Aforisma del giorno

Quando il fiume d’amore scorre nel pieno della sua forza, purifica tutto quello che si trova sulla sua strada, come il Gange - secondo l’insegnamento degli antichi - purifica tutti coloro che si immergono nelle sue acque sacre.

Bowl of Saki, 30 Settembre, Hazrat Inayat Khan.

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Il Gruppo di Studio si propone di approfondire la conoscenza del Messaggio Sufi d'Amore , Armonia e Bellezza di Hazrat Inayat Khan in stretta, fraterna, costante collaborazione con the The Sufi Message -USA e l'amorevole guida di MURSHIDA NURIA STEPHANIE SABATO

Il Gruppo si occupa anche di pubblicare traduzioni italiane autorizzate di testi di Hazrat Inayat Khan italiano. Nella speranza che questo Messaggio di Libertà Spirituale porti consapevolezza nuova e viva alle nostre esistenze umane.
Chi fosse interessato ad approfondire e conoscere le attività del Movimento Sufi in italia contatti Ameena M.Grazia Fumagalli (Responsabile Nazionale Italia)

LA COPPA DI SAKILA VITA INTERIORE L'UNITA' DEGLI IDEALI RELIGIOSIMISTICISMO SUFILO ZIKAR CANTATO GENTILEMEMORANDAPREGHIERE SUFI

Spiritualità ( II parte)

“A parte il fatto di realizzare delle cose, per un uomo essere un uomo è la cosa più difficile”. Significa che per un essere umano è la più grande difficoltà. Nasce essere umano; tuttavia la prima cosa che dovrebbe essere è quello che non è, è tutt’altro che un essere umano. È disposto ad essere un avvocato, un medico, un professore, ma non un essere umano – che è la cosa a cui pensa di meno, e perlopiù non ci pensa affatto. La gente oggi afferma che ci sia una grande tendenza nel mondo a scoprire la verità spirituale, che ci sia un risveglio spirituale interiore. Sì, lo ammetto, ma che direzione prende? Spesso prende direzioni sbagliate. Questi cercatori della verità spesso pensano che il modo migliore di scoprire la fede nello spirito e nell’aldilà sia la medianità: diventare loro stessi dei medium, o andare da un medium e – quando hanno trovato la prova – comunicare coi morti. Allora pensano di aver trovato la prova dello spirituale. Distruggono il loro sistema nervoso, molti vanno fuori equilibrio. In tal modo la strada che dovrebbe condurre alla spiritualità porta alla distruzione.

Ci sono altri che desiderano andare in cerca dello spirituale nello stesso modo in cui una persona va in un’università o in una scuola secondaria. Pensano: “Se c’è qualcosa come la realizzazione spirituale un libro ce ne parlerà”. Se vanno in una biblioteca e leggono per tutta la loro vita tutti i libri che ci sono, non possono raggiungere la spiritualità, perché non viene dai libri. Leggere a volte aiuta a risvegliarsi; tuttavia non tutti sanno come leggere. Quello che accade oggi è che ci sono migliaia e migliaia di persone che leggono un libro, poi un altro e un altro ancora, finché la loro mente è così confusa che non sanno a cosa credere e a cosa non credere. Tra loro ci sono molti che pensano che la via migliore sia la via intellettuale. Ma che cosa è intellettuale? Leggere è veramente intellettuale? Tutti i libri sono uguali? Sovente confondono una persona. Molto spesso i libri con dieci errori nella stessa riga confondono così tanto la mente di una persona che non sa dove sia. 

Spesso la gente viene da me e mi dice – per aiutarmi – di avere fiducia in loro, perché per dieci anni hanno letto i miei libri. Invece di avere fiducia devo guidarli sul sentiero e cancellare quello che hanno imparato prima. Forse non vogliono cancellare; pensano che hanno acquisito questa conoscenza leggendo cento libri. Che cos’è la conoscenza? È spirituale? 

Inoltre, spesso la ricerca spirituale dà loro l’idea che ci siano maestri, mahatma, santi nell’Himalaya, nelle grotte sulle montagne. Non pensano mai che una simile persona possa essere tra la folla. A loro interessa di più quando è in un luogo dove nessuno può raggiungerla. Pensano che non possa essere in un ristorante a consumare il suo pranzo; deve essere in una grotta sulle montagne. Immaginate! Perché questo mondo è stato creato? Perché siamo nati in questo mondo, in mezzo a questo mondo, se questo mondo non fosse una scuola per sviluppare l’anima e arrivare allo stadio che è lo scopo della vita? l’uomo ha perso fiducia nei suoi simili. Si aspetta spiritualità dai morti, dagli alberi – non dagli uomini. Non ha fiducia nei suoi fratelli. 

Altre persone sono interessate al significato della simbologia: questo simbolo particolare significa questo, un altro dà una grande rivelazione, un altro è un grande mistero. Dove si può trovare la spiritualità? Non è nel cuore dell’uomo? Invece che nel proprio cuore, la gente vuole guardare in diversi luoghi, o in certi simboli. Sì, i simboli la esprimono, ma il modo diretto è dentro se stessi. 

Ho avuto un’esperienza divertente un giorno. Viaggiando in Inghilterra vicino a Bournemouth fui condotto in un luogo in cui dicevano che avrei dovuto parlare. L’uomo che mi condusse là disse: “Ora qui in questo angolo – lei può sentire che qui è il segreto”. Immaginate, la spiritualità era in quel luogo, non nell’uomo! 

Coloro che fanno della spiritualità la loro professione approfittano dell’ignoranza della gente. Vanno incontro alle loro esigenze, li nutrono, dicono ad ogni persona: “Sei un medium”. Così coloro che ne fanno una professione dicono a tutti: “Vieni. Sii più stravagante, più fantasioso, più superstizioso”. Alimentano la curiosità. Questo porta da qualche parte? In questo modo la gente si perde e non sarà mai spirituale. Questo si può trovare ovunque. 

Ora arriviamo all’argomento vero e proprio, la differenza tra spirito e materia: una volta un giovane italiano che non credeva in Dio o nell’anima, stava viaggiando con me sulla stessa nave, e pensò che forse ero un prete. Chiese: “Crede in qualcosa?”. “Sì”, risposi. “Qual è il suo credo?”. Risposi: “Non si può dire”. Poiché era antagonistico disse: “Io non credo in niente. Se c’è qualcosa in cui credo è nella materia eterna”. Replicai: “Il mio credo non è lontano dal tuo. Quello che tu chiami materia eterna io lo chiamo spirito eterno. Quello che hai chiamato materia io l’ho chiamato spirito”. 

È una disputa sulle parole, la comprensione è la stessa. La differenza è venuta dalla discussione sulle parole. Ciò che è spirito è materia fine e ciò che è materia è spirito denso. In altre parole, ci sono due nomi e c’è un unico soggetto: che lo si chiami acqua, che lo si chiami neve. Quando è cristallizzato è neve, e se non vi piace chiamarlo acqua, chiamatelo neve. Se volete distinguere potete chiamarlo con due nomi, a questo non c’è obiezione, è una questione di scelta. Se scegliete che non c’è materia, come afferma anche la Scienza Cristiana, allora la materia è in ogni caso spirito. E se scegliete di chiamare la materia spirito, allora lo spirito è in ogni caso materia. Se dite entrambe le cose è anche questo in ogni caso giusto. La verità sta nella comprensione, non nell’espressione. Le persone hanno consolidato la loro verità, l’hanno insegnata e hanno lottato e non sono arrivati a nulla. Spesso coloro che non comprendono un argomento discutono perché vogliono conoscerlo, ma non vogliono conoscerlo onestamente. Il loro modo è discutere: allora conoscono anche l’idea dell’altro. Si oppongono all’altro per sentire cosa ha da dire; è una specie di furto. Hanno sete di discussione. Chi non capirà non capirà mai, per quanto sia vero. A chi comprende – parlategliene e capirà. È una questione di evoluzione. 

Inoltre, in tutti c’è una tendenza a pensare: “L’altro deve guardare le cose come le guardo io. Che sia un amico, che sia una moglie, un marito, un fratello, una sorella, o un compagno, devono capire le cose come le capisco io”. Ma questo è impossibile. Può essere che siano in fasi diverse di evoluzione, non possono capire. Lasciateli in pace! Per alcuni dormire è un bene, per altri è bene svegliarsi. Non è una virtù svegliare tutti; è un grandissimo crimine svegliare chi deve dormire. Rendere tutti spirituali non è una giusta missione. La cosa migliore è aiutare una persona ovunque essa sia e non cercare di portarla a un certo tono. Accadrà naturalmente; metterla sulla strada giusta è sufficiente. Spesso le persone che si interessano di spiritualità la raccomandano vivamente alle persone che le circondano. Sbagliano; quelli a cui la raccomandano a volte sono più spirituali. L’uomo è un grande mistero e noi ne sappiamo così poco. 

Ho viaggiato in India per nove anni alla ricerca di illuminati, i saggi viventi dell’Oriente. Sareste sorpresi di sapere come varie anime illuminate vivono sotto la parvenza di una persona comune, così che nessuno può mai distinguerli come diversi dagli altri. Molti di loro si comportano nello stesso modo in cui si comportano tutti, rimanendo seduti negli stessi posti, dicendo la stessa cosa che tutti gli altri direbbero; non ostentano alcuna differenza nell’aspetto esteriore, nel modo di parlare o nelle affermazioni. Al contempo – se poteste vedere dietro questi grandi esseri – sono diversi dagli altri come il cielo è diverso dalla terra. 

Vi racconterò qualcosa del mio maestro. Una volta incontrai un uomo colto, un dottore di filosofia con moltissime lauree. Gli parlai del lato più profondo della vita e si interessò a me a tal punto che fu molto impressionato da me. Perciò pensai: “Se dovessi parlargli del mio maestro, quanto sarebbe più interessante per lui. Se io ho prodotto una tale impressione su quest’uomo, quanto più interessante sarebbe il mio maestro per lui, e quanto apprezzerebbe il mio maestro”, e gli dissi: “C’è un uomo meraviglioso in questa città, non ha paragoni nel mondo intero”. “Sì”, disse lui, “ci sono persone simili? Mi piacerebbe molto incontrarlo. Dove vive?”. Gli dissi nella tal parte della città. Lui disse: “Anch’io vivo lì. Dov’è casa sua? Conosco tutti lì. Come si chiama?” così glielo dissi e lui disse: “Conosco quest’uomo da vent’anni, e lei me ne sta parlando!”. Pensai: “In cent’anni lui non sarebbe stato in grado di conoscerlo”. Non era pronto a conoscerlo. 

Se le persone non sono abbastanza evolute non possono apprezzare le persone, non possono comprenderle, non possono capire le grandi anime. Siedono con loro, parlano con loro, c’è un contatto per tutta la vita, ma non vedono. Un’altra persona in un attimo, se è pronta a comprendere, ne trae beneficio. Immaginate, quell’uomo istruito conosceva il mio maestro da vent’anni e non lo conosceva. Io l’ho visto una volta, e sono diventato suo discepolo per sempre. Si potrebbe chiedere: “Quell’uomo non era istruito, non era un intellettuale?”. Sì, lo era. Allora cosa mancava? Vide il mio maestro con il cervello, io lo vidi col mio cuore. Le persone cercano la spiritualità col cervello: è qui che sbagliano. La spiritualità si raggiunge tramite il cuore. 

(II parte)

Gatheka n. 3, Il Sentiero dell'Iniziazione

Il vero senso della parola “iniziazione” è nel significato stesso di questa parola. Iniziazione significa “prendere un’iniziativa” in una direzione che in genere non è compresa dagli altri. Quindi, l’iniziazione ha bisogno di coraggio e di una tendenza a progredire spiritualmente, anche se non sembra essere la via di tutti nella vita.
Quindi il primo dovere di un mureed è di non lasciarsi scuotere nella fede da un’influenza opposta o da qualcosa che qualcuno dice contro il cammino che si è iniziato. Non si deve permettere a nessuno di scoraggiarci. Il mureed deve essere così saldo nel suo cammino che se il mondo intero dicesse: “È una via sbagliata”, il mureed risponderebbe: “È la via giusta”. E se qualcuno dicesse che ci vorranno mille anni o forse più, il mureed deve essere in grado di dire: “Se ci vorranno mille anni, avrò la pazienza di portare a termine il percorso”. 

In questo sentiero coraggio, fermezza e pazienza sono le cose più necessarie, ma oltre a queste, la fiducia nel maestro dalle cui mani è stata ricevuta l’iniziazione e la comprensione del concetto di disciplina. In Oriente dove da migliaia di anni il sentiero della disciplina è stato compreso, queste cose sono considerate le più importanti e ben accette dalle mani del maestro; a tal punto comprendono la disciplina e la fiducia nel maestro. Sono davvero poche le persone nel mondo che conoscono la fiducia! Quel che è necessario non è fidarsi di un altro, neanche del maestro, ma di se stessi. Chi non ha sperimentato nella sua vita come avere fiducia nell’altro non è in grado di avere pienamente fiducia in se stesso. Il potere più grande al mondo è la massima fiducia. La mancanza di fiducia è debolezza. Anche se avete perso dando fiducia, il vostro potere è più grande di quanto non sarebbe se aveste forse vinto senza sviluppare fiducia.

Poi sul sentiero è necessaria anche la pazienza. Forse vi sorprenderà se dico che dopo la mia iniziazione nell’Ordine Sufi, dopo essermi recato per sei mesi ininterrottamente alla presenza del mio Murshid, una sola volta dopo sei mesi disse una parola sul tema del Sufismo. E vi divertirà ancor più sapere che non appena io estrassi il mio quaderno per gli appunti, passò ad un altro argomento; era tutto finito. Una frase dopo sei mesi. Qualcuno potrebbe pensare che stare seduto sei mesi davanti al proprio maestro senza nessun insegnamento sia un lungo periodo di tempo. Ma, amici, non si tratta di parole, è qualcos’altro. Se le parole bastassero, ci sono librerie piene di testi sull’occultismo e il misticismo. È la vita stessa; è il vivere. Coloro che vivono la vita dell’iniziazione vivono, e rendono vivi gli altri che vengono in contatto con loro. Ricordate quindi che nell’Ordine Sufi siete iniziati non per studiare, ma per comprendere e fare quello che il vero discepolato intende.

Quanto al tema disciplina, chiunque sia privo del senso di disciplina è privo del potere dell’auto-disciplina. È il soldato che può diventare un buon capitano. Nei tempi antichi, i re avevano l’usanza di far fare il soldato ai principi perché imparassero cosa significa disciplina. Il sentiero dell’iniziazione è l’addestramento dell’ego, e nel cammino del discepolato si impara l’auto-disciplina.

Ora sorge un'altra domanda: “Cosa pensare del sentiero dell’iniziazione? Quale dev’essere la nostra meta, cosa dobbiamo aspettarci? Dobbiamo aspettarci di essere buoni, sani, magnetici, potenti, di sviluppare poteri psichici o chiaroveggenti? Non è necessario che siate nulla di tutto ciò, tuttavia coltiverete tutte queste cose naturalmente, ma non vi sforzerete di ottenerle.

Supponete che sviluppiate potere, e non sappiate come usarlo, il risultato sarà disastroso.

Supponete di sviluppare magnetismo e che con questo potere di attirare tutti, buoni e cattivi; allora sarà difficile sbarazzarvi di quello che avete attirato con il vostro potere. O che siate molto buoni, così buoni che chiunque per voi è cattivo, troppo buoni per vivere nel mondo, diventerete un peso per voi stessi. Queste cose non devono essere cercate con l’iniziazione. Lo scopo è trovare Dio dentro voi stessi, immergervi in profondità dentro voi stessi, così che possiate essere in grado di raggiungere l’unità dell’Intero Essere. È per questo fine che lavorate con il potere dell’iniziazione e affinché dall’interno possiate ottenere tutta l’ispirazione e le benedizioni nella vostra vita.

A questo scopo due cose sono necessarie: una cosa è fare gli esercizi che vi vengono assegnati regolarmente, col cuore e con l’anima. La seconda è che gli studi che vi vengono dati non dovrebbero essere considerati soltanto una semplice lettura, ma dovreste ponderare ogni parola. Più vi rifletterete, più avrà l’effetto di aprirvi il cuore. Leggere è una cosa, contemplare un’altra. Sulle parole si deve meditare. Non considerare semplice neppure la parola o la frase più semplice. Pensate agli Indù, ai Cinesi, ai Parsi che per migliaia di anni, per generazioni hanno riflettuto su letture che loro consideravano sacre, senza stancarsi mai.

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DISCORSO DI APERTURA PER “HEJRAT DAY 2011” A KATWIJK

di Pir-o-Murshid Hidayat Inayat Khan 

Amati di Dio, 

Apriamo i nostri cuori a una profonda gratitudine per il nostro Maestro che venne in Occidente, sacrificando la sua musica e l’amata India, che a quel tempo era come un secondo paradiso. 

Come sappiamo, quando il nostro Maestro salpò verso l’America non conosceva nessuno. Non aveva contatti, aveva soltanto una profondissima fede nella guida divina mentre procedeva nel viaggio, per offrire questo grande Messaggio di Libertà Spirituale, che dal 1910, la data della sua partenza dall’India, ha aiutato migliaia di persone. 

Moltissime persone sono state profondamente ispirate dal Messaggio e molte, di cui non sappiamo nulla, hanno letto dei libri Sufi, e le loro esistenze sono state positivamente trasformate. Quindi siamo grati anche per tutte le benedizioni che anche noi abbiamo ricevuto, di cui non sempre siamo consapevoli. 

Ciascuno di noi ha la grande responsabilità di preservare la dignità del Movimento Sufi, perché il Movimento Sufi, fondato originariamente dal nostro Maestro come uno dei ricettacoli del Messaggio, ha anche la responsabilità di preservare la dignità ispirata dal nostro Maestro. 

Naturalmente ci sono altre organizzazioni Sufi che collaborano a diffondere il Messaggio Sufi in nome della Federazione del Messaggio, e anche altri che diffondono il Messaggio ciascuno a modo loro, perché il messaggio è come il sole che ha un illimitato numero di raggi. 

Noi tutti sappiamo che alcuni membri di una organizzazione non si sentono davvero a loro agio in altre organizzazioni, e viceversa, e questo è il motivo per cui è necessario avere molti diversi ricettacoli del Messaggio affinché il Messaggio sia disponibile a tutti i tipi di persona. 

Ma la cosa essenziale è rimanere fedeli al Messaggio, e non dare priorità a nessuna religione in particolare. 

Il nostro maestro è stato educato in una religione, ma aprì il suo cuore a tutte le religioni, quando giunse in occidente con il grande ideale che lui chiamò “Unità degli Ideali Religiosi”. Perciò, quando si da’ la priorità a una sola religione che si preferisce, non si è onesti verso il Messaggio Sufi. 

Il nostro Maestro ha detto: “Agli occhi di Dio nessuno è superiore, e nessuno è inferiore; siamo tutti uguali davanti a Dio, anche i più umili tra noi”. 

Alla domanda: “Chi si occuperà del Messaggio nel futuro?” il nostro Maestro rispose: “Dio si occuperà del Messaggio”. E aggiunse: “A noi che siamo stati riuniti dalla provvidenza per lavorare mano nella mano per il Messaggio Divino, è stato affidato il compito molto sacro di essere la culla del Messaggio con altruismo e incrollabile fiducia nella presenza costante dello spirito guida”. 

Queste storiche parole si riferiscono certamente a noi qualunque sia la nostra responsabilità, e qualunque cosa facciamo o non facciamo, quindi, la cosa importante è essere sintonizzati interiormente al Messaggero, e così non si andrà mai fuori strada. 

Tornando alla celebrazione del Giorno di Hejrat, ricordiamoci di tutti i vecchi mureed che se ne sono andati. Essi furono tutti molto grati di quello che era stato loro offerto. I vecchi mureed hanno lavorato e lavorato e sacrificato il loro tempo e la loro energia, per il grande Ideale di servire il Messaggio Sufi nel tempo. 

Che cosa possiamo fare noi? L’appello principale è di restare uniti in armonia. Ovviamente, non siamo sempre d’accordo gli uni con gli altri, ma dobbiamo avere il coraggio di rispettare anche quello che un altro pensa. Il nostro Maestro ha detto: “Un Sufi ha due punti di vista: il proprio e il punto di vista dell’altro”. E il solo modo per trattare punti di vista diversi è essere sinceramente armonizzati alla propria coscienza. 

Ma tornando di nuovo a Hejrat, che immensa gratitudine hanno espresso i mureed in molti modi diversi: la Sufi Hall è stata ricoperta di rose gialle e tutti erano molto felici di avere l’opportunità di comunicare la loro gratitudine al Maestro in questa occasione così speciale. Ogni Rappresentante Nazionale è venuto con una relazione su quello che è stato realizzato nel suo paese durante l’anno, e si può immaginare quanto fossero felici di avere il privilegio di leggere questa relazione al Maestro. 

Facciamo in modo che sia un giorno felice, perché è l’anniversario del nuovo impulso del Messaggio, e nello stesso tempo l’anniversario dell’arrivo in Occidente del nostro Maestro. 

Qualunque cosa facciamo per il Messaggio chiediamoci sempre: il Maestro sarebbe veramente d’accordo con quello che sto facendo per il Messaggio, in nome del Movimento Sufi? 

Se siamo qui insieme come una famiglia, lo dobbiamo al nostro Maestro. Noi pensiamo che sia una nostra scelta, ma non siamo consapevoli che siamo costantemente indirettamente guidati. Non sempre seguiamo quella guida e corriamo dietro a un’altra guida, mentre tutto ciò che dobbiamo fare è sintonizzare i nostri cuori al Maestro. 

Dal profondo del cuore, vi ringrazio di esservi presi il disturbo di venire alla celebrazione del Giorno dell’ Hejrat. Lo state facendo in memoria del Maestro. 


Musrhid Hidayat Inayat Khan

Spiritualità, l'accordatura del cuore ( I parte)

California – 20 Febbraio 1926

Prima di parlare di spiritualità devo innanzitutto spiegare che cosa intendo con spiritualità. Ci sono persone che considerano la spiritualità ortodossia o devozione: essere religioso, essere un prete, un monaco, un eremita, digiunare o vivere una vita con una certa disciplina, adottare certe forme di culto. Una persona può avere tutte queste forme esteriori senza essere spirituale, e una persona potrebbe non avere nessuna di queste cose ed essere spirituale. Chi è alla ricerca della spiritualità in queste forme esteriori sbaglia, perché è più di questo: la vera spiritualità è consapevolezza dello spirito. Essere spirituali significa essere consci dello spirito, proprio come una persona materialista indica una persona che è conscia della materia. Quindi non sono la religione, l’ortodossia, le forme esteriori, o un certo stile di vita che designano una vita spirituale: è essere consci dello spirito che rende spirituali.

Ci sono altre persone che credono che chi fa cose prodigiose, miracoli, chi compie meraviglie sia spirituale. Non è così. Molti che sono capaci di compiere prodigi non sono diversi da un mago. Poi altri dicono che essere spirituali sia predire il futuro, essere chiaroveggenti, vedere cose stupefacenti. Non è necessario fare o vedere cose meravigliose per essere spirituali. Altri immaginano che essere spirituali significhi stare in grotte di montagna, o vagare nelle foreste, o apparire e sparire. Tutte queste cose non sono nient’altro che fantasie di una persona che ha immaginazione. Essere spirituali significa essere il proprio sé, essere il proprio sé naturale. 

Quanti di noi sono il proprio sé? Se fossimo il nostro sé saremmo tutti spirituali. Noi non siamo il nostro Sé, ne siamo lontani! Un grande poeta indiano esprime in questo modo questa idea: “A parte il fatto di realizzare delle cose, per un uomo essere un uomo è la cosa più difficile”. Significa che per un essere umano è la più grande difficoltà. Nasce essere umano; tuttavia la prima cosa che dovrebbe essere è quello che non è, è tutt’altro che un essere umano.

VILADAT DAY


Come si possa essere meglio accordati al nostro Maestro, è una questione che viene posta spesso. 

Ovviamente c’è la via del cuore, ma perché il cuore risuoni interiormente, è d’aiuto innanzitutto rivolgersi alla Storia, che descrive eventi in immagini visualizzate, ricreando così nel proprio cuore, l’atmosfera che è stata sperimentata in origine. 

Quando ci si focalizza molto indietro nella biografia davvero insolita del nostro Maestro, si scoprono numerose tracce di una condizione Regale, oltre a una sintonizzazione Spirituale, come pure speciali talenti musicali nella vita degli Antenati di Murshid in India. 

Maulabakhsh, il Nonno del nostro Maestro, un grande Patriarca Spirituale e un famosissimo musicista del Palazzo Reale, era Indù di nascita, ma successivamente aderì al Sufismo. 

Maulabakhsh sposò Khatidja Bibi, una lontana antenata di Tipu il Sultano, il grande Re del Mysore, alleato di Napoleone, che divenne famoso per aver incoraggiato l’attività religiosa di tutte le Fedi, oltre che per le iniziative culturali, industriali e commerciali di cui fu promotore. 

Khatidja Bibi, la Madre del nostro Maestro, fu data in matrimonio al famoso Musicista Indiano, Rahmat Khan, discendente di un grande mistico chiamato Jumma Sha, e anche di numerosi storici musicisti e mistici. 

Quando ci riferiamo alla Storia del nostro Maestro, è comprensibile che i fatti si siano evoluti in modo da avere una corrispondenza con la situazione nell’ultimo secolo. Tuttavia, una delle cose più sorprendenti è che il nostro Maestro è stato in molti casi più moderno di quanto ci si sarebbe aspettato nel suo tempo. Ottenne con successo la patente di guida a Parigi nel 1922, e guidò una delle vecchie Ford, che gli fu regalata da Henry Ford stesso, in seguito a un prezioso suggerimento datogli dal nostro Maestro, in relazione alle procedure produttive aziendali, consigliando inoltre Henry Ford di creare strutture scolastiche, educative, e culturali da mettere a disposizione dei lavoratori delle fabbriche di Detroit, che immediatamente sperimentarono un’enorme crescita produttiva che ebbe sempre più successo. 

Il nostro Maestro fu anche uno dei primi turisti negli Stati Uniti a sperimentare un viaggio con uno dei primi piccoli aerei da turismo. Abbiamo una fotografia di questo evento storico. Queste sono solo alcune tra le tante storie insolite e un’altra storia che voglio raccontarvi ci offre un esempio molto prezioso della modestia e della democrazia naturale di un cuore sensibile. 

Un giorno, quando avevo sei anni, sentendo che mio Padre stava andando a Parigi, lo supplicai di portarmi con sé, dicendogli che sarei stato in grado di aiutarlo a orientarsi in città, perché lui non sapeva parlare francese, mentre io sì. 

Dopo averlo implorato molto, mio Padre acconsentì, e quando uscimmo dal cancello del giardino di Fazal Manzil, ci dovemmo fermare perché c’era un uomo che stava facendo uno scavo nella strada di fronte al cancello. Quando lo vide, mio Padre si tolse il suo copricapo Persiano, stese la sua mano con cordialità e strinse la mano all’operaio che rimase completamente sconvolto da questa esperienza profondamente toccante. 

Molti anni dopo, mentre camminavo sulla stessa strada, un uomo anziano si avvicinò a me e mi chiese dove fosse il Re che viveva in quella casa, indicando il cancello di Fazal Manzil. Risposi che il Re che lo aveva salutato molti anni prima, non era il Re di un palazzo; era il Re del cuore di centinaia di discepoli. L’anziano uomo allora confessò che non sapeva né leggere né scrivere, che non credeva in Dio e che non era mai andato in Chiesa, ma la luce brillante che aveva visto negli occhi di quel Re era da allora costantemente con lui, e lo aveva guidato per tutta la sua vita. 

Mentre ricordavamo l’evento accaduto di molti anni prima quando io ero un bimbo di sei anni e lui stava facendo uno scavo quel giorno di fronte al cancello quando mio Padre gentilmente lo aveva salutato, quest’uomo anziano scoppiò in lacrime, mentre ci abbracciavamo al ricordo di quel Re. Mantenemmo un contatto fino allo scoppio della guerra. 

Questo episodio è sempre stato per me una preziosa lezione e un ammonimento a ricordare le parole del nostro Maestro che disse: “Come possiamo sapere chi è spirituale, e chi non lo è. Forse il più umile tra voi tutti in questa sala è il più spirituale di tutti”. 

Oggi celebriamo la nascita del nostro maestro. È un giorno felice. In passato veniva celebrato a Suresnes con grande gioia durante la Summer School. Il Salone Sufi veniva ricoperto di fiori, soprattutto rose gialle, offerti da ognuno tra le centinaia di Sufi che arrivavano da paesi molto lontani per quell’evento annuale, sebbene allora non ci fossero aerei, e il treno ci mettesse 14 ore da Amsterdam a Parigi. Occorreva un visto belga e francese per attraversare il confine, e all’arrivo, si era ricoperti della polvere dei fumi del treno. Gli Americani viaggiavano con una nave che impiegava giorni e giorni da New York al Porto di Calais, e poi ancora un treno e vecchi tram da Parigi a Suresnes. Ma la scomodità del viaggio non era un sacrificio per loro. 

In quella giornata speciale, i Mureed sentivano con grande intensità la radianza spirituale del Maestro, e apprezzavano profondamente la paterna attenzione che veniva loro offerta, oltre all’incoraggiamento per il lavoro di diffusione del Messaggio che svolgevano nei loro vari paesi. 

I rappresentanti nazionali avevano il privilegio di salire sul palco e leggere i loro rapporti annuali riguardanti le attività Sufi nei loro Paesi. 

In cambio, il Maestro offriva gratitudine e benedizioni, che toccavano il loro cuore profondamente. 

Sono passati quasi cento anni, ma l’energia di quei giorni felici continua a irradiarsi, travolgendo tutti noi in questo Viladat, quando apriamo i nostri cuori alla Chiamata del nostro Maestro. 



Pir- o- Murshid Hidayat Inayat Khan 

5 Luglio 2015

Disimparare

Message Papers, 8 Settembre 1925 

Miei Benedetti mureed 

Vorrei dirvi alcune parole sul tema del disimparare. È sempre difficile per alcuni mureed che mi hanno sentito parlare una volta della necessità di disimparare sul sentiero spirituale. Disimparare è un processo con cui ci si eleva al di sopra di quello che si è imparato. Non significa dimenticare quello che si è imparato, significa soltanto elevarsi al di sopra di quello che si è imparato. Quello che si impara nella vita è molto utile dopo aver raggiunto la realizzazione spirituale, per esprimerla. Ma può solo essere un ostacolo nel progresso sul sentiero spirituale se non si sa come disimparare. 

Che cosa significa imparare? Imparare significa fissare delle idee e renderle materiali. Quando un’idea è fissata nella mente, diventa tangibile; quella conoscenza diventa una sorta di velo per ogni altra conoscenza che può illuminare il sentiero nella vita. 

Veniamo ora alla domanda: come si disimpara? Si dimenticano le cose? Non è necessario dimenticare per disimparare. Disimparare è guardare le cose da un punto di vista opposto. In altre parole, vedere le cose da un'altra angolatura, altrettanto chiaramente di quanto si è in grado di vederle dall’angolatura da cui si è abituati a guardarle. È questa esperienza che porta alla perfezione. La conoscenza che fa rimanere l’uomo limitato è la conoscenza che non è disimparata. Ma quando un uomo ha disimparato, vede tutto nella vita da due angolature opposte, e questo gli dà una grande padronanza. 

Non sarete sorpresi quindi, miei mureed, di aver sentito dal vostro Murshid, quando avrebbe dovuto dire: “è sbagliato”, forse vi ha stupito dicendo: “va tutto bene”. Invece di dire ‘no’, potrebbe aver detto ‘sì’. È per aiutarvi a portarvi al punto di vista che è un punto di vista spirituale, guardando una cosa da due lati, da entrambi i lati. È proprio come guardare da entrambi gli occhi, per rendere completa una cosa. Sareste quindi sorpresi se vi si dicesse che non c’è una credenza stabilita per un Sufi? Sareste stupiti se vi si dicesse che Il Sufismo non è una fede particolare?