questa sarebbe la fortuna più povera. Per quanto elevata una persona sia nel rango, per quanto grande sia la ricchezza che possiede, e qualunque posizione occupi nella vita, queste cose non hanno nulla a che fare con la sua felicità e la soddisfazione della sua mente. È il destino che ha a che fare con la felicità e la soddisfazione.

Anche se una persona vive in un palazzo, il suo cuore potrebbe ancora essere nel tormento da mattina a sera. Questo godimento è un buon destino? Ha migliaia di difficoltà; i suoi stessi desideri sono i suoi nemici. Questa è buona fortuna? La felicità può esistere in una casetta di campagna. Tuttavia chi soffre per la mancanza di denaro dice: “Che fortuna ha un uomo ricco!” Ma il ricco dice a se stesso: “Tutto ciò che vogliono è avere quello che possono da me. Stanno aspettando che io chiuda gli occhi per poter ereditare quello che possiedo. Molte menti lavorano costantemente contro di me”. E la salute è buona fortuna? L’uomo sano è anche il possessore di una mente tranquilla? Il suo cuore è appagato?

Ma se la buona fortuna non è costituita da queste cose, allora queste cose sono desiderabili? Sicuramente sono desiderabili; ma possiamo dire che sono la sola buona fortuna che possiamo raggiungere? Possiamo dire che sono le sole cose che possono soddisfare il nostro bisogno nella vita? È solo quando ci mancano ricchezza e salute che diciamo che la buona fortuna si trova in esse. Tuttavia quando le otteniamo scopriamo che non siamo ancora soddisfatti. Quindi deve esserci qualcos’altro che costituisce la buona fortuna. Non è essere molto religiosi o pii. Consiste nella realizzazione di quello che vogliamo, di quello che desideriamo, e di quello che scegliamo di avere. Cosa desideriamo? Tutte le cose che ci sembrano migliori in base alla nostra evoluzione; pensiamo di desiderare e di voler avere queste cose e riteniamo che siano una buona fortuna. Ma quando si tratta di dar via queste cose, non siamo disposti a farlo. Tutto il segreto della vita sta lì. Se soltanto potessimo comprendere il fatto che siamo noi che dobbiamo dare agli altri quello che ci aspettiamo che loro diano a noi. A noi piace essere in compagnia di una persona buona o calma, e il nostro desiderio è avere a che fare con una persona simile; nel nostro lavoro, negli affari pensiamo sempre: “Se potessi avere a che fare con una persona corretta, onesta e affidabile!”. Ma quando noi siamo messi alla prova, quando si tratta di essere corretti noi stessi, falliamo miseramente. Quando gli altri si aspettano che li trattiamo bene, onestamente e gentilmente, che siamo stabili e affidabili, dimentichiamo che siamo noi a dover mostrare queste caratteristiche. Pensiamo così tanto ai nostri desideri che dimentichiamo quello che dovremmo fare noi per gli altri.

Il veggente, quindi, insegna che tutte le cose che desideriamo e che riteniamo belle, dovremmo produrle dentro noi stessi invece di aspettarcele dagli altri. Che compito è questo! Che grande autosufficienza ci sarebbe se ogni paese producesse sempre da sé quello che cerca dagli altri; che vita indipendente sarebbe produrre dentro noi stessi quello che ci aspettiamo di ottenere dagli altri! Invece di dipendere da loro per qualcosa potremmo darlo noi stessi, sperimenteremmo la gioia di dare, la gioia di essere gentili con gli altri.

Che gioia e che libertà scopriremmo nell’essere gentili con un altro. Per quanto naturale possa essere avere qualcuno che ci ama e ci ammira, non siamo dipendenti? La moglie è dipendente dall’amore del marito; l’amico è dipendente dall’amore dell’amico. Mentre nell’altro caso saremmo liberi e indipendenti; perché la nostra gioia sarebbe nell’amore stesso, e non nella persona. Dovremmo godere la vita facendo gentilezze agli altri. Ricevere gentilezza dagli altri induce soltanto chi riceve ad aspettarsi di più. Continua a dire: “Lo sta facendo a suo vantaggio; non pensa a me; mi incolpa; non mi ha aiutato; non si è comportato correttamente con me”. La sua vita diventa piena di rancore perché si aspetta da tutti tutto il bene che vuole, e non sa che dovrebbe averlo tutto in sé stesso; che dovrebbe diventare indipendente. Qui si trova il segreto del carattere.