Aforisma del giorno

E’ Dio che, attraverso la mano dell’uomo, concepisce ed esegue i Suoi progetti nella natura.

Bowl of Saki, 12 Agosto, Hazrat Inayat Khan.

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Il Gruppo di Studio si propone di approfondire la conoscenza del Messaggio Sufi d'Amore , Armonia e Bellezza di Hazrat Inayat Khan in stretta, fraterna, costante collaborazione con the The Sufi Message -USA e l'amorevole guida di MURSHIDA NURIA STEPHANIE SABATO

Il Gruppo si occupa anche di pubblicare traduzioni italiane autorizzate di testi di Hazrat Inayat Khan italiano. Nella speranza che questo Messaggio di Libertà Spirituale porti consapevolezza nuova e viva alle nostre esistenze umane.
Chi fosse interessato ad approfondire e conoscere le attività del Movimento Sufi in italia contatti Ameena M.Grazia Fumagalli (Responsabile Nazionale Italia)

LA COPPA DI SAKILA VITA INTERIORE L'UNITA' DEGLI IDEALI RELIGIOSIMISTICISMO SUFILO ZIKAR CANTATO GENTILEMEMORANDAPREGHIERE SUFI

VILADAT DAY


Come si possa essere meglio accordati al nostro Maestro, è una questione che viene posta spesso. 

Ovviamente c’è la via del cuore, ma perché il cuore risuoni interiormente, è d’aiuto innanzitutto rivolgersi alla Storia, che descrive eventi in immagini visualizzate, ricreando così nel proprio cuore, l’atmosfera che è stata sperimentata in origine. 

Quando ci si focalizza molto indietro nella biografia davvero insolita del nostro Maestro, si scoprono numerose tracce di una condizione Regale, oltre a una sintonizzazione Spirituale, come pure speciali talenti musicali nella vita degli Antenati di Murshid in India. 

Maulabakhsh, il Nonno del nostro Maestro, un grande Patriarca Spirituale e un famosissimo musicista del Palazzo Reale, era Indù di nascita, ma successivamente aderì al Sufismo. 

Maulabakhsh sposò Khatidja Bibi, una lontana antenata di Tipu il Sultano, il grande Re del Mysore, alleato di Napoleone, che divenne famoso per aver incoraggiato l’attività religiosa di tutte le Fedi, oltre che per le iniziative culturali, industriali e commerciali di cui fu promotore. 

Khatidja Bibi, la Madre del nostro Maestro, fu data in matrimonio al famoso Musicista Indiano, Rahmat Khan, discendente di un grande mistico chiamato Jumma Sha, e anche di numerosi storici musicisti e mistici. 

Quando ci riferiamo alla Storia del nostro Maestro, è comprensibile che i fatti si siano evoluti in modo da avere una corrispondenza con la situazione nell’ultimo secolo. Tuttavia, una delle cose più sorprendenti è che il nostro Maestro è stato in molti casi più moderno di quanto ci si sarebbe aspettato nel suo tempo. Ottenne con successo la patente di guida a Parigi nel 1922, e guidò una delle vecchie Ford, che gli fu regalata da Henry Ford stesso, in seguito a un prezioso suggerimento datogli dal nostro Maestro, in relazione alle procedure produttive aziendali, consigliando inoltre Henry Ford di creare strutture scolastiche, educative, e culturali da mettere a disposizione dei lavoratori delle fabbriche di Detroit, che immediatamente sperimentarono un’enorme crescita produttiva che ebbe sempre più successo. 

Il nostro Maestro fu anche uno dei primi turisti negli Stati Uniti a sperimentare un viaggio con uno dei primi piccoli aerei da turismo. Abbiamo una fotografia di questo evento storico. Queste sono solo alcune tra le tante storie insolite e un’altra storia che voglio raccontarvi ci offre un esempio molto prezioso della modestia e della democrazia naturale di un cuore sensibile. 

Un giorno, quando avevo sei anni, sentendo che mio Padre stava andando a Parigi, lo supplicai di portarmi con sé, dicendogli che sarei stato in grado di aiutarlo a orientarsi in città, perché lui non sapeva parlare francese, mentre io sì. 

Dopo averlo implorato molto, mio Padre acconsentì, e quando uscimmo dal cancello del giardino di Fazal Manzil, ci dovemmo fermare perché c’era un uomo che stava facendo uno scavo nella strada di fronte al cancello. Quando lo vide, mio Padre si tolse il suo copricapo Persiano, stese la sua mano con cordialità e strinse la mano all’operaio che rimase completamente sconvolto da questa esperienza profondamente toccante. 

Molti anni dopo, mentre camminavo sulla stessa strada, un uomo anziano si avvicinò a me e mi chiese dove fosse il Re che viveva in quella casa, indicando il cancello di Fazal Manzil. Risposi che il Re che lo aveva salutato molti anni prima, non era il Re di un palazzo; era il Re del cuore di centinaia di discepoli. L’anziano uomo allora confessò che non sapeva né leggere né scrivere, che non credeva in Dio e che non era mai andato in Chiesa, ma la luce brillante che aveva visto negli occhi di quel Re era da allora costantemente con lui, e lo aveva guidato per tutta la sua vita. 

Mentre ricordavamo l’evento accaduto di molti anni prima quando io ero un bimbo di sei anni e lui stava facendo uno scavo quel giorno di fronte al cancello quando mio Padre gentilmente lo aveva salutato, quest’uomo anziano scoppiò in lacrime, mentre ci abbracciavamo al ricordo di quel Re. Mantenemmo un contatto fino allo scoppio della guerra. 

Questo episodio è sempre stato per me una preziosa lezione e un ammonimento a ricordare le parole del nostro Maestro che disse: “Come possiamo sapere chi è spirituale, e chi non lo è. Forse il più umile tra voi tutti in questa sala è il più spirituale di tutti”. 

Oggi celebriamo la nascita del nostro maestro. È un giorno felice. In passato veniva celebrato a Suresnes con grande gioia durante la Summer School. Il Salone Sufi veniva ricoperto di fiori, soprattutto rose gialle, offerti da ognuno tra le centinaia di Sufi che arrivavano da paesi molto lontani per quell’evento annuale, sebbene allora non ci fossero aerei, e il treno ci mettesse 14 ore da Amsterdam a Parigi. Occorreva un visto belga e francese per attraversare il confine, e all’arrivo, si era ricoperti della polvere dei fumi del treno. Gli Americani viaggiavano con una nave che impiegava giorni e giorni da New York al Porto di Calais, e poi ancora un treno e vecchi tram da Parigi a Suresnes. Ma la scomodità del viaggio non era un sacrificio per loro. 

In quella giornata speciale, i Mureed sentivano con grande intensità la radianza spirituale del Maestro, e apprezzavano profondamente la paterna attenzione che veniva loro offerta, oltre all’incoraggiamento per il lavoro di diffusione del Messaggio che svolgevano nei loro vari paesi. 

I rappresentanti nazionali avevano il privilegio di salire sul palco e leggere i loro rapporti annuali riguardanti le attività Sufi nei loro Paesi. 

In cambio, il Maestro offriva gratitudine e benedizioni, che toccavano il loro cuore profondamente. 

Sono passati quasi cento anni, ma l’energia di quei giorni felici continua a irradiarsi, travolgendo tutti noi in questo Viladat, quando apriamo i nostri cuori alla Chiamata del nostro Maestro. 



Pir- o- Murshid Hidayat Inayat Khan 

5 Luglio 2015

Disimparare

Message Papers, 8 Settembre 1925 

Miei Benedetti mureed 

Vorrei dirvi alcune parole sul tema del disimparare. È sempre difficile per alcuni mureed che mi hanno sentito parlare una volta della necessità di disimparare sul sentiero spirituale. Disimparare è un processo con cui ci si eleva al di sopra di quello che si è imparato. Non significa dimenticare quello che si è imparato, significa soltanto elevarsi al di sopra di quello che si è imparato. Quello che si impara nella vita è molto utile dopo aver raggiunto la realizzazione spirituale, per esprimerla. Ma può solo essere un ostacolo nel progresso sul sentiero spirituale se non si sa come disimparare. 

Che cosa significa imparare? Imparare significa fissare delle idee e renderle materiali. Quando un’idea è fissata nella mente, diventa tangibile; quella conoscenza diventa una sorta di velo per ogni altra conoscenza che può illuminare il sentiero nella vita. 

Veniamo ora alla domanda: come si disimpara? Si dimenticano le cose? Non è necessario dimenticare per disimparare. Disimparare è guardare le cose da un punto di vista opposto. In altre parole, vedere le cose da un'altra angolatura, altrettanto chiaramente di quanto si è in grado di vederle dall’angolatura da cui si è abituati a guardarle. È questa esperienza che porta alla perfezione. La conoscenza che fa rimanere l’uomo limitato è la conoscenza che non è disimparata. Ma quando un uomo ha disimparato, vede tutto nella vita da due angolature opposte, e questo gli dà una grande padronanza. 

Non sarete sorpresi quindi, miei mureed, di aver sentito dal vostro Murshid, quando avrebbe dovuto dire: “è sbagliato”, forse vi ha stupito dicendo: “va tutto bene”. Invece di dire ‘no’, potrebbe aver detto ‘sì’. È per aiutarvi a portarvi al punto di vista che è un punto di vista spirituale, guardando una cosa da due lati, da entrambi i lati. È proprio come guardare da entrambi gli occhi, per rendere completa una cosa. Sareste quindi sorpresi se vi si dicesse che non c’è una credenza stabilita per un Sufi? Sareste stupiti se vi si dicesse che Il Sufismo non è una fede particolare?

Equilibrio ( II parte)


Non è solo la forza o l’energia nervosa che consente all’uomo di stare sulla terra; oltre alla forza muscolare e all’energia nervosa c’è l’equilibrio. È l’equilibrio che consente all’uomo di stare in piedi e camminare senza cadere. In assenza di equilibrio l’uomo non riuscirà a stare in piedi né a camminare nonostante la sua forza muscolare e la sua energia nervosa. 

Quando pensiamo alla mente, è il ragionamento, è un’immaginazione che va lontano che rende un uomo riflessivo? No, è l’equilibrio. Ci sono molte persone che hanno un’immaginazione che può arrivare così lontano che possono fluttuare nell’aria per ore di seguito; e ce ne sono altre che hanno una ragione così potente che possono continuare a girare in tondo e non vanno a finire da nessuna parte. Se c’è qualcosa che rende l’uomo riflessivo, non è un grande ragionamento o un’immaginazione che va lontano: è l’equilibrio. 

È il sentire profondo del cuore, o il vivere in estasi spirituale che rende illuminata una persona? No, nessuna di queste due cose. Una persona può essere in estasi, vedere visioni, prodigi, e tuttavia potrebbe non essere chiamata spirituale. Una persona potrebbe avere idee religiose, potrebbe vivere una vita pia, avere alti ideali, e anche allora potrebbe non essere chiamata un’anima illuminata. Questo dimostra che per rendere il corpo come dovrebbe essere, per tenere la mente in ordine, per mantenerla in quella tonalità, è necessario l’equilibrio. Quando studiamo la natura, scopriamo che la crescita delle piante e la vita degli alberi dipendono dall’equilibrio. E quando pensiamo al cosmo e studiamo la condizione delle stelle e dei pianeti, la cosa essenziale che realizziamo è che l’uno sostiene l’altro, producendo il tal modo equilibrio. Tutte le distruzioni causate in natura, come le eruzioni vulcaniche, le alluvioni, i terremoti, provengono dalla mancanza di equilibrio. Finché la natura mantiene il suo equilibrio, l’abisso nel cuore della terra può rimanere com’è; la gente può camminarci sopra senza alcun danno. Tempeste e carestie, tutte le condizioni difficili causate dalla natura, mostrano che manca questo equilibrio; tutte le diverse calamità che accadono all’umanità sono causate dalla mancanza di questo equilibrio che è la garanzia della salute dell’umanità. 

Anche ciò che chiamiamo arte proviene da un senso equilibrato della linea e del colore, e ciò che chiamiamo ingegno nella scienza proviene dall’equilibrio tra percezione e concezione. 

Cosa impariamo da tutto questo? Che il segreto dell’esistenza dell’individuo quanto dell’intero cosmo consiste in una sola cosa, ed è l’equilibrio. Non sarebbe esagerato se dicessi che successo e fallimento sono provocati dall’equilibrio e dalla sua mancanza. 

C’è un’altra idea connessa a quello che chiamiamo equilibrio. La vita è movimento, l’equilibrio è qualcosa che lo controlla, ma il perfetto equilibrio controlla troppo il movimento, portandolo al tono dell’inerzia. Ad esempio, se la forza della mano destra fosse uguale alla forza della mano sinistra, se la gamba destra e la gamba sinistra fossero uguali, l’uomo non sarebbe in grado di lavorare o camminare. Se entrambi gli occhi avessero lo stesso potere di vista, una persona non sarebbe in grado di vedere. In questo modo l’equilibrio controlla tutto, ma troppo equilibrio distrugge tutto, perché troppo equilibrio porta immobilità. L’equilibrio ordinario, che non è completo, porta al successo. 

Ora l’idea più importante è sapere come l’equilibrio debba essere ottenuto e conservato. In risposta alla prima questione, come si debba ottenere l’equilibrio, direi che l’equilibrio c’è naturalmente, quindi non occorre ottenerlo. La questione è solo come conservare l’equilibrio e non come ottenerlo. L’influenza del nostro modo di vivere in questo mondo attivo ci mette sempre fuori equilibrio. Non importa quale direzione prendiamo nella vita, non importa quale sia la nostra occupazione, quali siano i nostri affari nella vita, c’è sempre una difficoltà nel mantenere equilibrio. 

I Sufi quindi hanno trovato una chiave per l’equilibrio, e questa chiave è isolarsi interiormente, e in tal modo ottenere un completo equilibrio dentro di sé. Ho già detto che equilibrio perfetto significa distruzione dell’azione, ma quando pensiamo che da mattina a sera la nostra vita non è nient’altro che azione, naturalmente non riusciamo a mantenere questo equilibrio. Preservando alcuni minuti per un periodo di meditazione, di silenzio, possiamo raggiungere quell’equilibrio completo per un momento, e poi, naturalmente, un equilibrio viene mantenuto nella nostra vita attiva. Sovente le persone commettono lo sbaglio di pensare che con l’aiuto della meditazione o del silenzio possono determinare un successo nell’attività. Se porta a un risultato positivo, è solo perché l’equilibrio completo nella meditazione rende capaci di mantenere l’equilibrio necessario all’attività. 

Successo, fallimento, progresso, ristagno, la propria condizione esistenziale, tutto deriva dalla condizione che una persona sperimenta dentro di sé. Un uomo di buon senso dirà: “Per questa ragione o per quella ragione hai avuto successo o hai fallito”. Una persona che è chiaroveggente dirà: “Poiché uno spirito o un fantasma ha detto questo o quello, le condizioni peggioreranno o miglioreranno”. L’astrologo dirà: “Poiché questa stella è nella sua casa o non è nella sua casa, stai sperimentando queste o quelle condizioni”. Ma secondo il pensiero Sufi la condizione della vita intorno a noi dipende assolutamente dalla condizione del nostro sé interiore. Perciò quello che occorre per cambiare le condizioni nella vita esteriore, o per armonizzarsi, è lavorare col proprio sé interiore per determinare il necessario equilibrio. 

Una volta che l’equilibrio è perso, è molto difficile ripristinarlo. In primo luogo spesso è difficile mantenere l’equilibrio nella vita di tutti i giorni, e una volta che lo si è perso c’è poca speranza di successo, di felicità, o di progresso. È proprio come un orologio guasto; non può funzionare finché non è stato messo di nuovo nel giusto equilibrio, e la stessa cosa è vera per la condizione dell’anima. Se una persona ha perso la sua ricchezza, se è diventata una spendacciona, se è diventata sconsiderata, tutte queste cose sono segni della sua perdita di equilibrio. Essere troppo tristi, essere troppo occupati, essere troppo pigri, tutti queste cose sono segnali di una mancanza di equilibrio. Tutto ciò che può essere definito troppo, è sempre fuori equilibrio. 

L’equilibrio è la sicurezza della vita, non solo nella nostra vita esteriore, ma anche nel mantenere meditazione e contemplazione. La gente in Oriente ha sempre considerato l’equilibrio la cosa più importante da mantenere nella vita. Tutti i diversi esercizi che hanno prescritto, sia sotto forma di religione che di devozione, o nell’ambito filosofico o psichico, hanno tutti lo scopo di mantenere equilibrio. Si deve mantenere equilibrio tra quello che è fisico e quello che è eterno essendo consci di entrambi. Non ci si deve immergere così profondamente nell’eternità da non sapere più che ora sia, né essere così presi dal corporeo da essere inconsapevoli dell’immortalità. Come ci sono la notte e il giorno, così c’è il cambio di consapevolezza dal fisico allo spirituale, e dallo spirituale al fisico. Mantenendo un equilibrio tra queste due condizioni una persona conduce una vita completa. 

L’equilibrio è qualcosa che si trova di rado tanto tra i mistici quanto tra gli altri. Quando ci interessiamo a qualcosa, è nella nostra natura volere quella cosa sempre di più, che sia spiritualità o qualcosa di materiale. Se diventiamo molto spirituali e non siamo abbastanza materiali, perdiamo il mondo. Se non fossimo stati destinati a vivere in questo mondo, non saremmo stati mandati qui. 

Equilibrio


Se guardiamo il mondo con gli occhi del veggente, vedremo che le persone che vengono chiamate sagge e le persone che vengono chiamate sciocche sono molto più simili le une alle altre di quanto comunemente si pensa che siano: a causa del loro stato non equilibrato le loro diverse occupazioni sono molto più simili tra loro di quanto sembri. La persona che vede il bene negli altri vedrà sempre più bene. La persona con una tendenza a cercare errori vedrà così tanti errori che alla fine persino il bene sembrerà male ai suoi occhi: gli occhi stessi sono cattivi.

C’è molta più probabilità che cada una persona che corre rispetto a una che cammina. L'attività stessa provoca una caduta; l’attività tende a crescere sempre più, e per questo si perde l’equilibrio. A volte una persona non ha equilibrio nel dire la verità. Dice: “Io dico la verità” indipendentemente dal fatto che sia armoniosa con ciò che la circonda, che la gente sia pronta a riceverla. Dice: “Io dico la verità, e voglio lottare con tutti perché dico la verità!” Quindi è molto importante che si impari la lezione del riposo. 

Quando parliamo siamo inclini a parlare sempre di più, e ci piace così tanto parlare che parliamo senza considerare se qualcuno vuole ascoltarci. Diciamo quello che non vogliamo veramente dire; poi pensiamo: “Perché ho insultato quella persona? Perché ho raccontato il mio segreto a qualcun altro?”

Saadi, il grande poeta Persiano, dice: “O intelligente, a che serve la tua intelligenza, se poi ti penti?” 

Qualsiasi cosa facciamo, buona o cattiva, aumenta in noi sempre di più. Se un giorno una persona pensa alla musica per cinque minuti, il giorno dopo quel pensiero continuerà per mezz'ora. Se un giorno pensa alla poesia per dieci minuti, il giorno dopo quel pensiero continuerà per un’ora. Se una persona ha un piccolo pensiero di rancore, inconsciamente il pensiero crescerà finché la sua mente sarà piena di rancore. Ogni peccato accade in questo modo. Zaratustra distingue tre tipi di peccato: il peccato di pensiero, il peccato di parola, e il peccato d’azione. Avere un pensiero di rancore, il pensiero del male, è come fare il male, e quando una persona commette un’azione cattiva allora il male è concreto. 

Abbiamo equilibrio di pensiero quando possiamo vedere le cose non solo dal nostro punto di vista, con le idee e i sentimenti in cui ci siamo formati, ma da tutti i lati. La persona unilaterale non ha equilibrio. 

Supponete di essere molto patriottici e di vedere tutto dal punto di vista del patriottismo, e di andare da un commerciante di ferramenta e di chiedergli di vendervi certe cose ad un certo prezzo. Ma il commerciante di ferramenta è un uomo povero e, neppure per uno scopo patriottico, può vendere le cose a quel prezzo. Dopo tutto è un commerciante di ferramenta e pensa al suo commercio; non si può pretendere che veda coi vostri occhi patriottici. Una persona pensa solo al patriottismo; un’altra dice: “Dio salvi il commercio”. Una terza persona che è un musicista dice: “Sono matti, pazzi! La musica è la sola cosa che conta”. Il poeta dice: “La poesia è la sola cosa importante al mondo”. Ognuno pensa soltanto a quello in cui è attivo. Una persona devota esagera la sua devozione così tanto che in lei non c’è altro che devozione, il che alla fine diventa ipocrisia. 

Si chiederà: “Cos’è l’equilibrio, e come possiamo raggiungerlo?”. Innanzitutto c’è l’equilibrio di attività e riposo, di sonno e veglia. Se una persona pensa che dormendo molto diventerà grande e perciò dorme molto, diventerà un mostro invece che un uomo, perché il corpo, che ci è stato dato per fare esperienza del mondo, non viene usato. Se non si dorme per nulla, in pochi giorni si avrà un esaurimento nervoso. Se si digiuna molto, sicuramente si diventerà molto eterei, si vedrà nell’altro mondo, negli altri piani; se una persona ha appreso la via dell’ispirazione, l’ispirazione arriverà. Ma questo corpo, questi sensi, si indeboliranno, e così non si sarà più in grado di fare esperienza del mondo, motivo per cui ci sono stati dati. L’eccesso è indesiderabile in ogni cosa, buona o cattiva che sia. 

Dormire e stare svegli, mangiare e digiunare, essere attivi e stare fermi, parlare e stare in silenzio, tutto questo deve avere equilibrio. Il Sufi insegna il controllo dell’attività del corpo, l’equilibrio del corpo, mettendosi in una posizione, in una postura con dei movimenti, il che include namaz, wazifa e zikar. Insegna l’equilibrio della mente con la concentrazione. Sedersi a casa e chiudere gli occhi non è concentrazione. Anche se gli occhi sono chiusi, i pensieri vanno avanti. Si deve scegliere il giusto oggetto per la concentrazione. 

Con la concentrazione e la meditazione una persona sperimenta l’estasi, la più grande felicità e beatitudine. Per questo è necessaria la guida del Murshid, altrimenti si perderà l’equilibrio. 

A un discepolo fu insegnata dal Profeta Maometto una pratica tramite la quale sperimentò l’estasi. Dopo alcuni giorni andò a portare frutta e fiori che offrì al Profeta, ringraziandolo moltissimo e dicendo: “La lezione che mi hai insegnato è stata di grandissimo valore per me; mi ha procurato una tale gioia. Le mie preghiere, che di solito duravano pochi minuti, ora durano tutto il giorno”. Il Profeta disse: “Sono felice che questa lezione ti sia piaciuta ma, per favore, da oggi abbandonala”.

Con il controllo del sé una persona sperimenta il piano più alto in cui tutti gli esseri sono uno solo. La guida del maestro, del Murshid, è necessaria; nessuno può fare questo da solo. E se qualcuno potesse, si interesserebbe così tanto a quello che sperimenta là, che si assenterebbe da questo mondo; ne risulterebbero distrazione, persino follia e molte altre conseguenze negative. 

L’estasi è la più grande felicità, la più grande beatitudine. Una persona pensa sempre: “Sono quello che vedo; questa piccola quantità di carne e sangue, ossa e pelle è l’io”. Grazie all’estasi la consapevolezza è liberata da questo corpo, da questo imprigionamento; fa esperienza della sua vera esistenza al di sopra di tutto il dolore, la sofferenza, e le preoccupazioni. Questa è la gioia più grande. Sperimentarla, e mantenere il controllo del corpo e dei sensi tramite i quali sperimentiamo tutta la vita di questo mondo, questo è avere equilibrio. Questo è lo stato più alto.

Pirani Amina Begum Inayat Khan



8 Maggio 1892 

Un giorno nostro Padre chiamò nostra Madre nella Stanza Orientale, insieme a tutti noi quattro i figli. In quell’occasione speciale nostro Padre diede a nostra Madre una benedizione dicendo: “A partire da oggi tu sei la Pirani”. E aggiunse: “Senza il tuo incessante aiuto, giorno e notte, non sarebbe mai stato possibile portare il Messaggio Sufi al mondo Occidentale”. 

Allora, mentre teneva la mano di nostra Madre, nostro Padre disse a noi bambini, con grande tenerezza nella sua amorevole voce: “Bambini, congratulatevi con la vostra Amma (Madre) in questa occasione davvero straordinaria”. E aggiunse: “Voglio che voi, e anche le generazioni future, sappiate che la vostra Amma è la prima ed unica Pirani del Messaggio Sufi d’Amore, Armonia e Bellezza del vostro Abba. È un vostro dovere molto sacro fare in modo che questa storica cerimonia non sia mai dimenticata”. 

Poi nostro Padre annotò su un foglio la parola Pirani e spiegò che è l’equivalente femminile di Pir-o-Murshid, dicendo che doveva essere usato soltanto dalla Begum del Portatore del Messaggio d’Amore, Armonia e Bellezza. 

La Biografia cita le seguenti parole di nostro Padre: “Le prove che la mia vita era destinata ad attraversare non furono di carattere ordinario e certamente non furono una prova da poco per lei. Una vita come la mia, che era interamente dedita alla Causa, e che era più o meno coinvolta nelle attività sempre crescenti del Movimento Sufi, naturalmente mi impediva di avere la considerazione e l’attenzione che dovevo alla mia casa e alla mia famiglia. Ero costretto a trascorrere la maggior parte del tempo fuori casa, e quando ero a casa, ero sempre pieno di impegni, e naturalmente ricadeva su di lei accogliere sempre gli ospiti con un sorriso in ogni circostanza. Se non fossi stato aiutato da lei, nella mia vita, gravata da pesanti responsabilità, non mi sarebbe mai stato possibile dedicarmi interamente all’Ordine, come faccio. È con il suo incessante sacrificio che lei ha dimostrato la sua devozione alla Causa”. 

Nostro Padre lasciò Suresnes per andare in India nel 1926, da dove non ritornò mai perché il destino aveva deciso che fosse in quel modo. Dopo una serie di conferenze tenute in molte città, particolarmente a New Delhi, presto arrivò il giorno in cui il cielo divenne pallido e grigio, e la “Chiamata del Ritorno” portò via tutti i giorni felici, lasciandosi dietro nient’altro che dolore e lacrime. 

La voce di nostro Padre, dentro il cuore spezzato di nostra Madre risuonava ogni giorno e ogni notte dicendo: “Non essere ansiosa, mia Sharda. Al Suo servizio devo andare, anche se separarmi è duro da sopportare, ma è Dio che vuole così”. 

“Ma ora io non sarò più”, diceva lei, e ancora e ancora, con la scusa del dovere, Pirani Ameena Begum, faticava da mattina a sera, prendendosi cura dei suoi “Quattro Rubini”, e nessuno saprà mai, quanto vicina “Ora Ray” arrivò al santuario dell’Ideale Divino, dove soltanto possono stare coloro i cui cuori risplendono come dorati “Raggi Aurei”. 

Pirani Ameena Begum morì a Parigi il 1 Maggio 1949, ma la chiamata interiore del suo “Rosario di Cento Grani” vivrà e vive per sempre. 

Murshid Hidayat Inayat Khan 

“Once upon a time”

Reazione

Parigi -13 Dicembre 1924

Ogni condizione, favorevole o sfavorevole, in cui una persona si trova, e ogni persona, gradevole o sgradevole alla cui presenza si trova, la induce a reagire. Da questa reazione dipendono la felicità di un uomo e il progresso spirituale di un uomo. Se ha il controllo su questa reazione, significa che sta progredendo. Se non ha controllo su di essa, dimostra che sta andando indietro. Se prendete due persone, una saggia e una sciocca, quella saggia reagisce più intensamente di quella sciocca. Se prendete una persona grossolana e una persona fine, quella fine naturalmente reagisce più di quella grossolana. Se prendete una persona giusta o una persona ingiusta, naturalmente la persona giusta reagisce più di quella ingiusta. Se prendete una persona spirituale e una persona materiale, naturalmente una persona spirituale reagisce più di quella materiale. E tuttavia è contrario alla padronanza quando non si ha alcun controllo su questa reazione. Una persona, fine, spirituale, sensibile, saggia e giusta, e tuttavia senza controllo sulla sua reazione, è incompleta. E questo dimostra che anche diventare fini, giusti e spirituali non è sufficiente, perché tutte queste cose, rendono fini, più sensibili, e nello stesso tempo indeboliscono contro le influenze disturbanti della folla. Questo dimostra che una persona, giusta, saggia, spirituale e fine, e tuttavia debole, non è perfetta.

L’equilibrio della vita è essere fini come un filo ed essere forti come un cavo d’acciaio. Se non si mostra questa resistenza e forza di sopportare le influenze avverse e disturbanti in mezzo alle quali si deve sempre stare nella vita, certamente si mostra una debolezza e una mancanza di sviluppo. In primo luogo questa reazione ci dà una certa dose di vanità. Sentiamo: “Sono migliore dell’altro che mi disturba”. Ma certamente non possiamo dire: “Sono più forte dell’altro che mi disturba”. Quando non riusciamo a tollerare le condizioni intorno a noi potremmo pensare di essere superiori, non riusciamo a sopportare le condizioni; ma in realtà le condizioni sono più forti quando non riusciamo a sopportarle. Se siamo nati sulla terra, se siamo destinati a camminare sulla terra, non possiamo sognare il paradiso quando dobbiamo rimanere saldi in tutte le condizioni che la terra ci pone di fronte. Quando una persona progredisce verso la spiritualità deve tener presente che insieme al suo progresso spirituale deve rafforzare se stessa contro le influenze che disturbano. Altrimenti, deve sapere che nonostante tutto il desiderio di fare progressi sarà tirata indietro contro la sua volontà dalle condizioni, dalle circostanze.

Ci sono quattro modi diversi in cui una persona reagisce: con l’azione, con la parola, col pensiero, col sentimento.

Un’azione produce un risultato preciso, la parola produce un effetto, il pensiero produce un’atmosfera, il sentimento produce condizioni. E quindi nessun modo in cui una persona reagirà sarà senza effetto. Una reazione sarà percepita rapidamente o lentamente, ma sarà percepita sicuramente. E molto spesso una reazione non è soltanto gradevole per se stessi, ma anche per un altro. Una persona che risponde a un insulto insultando un altro è allo stesso livello; chi non risponde sta al di sopra di esso. E in questo modo possiamo sollevarci al di sopra delle cose contro cui reagiamo, se solo sappiamo come volare. Significa volare al di sopra delle cose invece di opporsi come una persona materiale si opporrebbe ad esse. Come è possibile definirsi spirituali se non si riesce a volare? Questa è la prima condizione per essere spirituali.

L’intero meccanismo di questo mondo è un’azione e una reazione, sia nel mondo oggettivo che nel mondo delle persone. Soltanto, in una persona c’è la possibilità di sviluppare quello spirito che è chiamato spirito di padronanza. E questo spirito si sviluppa facilmente ed è meglio sviluppato cercando di ottenere il controllo sullo spirito di reazione. La vita ci offre abbondanti occasioni da mattina a sera per esercitare questa lezione. Ogni mossa, ogni cambiamento che facciamo, siamo posti di fronte a qualcosa di gradevole o sgradevole, armonioso o disarmonico, situazione o persona che sia. Se reagiamo in modo automatico non siamo migliori di una macchina, e non siamo diversi da migliaia e milioni di persone che agiscono in modo automatico. Ma se possiamo rintracciare in noi stessi un’eredità divina, un’eredità che è chiamata padronanza, è scoprendo il controllo della reazione contro le influenze. In teoria è semplice, è facile; in pratica è la cosa più difficile che ci sia da padroneggiare, da vincere. E quando pensiamo all’utilità di questo sviluppo scopriremo che non c’è nulla al mondo che sia più necessario e più importante di questo sviluppo. Se c’è una forza da trovare nel mondo, è questa forza dentro se stessi. E la prova che si possiede questa forza è quando si è in grado di controllare la propria reazione. Il controllo preserva la dignità, conserva l’onore. È il controllo che mantiene il rispetto, ed è il controllo che fa rimanere un uomo saggio. Perché è facile essere saggi, ma è difficile continuare ad essere saggi. È facile pensare, ma è difficile continuare ad essere una persona riflessiva.

Sovente la gente mi ha chiesto se esiste qualche esercizio, se c’è qualche studio, se c’è qualcosa che si può fare per sviluppare forza di volontà. E io ho risposto: “Sì, ci sono molti esercizi e molti modi”, ma questo è l’esercizio migliore e più semplice che si può fare senza che ci venga insegnato: avere sempre sotto controllo la propria reazione. Le parole: “Non riesco a sopportare, non riesco a tollerare, non riesco a resistere, non riesco a reggere, non riesco ad avere pazienza”, per me significano tutte: “Sono debole”. Dicendo questo ammettiamo con altre parole, con parole migliori, che siamo deboli. E può esserci una persona al mondo che sia un nemico peggiore della nostra stessa debolezza? Se il mondo intero fosse nostro amico, quest’unico nemico basterebbe a distruggere la nostra vita: la nostra debolezza. Quando questo nemico viene sconfitto possiamo resistere contro tutto ciò che entrerà in conflitto con noi.

Ora la questione è come ci si deve mettere al lavoro in questa direzione. Si deve anche prendere in considerazione la propria condizione fisica. Il sistema nervoso deve essere nella giusta condizione. È a causa del nervosismo che l’uomo va di male in peggio. E anche una brava persona con buone intenzioni potrebbe rivelarsi diversa, perché potrebbe avere buone intenzioni, ma non può metterle in pratica perché i suoi nervi sono deboli. Ha bisogno dell’abitudine al silenzio, alla concentrazione, alla meditazione. Una persona che continua a parlare incessantemente o a fare cose, e non medita un attimo, che non si riposa, non può controllare il suo sistema nervoso, non può mantenerlo in ordine. Se c’è qualcosa che può controllare il sistema nervoso è la giusta respirazione; e quando la giusta respirazione viene fatta con concentrazione, con un pensiero connesso ad essa, allora il sistema nervoso viene notevolmente rafforzato. Tutta la forza dei mistici, degli Yogi, è venuta da queste pratiche che mantengono il sistema nervoso sotto controllo. Inoltre, ci sono molte cose che causano infelicità, e mantenendo il sistema nervoso sotto controllo possono essere evitate.

Se consideriamo la cosa da un punto di vista più elevato, questo si può fare rifiutando gli impulsi che a volte insorgono all’improvviso, e chiedono la loro risposta. Ciò che viene chiamato rinuncia di sé in realtà è questo, che si devono controllare i propri pensieri, desideri, voglie e passioni. Ma questo non significa ritirarsi dalla vita del mondo. Significa tenere se stessi sotto controllo.