Aforisma del giorno

Finché un uomo desidera intensamente ottenere un certo oggetto, non può andare oltre quell’oggetto.

Bowl of Saki, 26 Maggio, Hazrat Inayat Khan.

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Il Gruppo di Studio si propone di approfondire la conoscenza del Messaggio Sufi d'Amore , Armonia e Bellezza di Hazrat Inayat Khan in stretta, fraterna, costante collaborazione con the The Sufi Message -USA e l'amorevole guida di MURSHIDA NURIA STEPHANIE SABATO

Il Gruppo si occupa anche di pubblicare traduzioni italiane autorizzate di testi di Hazrat Inayat Khan italiano. Nella speranza che questo Messaggio di Libertà Spirituale porti consapevolezza nuova e viva alle nostre esistenze umane.
Chi fosse interessato ad approfondire e conoscere le attività del Movimento Sufi in italia contatti Ameena M.Grazia Fumagalli (Responsabile Nazionale Italia)

LA COPPA DI SAKILA VITA INTERIORE L'UNITA' DEGLI IDEALI RELIGIOSIMISTICISMO SUFILO ZIKAR CANTATO GENTILEMEMORANDAPREGHIERE SUFI

Equilibrio ( II parte)


Non è solo la forza o l’energia nervosa che consente all’uomo di stare sulla terra; oltre alla forza muscolare e all’energia nervosa c’è l’equilibrio. È l’equilibrio che consente all’uomo di stare in piedi e camminare senza cadere. In assenza di equilibrio l’uomo non riuscirà a stare in piedi né a camminare nonostante la sua forza muscolare e la sua energia nervosa. 

Quando pensiamo alla mente, è il ragionamento, è un’immaginazione che va lontano che rende un uomo riflessivo? No, è l’equilibrio. Ci sono molte persone che hanno un’immaginazione che può arrivare così lontano che possono fluttuare nell’aria per ore di seguito; e ce ne sono altre che hanno una ragione così potente che possono continuare a girare in tondo e non vanno a finire da nessuna parte. Se c’è qualcosa che rende l’uomo riflessivo, non è un grande ragionamento o un’immaginazione che va lontano: è l’equilibrio. 

È il sentire profondo del cuore, o il vivere in estasi spirituale che rende illuminata una persona? No, nessuna di queste due cose. Una persona può essere in estasi, vedere visioni, prodigi, e tuttavia potrebbe non essere chiamata spirituale. Una persona potrebbe avere idee religiose, potrebbe vivere una vita pia, avere alti ideali, e anche allora potrebbe non essere chiamata un’anima illuminata. Questo dimostra che per rendere il corpo come dovrebbe essere, per tenere la mente in ordine, per mantenerla in quella tonalità, è necessario l’equilibrio. Quando studiamo la natura, scopriamo che la crescita delle piante e la vita degli alberi dipendono dall’equilibrio. E quando pensiamo al cosmo e studiamo la condizione delle stelle e dei pianeti, la cosa essenziale che realizziamo è che l’uno sostiene l’altro, producendo il tal modo equilibrio. Tutte le distruzioni causate in natura, come le eruzioni vulcaniche, le alluvioni, i terremoti, provengono dalla mancanza di equilibrio. Finché la natura mantiene il suo equilibrio, l’abisso nel cuore della terra può rimanere com’è; la gente può camminarci sopra senza alcun danno. Tempeste e carestie, tutte le condizioni difficili causate dalla natura, mostrano che manca questo equilibrio; tutte le diverse calamità che accadono all’umanità sono causate dalla mancanza di questo equilibrio che è la garanzia della salute dell’umanità. 

Anche ciò che chiamiamo arte proviene da un senso equilibrato della linea e del colore, e ciò che chiamiamo ingegno nella scienza proviene dall’equilibrio tra percezione e concezione. 

Cosa impariamo da tutto questo? Che il segreto dell’esistenza dell’individuo quanto dell’intero cosmo consiste in una sola cosa, ed è l’equilibrio. Non sarebbe esagerato se dicessi che successo e fallimento sono provocati dall’equilibrio e dalla sua mancanza. 

C’è un’altra idea connessa a quello che chiamiamo equilibrio. La vita è movimento, l’equilibrio è qualcosa che lo controlla, ma il perfetto equilibrio controlla troppo il movimento, portandolo al tono dell’inerzia. Ad esempio, se la forza della mano destra fosse uguale alla forza della mano sinistra, se la gamba destra e la gamba sinistra fossero uguali, l’uomo non sarebbe in grado di lavorare o camminare. Se entrambi gli occhi avessero lo stesso potere di vista, una persona non sarebbe in grado di vedere. In questo modo l’equilibrio controlla tutto, ma troppo equilibrio distrugge tutto, perché troppo equilibrio porta immobilità. L’equilibrio ordinario, che non è completo, porta al successo. 

Ora l’idea più importante è sapere come l’equilibrio debba essere ottenuto e conservato. In risposta alla prima questione, come si debba ottenere l’equilibrio, direi che l’equilibrio c’è naturalmente, quindi non occorre ottenerlo. La questione è solo come conservare l’equilibrio e non come ottenerlo. L’influenza del nostro modo di vivere in questo mondo attivo ci mette sempre fuori equilibrio. Non importa quale direzione prendiamo nella vita, non importa quale sia la nostra occupazione, quali siano i nostri affari nella vita, c’è sempre una difficoltà nel mantenere equilibrio. 

I Sufi quindi hanno trovato una chiave per l’equilibrio, e questa chiave è isolarsi interiormente, e in tal modo ottenere un completo equilibrio dentro di sé. Ho già detto che equilibrio perfetto significa distruzione dell’azione, ma quando pensiamo che da mattina a sera la nostra vita non è nient’altro che azione, naturalmente non riusciamo a mantenere questo equilibrio. Preservando alcuni minuti per un periodo di meditazione, di silenzio, possiamo raggiungere quell’equilibrio completo per un momento, e poi, naturalmente, un equilibrio viene mantenuto nella nostra vita attiva. Sovente le persone commettono lo sbaglio di pensare che con l’aiuto della meditazione o del silenzio possono determinare un successo nell’attività. Se porta a un risultato positivo, è solo perché l’equilibrio completo nella meditazione rende capaci di mantenere l’equilibrio necessario all’attività. 

Successo, fallimento, progresso, ristagno, la propria condizione esistenziale, tutto deriva dalla condizione che una persona sperimenta dentro di sé. Un uomo di buon senso dirà: “Per questa ragione o per quella ragione hai avuto successo o hai fallito”. Una persona che è chiaroveggente dirà: “Poiché uno spirito o un fantasma ha detto questo o quello, le condizioni peggioreranno o miglioreranno”. L’astrologo dirà: “Poiché questa stella è nella sua casa o non è nella sua casa, stai sperimentando queste o quelle condizioni”. Ma secondo il pensiero Sufi la condizione della vita intorno a noi dipende assolutamente dalla condizione del nostro sé interiore. Perciò quello che occorre per cambiare le condizioni nella vita esteriore, o per armonizzarsi, è lavorare col proprio sé interiore per determinare il necessario equilibrio. 

Una volta che l’equilibrio è perso, è molto difficile ripristinarlo. In primo luogo spesso è difficile mantenere l’equilibrio nella vita di tutti i giorni, e una volta che lo si è perso c’è poca speranza di successo, di felicità, o di progresso. È proprio come un orologio guasto; non può funzionare finché non è stato messo di nuovo nel giusto equilibrio, e la stessa cosa è vera per la condizione dell’anima. Se una persona ha perso la sua ricchezza, se è diventata una spendacciona, se è diventata sconsiderata, tutte queste cose sono segni della sua perdita di equilibrio. Essere troppo tristi, essere troppo occupati, essere troppo pigri, tutti queste cose sono segnali di una mancanza di equilibrio. Tutto ciò che può essere definito troppo, è sempre fuori equilibrio. 

L’equilibrio è la sicurezza della vita, non solo nella nostra vita esteriore, ma anche nel mantenere meditazione e contemplazione. La gente in Oriente ha sempre considerato l’equilibrio la cosa più importante da mantenere nella vita. Tutti i diversi esercizi che hanno prescritto, sia sotto forma di religione che di devozione, o nell’ambito filosofico o psichico, hanno tutti lo scopo di mantenere equilibrio. Si deve mantenere equilibrio tra quello che è fisico e quello che è eterno essendo consci di entrambi. Non ci si deve immergere così profondamente nell’eternità da non sapere più che ora sia, né essere così presi dal corporeo da essere inconsapevoli dell’immortalità. Come ci sono la notte e il giorno, così c’è il cambio di consapevolezza dal fisico allo spirituale, e dallo spirituale al fisico. Mantenendo un equilibrio tra queste due condizioni una persona conduce una vita completa. 

L’equilibrio è qualcosa che si trova di rado tanto tra i mistici quanto tra gli altri. Quando ci interessiamo a qualcosa, è nella nostra natura volere quella cosa sempre di più, che sia spiritualità o qualcosa di materiale. Se diventiamo molto spirituali e non siamo abbastanza materiali, perdiamo il mondo. Se non fossimo stati destinati a vivere in questo mondo, non saremmo stati mandati qui. 

Equilibrio


Se guardiamo il mondo con gli occhi del veggente, vedremo che le persone che vengono chiamate sagge e le persone che vengono chiamate sciocche sono molto più simili le une alle altre di quanto comunemente si pensa che siano: a causa del loro stato non equilibrato le loro diverse occupazioni sono molto più simili tra loro di quanto sembri. La persona che vede il bene negli altri vedrà sempre più bene. La persona con una tendenza a cercare errori vedrà così tanti errori che alla fine persino il bene sembrerà male ai suoi occhi: gli occhi stessi sono cattivi.

C’è molta più probabilità che cada una persona che corre rispetto a una che cammina. L'attività stessa provoca una caduta; l’attività tende a crescere sempre più, e per questo si perde l’equilibrio. A volte una persona non ha equilibrio nel dire la verità. Dice: “Io dico la verità” indipendentemente dal fatto che sia armoniosa con ciò che la circonda, che la gente sia pronta a riceverla. Dice: “Io dico la verità, e voglio lottare con tutti perché dico la verità!” Quindi è molto importante che si impari la lezione del riposo. 

Quando parliamo siamo inclini a parlare sempre di più, e ci piace così tanto parlare che parliamo senza considerare se qualcuno vuole ascoltarci. Diciamo quello che non vogliamo veramente dire; poi pensiamo: “Perché ho insultato quella persona? Perché ho raccontato il mio segreto a qualcun altro?”

Saadi, il grande poeta Persiano, dice: “O intelligente, a che serve la tua intelligenza, se poi ti penti?” 

Qualsiasi cosa facciamo, buona o cattiva, aumenta in noi sempre di più. Se un giorno una persona pensa alla musica per cinque minuti, il giorno dopo quel pensiero continuerà per mezz'ora. Se un giorno pensa alla poesia per dieci minuti, il giorno dopo quel pensiero continuerà per un’ora. Se una persona ha un piccolo pensiero di rancore, inconsciamente il pensiero crescerà finché la sua mente sarà piena di rancore. Ogni peccato accade in questo modo. Zaratustra distingue tre tipi di peccato: il peccato di pensiero, il peccato di parola, e il peccato d’azione. Avere un pensiero di rancore, il pensiero del male, è come fare il male, e quando una persona commette un’azione cattiva allora il male è concreto. 

Abbiamo equilibrio di pensiero quando possiamo vedere le cose non solo dal nostro punto di vista, con le idee e i sentimenti in cui ci siamo formati, ma da tutti i lati. La persona unilaterale non ha equilibrio. 

Supponete di essere molto patriottici e di vedere tutto dal punto di vista del patriottismo, e di andare da un commerciante di ferramenta e di chiedergli di vendervi certe cose ad un certo prezzo. Ma il commerciante di ferramenta è un uomo povero e, neppure per uno scopo patriottico, può vendere le cose a quel prezzo. Dopo tutto è un commerciante di ferramenta e pensa al suo commercio; non si può pretendere che veda coi vostri occhi patriottici. Una persona pensa solo al patriottismo; un’altra dice: “Dio salvi il commercio”. Una terza persona che è un musicista dice: “Sono matti, pazzi! La musica è la sola cosa che conta”. Il poeta dice: “La poesia è la sola cosa importante al mondo”. Ognuno pensa soltanto a quello in cui è attivo. Una persona devota esagera la sua devozione così tanto che in lei non c’è altro che devozione, il che alla fine diventa ipocrisia. 

Si chiederà: “Cos’è l’equilibrio, e come possiamo raggiungerlo?”. Innanzitutto c’è l’equilibrio di attività e riposo, di sonno e veglia. Se una persona pensa che dormendo molto diventerà grande e perciò dorme molto, diventerà un mostro invece che un uomo, perché il corpo, che ci è stato dato per fare esperienza del mondo, non viene usato. Se non si dorme per nulla, in pochi giorni si avrà un esaurimento nervoso. Se si digiuna molto, sicuramente si diventerà molto eterei, si vedrà nell’altro mondo, negli altri piani; se una persona ha appreso la via dell’ispirazione, l’ispirazione arriverà. Ma questo corpo, questi sensi, si indeboliranno, e così non si sarà più in grado di fare esperienza del mondo, motivo per cui ci sono stati dati. L’eccesso è indesiderabile in ogni cosa, buona o cattiva che sia. 

Dormire e stare svegli, mangiare e digiunare, essere attivi e stare fermi, parlare e stare in silenzio, tutto questo deve avere equilibrio. Il Sufi insegna il controllo dell’attività del corpo, l’equilibrio del corpo, mettendosi in una posizione, in una postura con dei movimenti, il che include namaz, wazifa e zikar. Insegna l’equilibrio della mente con la concentrazione. Sedersi a casa e chiudere gli occhi non è concentrazione. Anche se gli occhi sono chiusi, i pensieri vanno avanti. Si deve scegliere il giusto oggetto per la concentrazione. 

Con la concentrazione e la meditazione una persona sperimenta l’estasi, la più grande felicità e beatitudine. Per questo è necessaria la guida del Murshid, altrimenti si perderà l’equilibrio. 

A un discepolo fu insegnata dal Profeta Maometto una pratica tramite la quale sperimentò l’estasi. Dopo alcuni giorni andò a portare frutta e fiori che offrì al Profeta, ringraziandolo moltissimo e dicendo: “La lezione che mi hai insegnato è stata di grandissimo valore per me; mi ha procurato una tale gioia. Le mie preghiere, che di solito duravano pochi minuti, ora durano tutto il giorno”. Il Profeta disse: “Sono felice che questa lezione ti sia piaciuta ma, per favore, da oggi abbandonala”.

Con il controllo del sé una persona sperimenta il piano più alto in cui tutti gli esseri sono uno solo. La guida del maestro, del Murshid, è necessaria; nessuno può fare questo da solo. E se qualcuno potesse, si interesserebbe così tanto a quello che sperimenta là, che si assenterebbe da questo mondo; ne risulterebbero distrazione, persino follia e molte altre conseguenze negative. 

L’estasi è la più grande felicità, la più grande beatitudine. Una persona pensa sempre: “Sono quello che vedo; questa piccola quantità di carne e sangue, ossa e pelle è l’io”. Grazie all’estasi la consapevolezza è liberata da questo corpo, da questo imprigionamento; fa esperienza della sua vera esistenza al di sopra di tutto il dolore, la sofferenza, e le preoccupazioni. Questa è la gioia più grande. Sperimentarla, e mantenere il controllo del corpo e dei sensi tramite i quali sperimentiamo tutta la vita di questo mondo, questo è avere equilibrio. Questo è lo stato più alto.

Pirani Amina Begum Inayat Khan



8 Maggio 1892 

Un giorno nostro Padre chiamò nostra Madre nella Stanza Orientale, insieme a tutti noi quattro i figli. In quell’occasione speciale nostro Padre diede a nostra Madre una benedizione dicendo: “A partire da oggi tu sei la Pirani”. E aggiunse: “Senza il tuo incessante aiuto, giorno e notte, non sarebbe mai stato possibile portare il Messaggio Sufi al mondo Occidentale”. 

Allora, mentre teneva la mano di nostra Madre, nostro Padre disse a noi bambini, con grande tenerezza nella sua amorevole voce: “Bambini, congratulatevi con la vostra Amma (Madre) in questa occasione davvero straordinaria”. E aggiunse: “Voglio che voi, e anche le generazioni future, sappiate che la vostra Amma è la prima ed unica Pirani del Messaggio Sufi d’Amore, Armonia e Bellezza del vostro Abba. È un vostro dovere molto sacro fare in modo che questa storica cerimonia non sia mai dimenticata”. 

Poi nostro Padre annotò su un foglio la parola Pirani e spiegò che è l’equivalente femminile di Pir-o-Murshid, dicendo che doveva essere usato soltanto dalla Begum del Portatore del Messaggio d’Amore, Armonia e Bellezza. 

La Biografia cita le seguenti parole di nostro Padre: “Le prove che la mia vita era destinata ad attraversare non furono di carattere ordinario e certamente non furono una prova da poco per lei. Una vita come la mia, che era interamente dedita alla Causa, e che era più o meno coinvolta nelle attività sempre crescenti del Movimento Sufi, naturalmente mi impediva di avere la considerazione e l’attenzione che dovevo alla mia casa e alla mia famiglia. Ero costretto a trascorrere la maggior parte del tempo fuori casa, e quando ero a casa, ero sempre pieno di impegni, e naturalmente ricadeva su di lei accogliere sempre gli ospiti con un sorriso in ogni circostanza. Se non fossi stato aiutato da lei, nella mia vita, gravata da pesanti responsabilità, non mi sarebbe mai stato possibile dedicarmi interamente all’Ordine, come faccio. È con il suo incessante sacrificio che lei ha dimostrato la sua devozione alla Causa”. 

Nostro Padre lasciò Suresnes per andare in India nel 1926, da dove non ritornò mai perché il destino aveva deciso che fosse in quel modo. Dopo una serie di conferenze tenute in molte città, particolarmente a New Delhi, presto arrivò il giorno in cui il cielo divenne pallido e grigio, e la “Chiamata del Ritorno” portò via tutti i giorni felici, lasciandosi dietro nient’altro che dolore e lacrime. 

La voce di nostro Padre, dentro il cuore spezzato di nostra Madre risuonava ogni giorno e ogni notte dicendo: “Non essere ansiosa, mia Sharda. Al Suo servizio devo andare, anche se separarmi è duro da sopportare, ma è Dio che vuole così”. 

“Ma ora io non sarò più”, diceva lei, e ancora e ancora, con la scusa del dovere, Pirani Ameena Begum, faticava da mattina a sera, prendendosi cura dei suoi “Quattro Rubini”, e nessuno saprà mai, quanto vicina “Ora Ray” arrivò al santuario dell’Ideale Divino, dove soltanto possono stare coloro i cui cuori risplendono come dorati “Raggi Aurei”. 

Pirani Ameena Begum morì a Parigi il 1 Maggio 1949, ma la chiamata interiore del suo “Rosario di Cento Grani” vivrà e vive per sempre. 

Murshid Hidayat Inayat Khan 

“Once upon a time”

Reazione

Parigi -13 Dicembre 1924

Ogni condizione, favorevole o sfavorevole, in cui una persona si trova, e ogni persona, gradevole o sgradevole alla cui presenza si trova, la induce a reagire. Da questa reazione dipendono la felicità di un uomo e il progresso spirituale di un uomo. Se ha il controllo su questa reazione, significa che sta progredendo. Se non ha controllo su di essa, dimostra che sta andando indietro. Se prendete due persone, una saggia e una sciocca, quella saggia reagisce più intensamente di quella sciocca. Se prendete una persona grossolana e una persona fine, quella fine naturalmente reagisce più di quella grossolana. Se prendete una persona giusta o una persona ingiusta, naturalmente la persona giusta reagisce più di quella ingiusta. Se prendete una persona spirituale e una persona materiale, naturalmente una persona spirituale reagisce più di quella materiale. E tuttavia è contrario alla padronanza quando non si ha alcun controllo su questa reazione. Una persona, fine, spirituale, sensibile, saggia e giusta, e tuttavia senza controllo sulla sua reazione, è incompleta. E questo dimostra che anche diventare fini, giusti e spirituali non è sufficiente, perché tutte queste cose, rendono fini, più sensibili, e nello stesso tempo indeboliscono contro le influenze disturbanti della folla. Questo dimostra che una persona, giusta, saggia, spirituale e fine, e tuttavia debole, non è perfetta.

L’equilibrio della vita è essere fini come un filo ed essere forti come un cavo d’acciaio. Se non si mostra questa resistenza e forza di sopportare le influenze avverse e disturbanti in mezzo alle quali si deve sempre stare nella vita, certamente si mostra una debolezza e una mancanza di sviluppo. In primo luogo questa reazione ci dà una certa dose di vanità. Sentiamo: “Sono migliore dell’altro che mi disturba”. Ma certamente non possiamo dire: “Sono più forte dell’altro che mi disturba”. Quando non riusciamo a tollerare le condizioni intorno a noi potremmo pensare di essere superiori, non riusciamo a sopportare le condizioni; ma in realtà le condizioni sono più forti quando non riusciamo a sopportarle. Se siamo nati sulla terra, se siamo destinati a camminare sulla terra, non possiamo sognare il paradiso quando dobbiamo rimanere saldi in tutte le condizioni che la terra ci pone di fronte. Quando una persona progredisce verso la spiritualità deve tener presente che insieme al suo progresso spirituale deve rafforzare se stessa contro le influenze che disturbano. Altrimenti, deve sapere che nonostante tutto il desiderio di fare progressi sarà tirata indietro contro la sua volontà dalle condizioni, dalle circostanze.

Ci sono quattro modi diversi in cui una persona reagisce: con l’azione, con la parola, col pensiero, col sentimento.

Un’azione produce un risultato preciso, la parola produce un effetto, il pensiero produce un’atmosfera, il sentimento produce condizioni. E quindi nessun modo in cui una persona reagirà sarà senza effetto. Una reazione sarà percepita rapidamente o lentamente, ma sarà percepita sicuramente. E molto spesso una reazione non è soltanto gradevole per se stessi, ma anche per un altro. Una persona che risponde a un insulto insultando un altro è allo stesso livello; chi non risponde sta al di sopra di esso. E in questo modo possiamo sollevarci al di sopra delle cose contro cui reagiamo, se solo sappiamo come volare. Significa volare al di sopra delle cose invece di opporsi come una persona materiale si opporrebbe ad esse. Come è possibile definirsi spirituali se non si riesce a volare? Questa è la prima condizione per essere spirituali.

L’intero meccanismo di questo mondo è un’azione e una reazione, sia nel mondo oggettivo che nel mondo delle persone. Soltanto, in una persona c’è la possibilità di sviluppare quello spirito che è chiamato spirito di padronanza. E questo spirito si sviluppa facilmente ed è meglio sviluppato cercando di ottenere il controllo sullo spirito di reazione. La vita ci offre abbondanti occasioni da mattina a sera per esercitare questa lezione. Ogni mossa, ogni cambiamento che facciamo, siamo posti di fronte a qualcosa di gradevole o sgradevole, armonioso o disarmonico, situazione o persona che sia. Se reagiamo in modo automatico non siamo migliori di una macchina, e non siamo diversi da migliaia e milioni di persone che agiscono in modo automatico. Ma se possiamo rintracciare in noi stessi un’eredità divina, un’eredità che è chiamata padronanza, è scoprendo il controllo della reazione contro le influenze. In teoria è semplice, è facile; in pratica è la cosa più difficile che ci sia da padroneggiare, da vincere. E quando pensiamo all’utilità di questo sviluppo scopriremo che non c’è nulla al mondo che sia più necessario e più importante di questo sviluppo. Se c’è una forza da trovare nel mondo, è questa forza dentro se stessi. E la prova che si possiede questa forza è quando si è in grado di controllare la propria reazione. Il controllo preserva la dignità, conserva l’onore. È il controllo che mantiene il rispetto, ed è il controllo che fa rimanere un uomo saggio. Perché è facile essere saggi, ma è difficile continuare ad essere saggi. È facile pensare, ma è difficile continuare ad essere una persona riflessiva.

Sovente la gente mi ha chiesto se esiste qualche esercizio, se c’è qualche studio, se c’è qualcosa che si può fare per sviluppare forza di volontà. E io ho risposto: “Sì, ci sono molti esercizi e molti modi”, ma questo è l’esercizio migliore e più semplice che si può fare senza che ci venga insegnato: avere sempre sotto controllo la propria reazione. Le parole: “Non riesco a sopportare, non riesco a tollerare, non riesco a resistere, non riesco a reggere, non riesco ad avere pazienza”, per me significano tutte: “Sono debole”. Dicendo questo ammettiamo con altre parole, con parole migliori, che siamo deboli. E può esserci una persona al mondo che sia un nemico peggiore della nostra stessa debolezza? Se il mondo intero fosse nostro amico, quest’unico nemico basterebbe a distruggere la nostra vita: la nostra debolezza. Quando questo nemico viene sconfitto possiamo resistere contro tutto ciò che entrerà in conflitto con noi.

Ora la questione è come ci si deve mettere al lavoro in questa direzione. Si deve anche prendere in considerazione la propria condizione fisica. Il sistema nervoso deve essere nella giusta condizione. È a causa del nervosismo che l’uomo va di male in peggio. E anche una brava persona con buone intenzioni potrebbe rivelarsi diversa, perché potrebbe avere buone intenzioni, ma non può metterle in pratica perché i suoi nervi sono deboli. Ha bisogno dell’abitudine al silenzio, alla concentrazione, alla meditazione. Una persona che continua a parlare incessantemente o a fare cose, e non medita un attimo, che non si riposa, non può controllare il suo sistema nervoso, non può mantenerlo in ordine. Se c’è qualcosa che può controllare il sistema nervoso è la giusta respirazione; e quando la giusta respirazione viene fatta con concentrazione, con un pensiero connesso ad essa, allora il sistema nervoso viene notevolmente rafforzato. Tutta la forza dei mistici, degli Yogi, è venuta da queste pratiche che mantengono il sistema nervoso sotto controllo. Inoltre, ci sono molte cose che causano infelicità, e mantenendo il sistema nervoso sotto controllo possono essere evitate.

Se consideriamo la cosa da un punto di vista più elevato, questo si può fare rifiutando gli impulsi che a volte insorgono all’improvviso, e chiedono la loro risposta. Ciò che viene chiamato rinuncia di sé in realtà è questo, che si devono controllare i propri pensieri, desideri, voglie e passioni. Ma questo non significa ritirarsi dalla vita del mondo. Significa tenere se stessi sotto controllo.

Il mistero del respiro ( II parte )

Avendo compreso questa verità, i mistici hanno potuto insegnare che la religione di tutte le religioni è la conoscenza di sé, perché la conoscenza di sé porta la conoscenza della vita. Questa corrente vitale che scorre attraverso il centro dell’essere dell’uomo, unendo la mente al corpo ed anche a tutti i piani dell’esistenza, ha tutta l’importanza. Passa dall’essere più intimo dell’uomo al corpo, che è lo strumento con cui l’uomo può sperimentare la vita in superficie. Quando l’uomo ha la conoscenza di ciò incomincia a rendersi conto che “Non sono piccolo come pensavo, non sono debole come pensavo; su altri piani sono molto più forte. Posso vivere molto più a lungo di quanto mi sia possibile sul piano fisico. Posso vedere me stesso in tutti i diversi piani mediante questa conoscenza interiore del respiro”. Quindi per il mistico il respiro è come un ascensore, un ascensore con cui sale al primo piano, poi al secondo, e poi al terzo, di fatto ovunque desideri andare.

Il mistero della Sfinge e il mistero del Buraq, di cui si parla nella vita del Profeta Maometto, hanno a che fare con questo. Quando il Profeta raggiunse la Corte, o cancello, di Dio, gli fu mandato il Buraq. Il Buraq era una creatura alata, e il Profeta la cavalcò per raggiungere il cancello del cielo più alto. Attraversò cancello dopo cancello, quando oltrepassò i sette cieli. E alla fine giunse al cancello del cielo più alto.

Che significato ha questa allegoria? Il corpo del Buraq è il corpo fisico. Le ali simboleggiano la capacità del respiro di andare lontano pur mantenendo la sua connessione con il corpo fisico. Il Profeta che lo cavalca rappresenta ogni anima che percorre il sentiero spirituale. Chiunque abbia coraggio, chiunque abbia fede, chiunque abbia fiducia in se stesso, chiunque abbia certezza interiore, chiunque abbia pazienza, speranza e perseveranza, può percorrere questo sentiero e usare il veicolo del respiro.

Se leggiamo la storia del Buddha, che era uno yogi, scopriremo che senza yoga e senza meditazione spirituale, che si compie col respiro, nessuno in questo mondo ha mai raggiunto la perfezione spirituale. Il potere guaritore di Cristo, il magnetismo di Maometto, il potere miracoloso di Mosè, il fascino di Krishna e l’ispirazione di Buddha furono tutti raggiunti con il respiro. E come li avrebbero ottenuti se non ci fosse una corrente che passa tra noi sulla terra e la fonte di energia, la fonte del potere e del magnetismo?

Non è evidente che il respiro veicola anche le parole, che escono dalle nostre labbra fino alle orecchie dell’ascoltatore? La voce è respiro. La parola è respiro. Senza respiro non si può pronunciare un discorso. E tuttavia una persona può facilmente accettare tutto questo e riconoscere che è vero che è il respiro a fare tutto ciò, ma non crederà di buon grado che anche il pensiero è respiro. Una persona può vedere il movimento dell’aria, che è provocato dalle parole, ma si meraviglia che anche il pensiero causa un movimento dell’aria. Questo perché non comprende che una corrente vitale scorre attraverso ogni cosa ed è il respiro. Lo si vede facilmente quando si manifesta sul piano fisico, ma non è visibile sui piani più alti; tuttavia, si estende oltre questi piani. Se c’è qualcosa che collega l’uomo a Dio, se c’è qualcosa che collega ciò che è mortale a ciò che è immortale, è questo ponte che chiamiamo respiro. È un ponte per mezzo del quale si passa dal mondo della mortalità al mondo dell’immortalità; è il ponte per mezzo del quale l’immortalità si trasmette alla mortalità. Questa vita, che sembra mortale in realtà è un raggio di vita immortale. Ciò che sembra mortale è soltanto l’involucro. Non è la vita che è mortale, è il rivestimento che la fa sembrare mortale.

Dal momento in cui l’uomo ha percepito per la prima volta che c’era un segreto nel respiro, ha voluto usare la sua comprensione di questo segreto per essere in grado di fare miracoli e raggiungere gli spiriti, padroneggiare gli elementi, leggere e trasmettere i pensieri, e compiere prodigi psichici o occulti. Ma cercare di fare queste cose è come dare perle per comprare sassi. Che spreco dedicare la vita ad ottenere questi poteri quando il respiro è la corda che ci porta da questo piano mortale all’immortalità, che ci salva dalle lotte e dalle preoccupazioni di questa vita transitoria, e ci conduce alla felicità, alla gioia e alla pace che ogni anima desidera ardentemente! Se il respiro può ottenere queste perle, non otterrà anche le piccole cose, i sassi, le necessità terrene? Certamente sì. Dopo tutto, compiere qualche miracolo non è nulla.

Forse un uomo si affanna tutto il giorno per guadagnare il pane per poter vivere in modo confortevole; un altro si preoccupa costantemente di come mantenere se stesso e i suoi figli. Un altro pensa: “Cosa posso fare per salvare i miei simili dal loro dolore?”. Se confrontiamo queste persone per vedere chi è il più grande, vediamo che il più grande è chi ha l’ideale più grande.

Se prendiamo in considerazione i grandi eroi del passato e del presente, quelli che ammiriamo e a cui guardiamo con speranza per una giusta guida, scopriremo che ciò che li ha resi grandi è stata la grandezza del loro ideale. Più basso è l’ideale, minori sono gli sforzi. Più alto è l’ideale, più grande è la vita. Se usiamo tutta la nostra intelligenza, forza e saggezza per realizzare una piccola cosa, è solo uno spreco di vita. Considerare che si possono realizzare grandi cose, cercare di fare le cose che saranno più utili e vantaggiose per gli altri, questa è la vita ideale. L’uomo che ha guadagnato soldi soltanto per vivere in modo agiato, cosa ha realizzato nella sua vita? Se ha gratificato soltanto il suo desiderio di scorazzare in macchina, di vivere in una casa piena di comodità, di avere delle persone al suo servizio, non può essere felice, perchè nella sua vita non ha realizzato nulla. Può anche possedere molte case, avere molto denaro in banca, essere molto famoso; ma non sarà nessuno se paragonato a un uomo il cui potere è più grande di tutta la ricchezza, la posizione sociale o la notorietà. Quest’uomo sarà molto più felice con le piccole cose del mondo; ha ottenuto una pace che non è paragonabile a nessuno dei piaceri e delle gioie transitorie di questa terra.

Questa vita è simile alle labbra che assaggiano una coppa di vino squisito; l’altra vita è come bere un’intera coppa piena di vino celeste. Che differenza tra assaggiare soltanto il vino con le labbra e berlo! I piaceri della vita sono come assaggiare il vino. L’esperienza di questi piaceri è solo simile a un sogno, una gioia passeggera; viene e va. Si vorrebbe che la gioia di quel piccolo piacere restasse; ma come può restare? Anche se si tentasse per migliaia di anni, non si riuscirebbe a conservare la felicità che è esteriore. L’unico modo di ottenere la beatitudine eterna, è fare come fanno i mistici, innalzarsi con l’aiuto del respiro di piano in piano, scoprendo la gioia più grande, e la più grande felicità.

È come assumere una droga. Una persona può stare in meditazione, e sognare e immaginare di essere molto felice. Una persona dalla mentalità materialistica dirà senz’altro che una persona meditativa si ipnotizza e pensa di essere piena di gioia, ma non è ipnotismo quando una piccola parola di adulazione ci fa piacere, quando un po’ d’argento o d’oro provocano un cambiamento di espressione nel nostro volto? Il materialista, non comprendendo ciò, riderà del mistico e lo chiamerà sognatore, ma se il mistico è un sognatore, cos’è l’uomo di mondo? Non è anch’esso un sognatore? Cos’è che dà gioia in queste cose senza nessuna importanza? Se è un bene essere ipnotizzati da argento e oro, non è meglio quando il mistico è ipnotizzato dal suo ideale divino di perfezione? L’argento e l’oro ci saranno di sicuro portati via; alla fine l’ideale di Dio del mistico durerà per sempre. Quando consideriamo come questa vita e le condizioni ambientali possono ostacolarci e limitarci, comprendiamo com’è che con tutte le nostre speranze cerchiamo ancora la solitudine, cerchiamo di stare con noi stessi, e chiudiamo gli occhi a tutte le cose effimere. La vita e le attività che sono rivolte a sperimentare i piaceri della vita, le fonti transitorie di gioia e piacere, svaniscono completamente di fronte a ciò che cerchiamo nella solitudine, dove ci sforziamo di raggiungere le cose interiori e durature. Anche se il nostro letto è confortevole, se la nostra casa contiene tutte le comodità che il cuore può desiderare, la mente subisce ancora ogni genere di tormento e il sonno non verrà. Possiamo riposare un po’, e stare tranquilli per riuscire ad avere pace; ma la vera inquietudine non se ne va mai. Ed è per attutire questa inquietudine che le persone assumono droghe e alcolici, e si perdono nell’inseguimento di cose comuni, per quanto non desiderabili. Ognuno si sforza di trovare un rimedio, che gli permetterà di realizzare la gioia, la soddisfazione e la pace che la sua vita interiore inconsciamente cerca; ma non può ottenerle. Se cerca di ottenerle tramite droghe o alcolici, ne diventa soltanto schiavo. Se, in mancanza di queste cose, cerca di soddisfare il suo desiderio tramite altri vizi, non troverà mai l’appagamento che cerca.

Andate dal mistico allora, sedete con lui quando siete stanchi di tutti gli altri rimedi che avete usato invano; andate e bevete una coppa di vino con lui. Il vino mistico è il rapimento interiore che elimina tutte le preoccupazioni, le ansietà, i dolori e le apprensioni del piano fisico e mentale. Tutte queste cose ora vengono eliminate per sempre. Il mistico è colui che è in pace, colui che sperimenta una felicità che altri non sperimentano, colui che insegna il modo per ottenere quella pace e quella felicità che sono l’eredità originaria dell’anima umana.

Il mistero del respiro ( I parte )

Per un mistico il tema del respiro è il più profondo tra i temi che riguardano misticismo e filosofia, perché il respiro è la cosa più importante nella vita. La vera vita di un uomo è il respiro. Egli vive quando il respiro è presente, e in assenza di respiro l’uomo viene definito un cadavere. Dopo la morte gli organi del corpo sono gli stessi di prima; la sola cosa che manca è il respiro.

Il respiro è quello che dentro di noi mantiene tutte le parti del corpo connesse l’una all’altra, perché lavorino insieme in stretta dipendenza l’una dall’altra; il respiro è ciò che permette all’uomo di muoversi, di mettere in azione i suoi muscoli, di mantenere l’intero meccanismo del corpo sempre in attività. Non esiste altra forza o potenza che il potere del respiro che si occupi di tutto questo.

Il mistico sa che è la regolarità della respirazione che determina una buona salute; e che l’irregolarità della respirazione provoca tutte le malattie. Molti istruttori e allievi di attività fisiche sanno che non sono gli esercizi e la pratica di quella disciplina a determinare lo sviluppo muscolare e a conferire forza e vigore al corpo; sanno, come i mistici del passato in India, che è una questione di respiro. Esercitarsi per un momento con l’aiuto del respiro farà di più che una giornata intera di esercizi svolti senza considerare l’aiuto della respirazione. Nel secondo caso i muscoli non possono essere sviluppati, mentre nel primo caso il corpo fisico si sviluppa col minimo allenamento fisico. Che questo è vero, è facilmente dimostrabile osservando i facchini alle stazioni ferroviarie in India.

A volte un uomo trasporta sulle spalle un peso che di norma con la sua struttura fisica non riuscirebbe a portare. Eppure quest’uomo non soltanto può sollevarlo, ma lo porterà anche camminando. E quando lo si osserva si scoprirà che il segreto consiste nel suo modo di respirare. Se non respirasse nel modo giusto non potrebbe trasportare un peso simile neppure per un brevissimo tratto.

Dato che l’uomo non può vederlo non crede che il respiro possa dare potere. Attribuisce importanza solo alle cose che può vedere, sentire, toccare. È così materialista che non riesce a vedere nulla oltre a quello che gli occhi fisici sono in grado di vedere. È come un cieco che può solo sentire e non vedere. Non può vedere che quella forza è qualcosa di più grande di una roccia. Com’è difficile per l’uomo percepire la verità delle parole della Bibbia che affermano che la fede smuoverà le montagne! Crede che le montagne siano più forti della fede. E lo stesso accade con tutte le altre cose fini e sottili della vita. Quanta importanza viene data allo studio delle scienze fisiche, mentre la conoscenza spirituale, la conoscenza più elevata, viene trascurata. È sempre stata data molta importanza allo sviluppo della forza fisica.

Quando poi prendiamo in considerazione la mente, scopriamo che il respiro ha a che fare anche con la mente. Il mistico sa che il respiro che percepiamo inspirando ed espirando dalle narici non è il respiro essenziale, ma solo il risultato di una corrente che scorre non soltanto attraverso il corpo, ma anche attraverso tutti i piani dell’esistenza umana. Quello che le narici percepiscono è il risultato dell’attività del respiro. Se così non fosse, non potremmo spiegare come la mente, che è assai più estesa e sottile del corpo, ed è un elemento separato, possa esercitare un effetto sul corpo, e il corpo sulla mente.

Ogni passione, ogni emozione ha il suo effetto sulla mente; ed ogni alterazione della mente, per quanto piccola, ha il suo effetto sul corpo dell’uomo. I medici in ogni epoca hanno riconosciuto che la tubercolosi è spesso il risultato di un costante stato d’ansia.

Che cosa tiene connesse mente e corpo? Che cosa mantiene sempre attiva la mente? Che cosa fornisce alla mente l’energia per creare immaginazioni, per creare pensieri, e non solo per crearli ma anche per conservarli con la facoltà che chiamiamo memoria; per mantenere la conoscenza ottenuta con la facoltà che chiamiamo ragione; per avere emozioni, che a volte possiamo sentire e a volte no? Dove tiene la mente tutte queste cose? Quale forza può esserci dietro tutte loro? Non è forse il respiro? Per questo il mistico studia il respiro, comprende e controlla il respiro, per avere controllo non soltanto sul corpo fisico ma anche sulla mente.

Dal punto di vista mistico, è evidente che c’è una forza, una corrente, un’affinità, che pervade e unisce tutti gli alberi e le piante di una foresta e che fa sì che ci sia il deserto senza di esse; che fa sì che le miniere di carbone abbiano il carbone, le miniere d’oro abbiano l’oro, che le miniere di zolfo abbiano zolfo. Questa forza, questa energia tiene uniti tutti questi elementi.

Lo stesso accade con le maree. Questo spiega perché le acque scorrono nella stessa direzione, se all’inizio tendevano verso sud, est, ovest o nord; spiega perché la superficie delle onde mantenga un ritmo. Ovunque guardiamo, sia che si tratti di cambi di stagione, di cambiamenti di clima, o anche di cicli costanti che la terra descrive nel suo viaggio, tutto questo mostra la stessa corrente sottostante, la corrente dell’intera natura, che è il vero respiro. Tutto l’universo procede con un certo ritmo; c’è una corrente, che tiene in movimento tutto l’universo.

È un unico respiro e tuttavia sono molti respiri.

Poi prendiamo in considerazione come le parti di un albero restino unite. Un unico albero e tuttavia i suoi rami, i suoi frutti e i suoi fiori vanno tutti in direzioni diverse. Ogni ramo ha una direzione diversa e tuttavia tutti restano uniti. Cos’è che dirige il vigore e la forza di un ramo e non degli altri in quella direzione, dato che tutti sono attaccati allo stesso tronco? Non è la corrente vitale che scorre in esso che dà una direzione al loro percorso? Fin quando scorre nell’albero, l’albero produce fiori e frutti.

Lo stesso accade con gli animali, gli uccelli, l’uomo. La stessa corrente vitale scorre attraverso tutti. L’uomo, come dicono le scritture, è l’essere ideale. È ideale perché gli è stata data l’intelligenza per percepire il segreto del respiro, che agli animali e agli uccelli rimane celato. La vita di tutte le creature è misteriosa e piena di meraviglia, ma soltanto l’uomo è stato benedetto con l’intelligenza che conferisce la possibilità di comprendere il segreto del respiro. Se esiste qualcosa di più durevole della nostra vita transitoria è questo, il segreto del nostro essere. È con esso che l’uomo è in grado di avere padronanza sulla vita, sia qui che nell’aldilà.