Aforisma del giorno

Il fallimento arriva quando la volontà si arrende alla ragione.

Bowl of Saki, 22 Gennaio, Hazrat Inayat Khan.

Benvenuto

Il Gruppo di Studio si propone di approfondire la conoscenza del Messaggio Sufi d'Amore , Armonia e Bellezza di Hazrat Inayat Khan in stretta, fraterna, costante collaborazione con the The Sufi Message -USA e l'amorevole guida di MURSHIDA NURIA STEPHANIE SABATO

Il Gruppo si occupa anche di pubblicare traduzioni italiane autorizzate di testi di Hazrat Inayat Khan italiano. Nella speranza che questo Messaggio di Libertà Spirituale porti consapevolezza nuova e viva alle nostre esistenze umane.
Chi fosse interessato ad approfondire e conoscere le attività del Movimento Sufi in italia contatti Ameena M.Grazia Fumagalli (Responsabile Nazionale Italia)

LA COPPA DI SAKILA VITA INTERIORE L'UNITA' DEGLI IDEALI RELIGIOSIMISTICISMO SUFILO ZIKAR CANTATO GENTILEMEMORANDAPREGHIERE SUFI

LA CULTURA DELL’ANIMA (Metafisica IV)

Amati di Dio, 

il mio argomento questa sera è “La cultura del cuore”. Ci sono molte persone nel mondo che forse non credono che ci sia un’anima. Alcuni ritengono che possa esserci un’anima, altri credono che ci sia un’anima, ma non sanno che cosa sia. La vita dell’uomo può essere divisa in due aspetti. Un aspetto è la parte della sua vita che lui può comprendere, e l’altra la parte della sua vita che lui non conosce, che è l’anima. Gli occhi non possono vedere se stessi, ma poiché possono vedere tutte le altre cose sappiamo che abbiamo gli occhi per vedere. Così l’anima è il nostro vero sé, e l’anima che vede tutte le cose non può vedere se stessa, ma il fatto stesso che l’intero universo è riflesso in essa dimostrerà a un pensatore profondo che c’è un’anima. 

Senza dubbio le persone di diverse nazioni e i seguaci di diverse religioni immaginano e spiegano l’anima in modo diverso, e non c’è dubbio che per uno studente conoscere di più sull’anima con lo studio di diverse scritture e diversi libri è difficile, quasi impossibile. Quando qualcuno andò dal Profeta Maometto e gli chiese una spiegazione dell’anima, il profeta rispose: “L’anima è un’attività di Dio”. È così vero eppure non spiega nulla a una persona che vuole una spiegazione a parole. 

Tutte le cose che sono comprensibili le parole possono spiegarle, ma per l’anima che va oltre la comprensione umana, le parole sono troppo inadeguate a spiegarla pienamente. Ma alla domanda: “Come può allora una persona realizzare la sua anima?”, si può rispondere: “Con la cultura interiore”. 

Ci sono due modi di imparare. Imparare dall’interno, e imparare dall’esterno. Quello che impariamo dall’esterno è chiamato “erudizione” e quello che impariamo dall’interno “culto interiore”. Sovente la gente confonde intelletto con saggezza. Spesso la gente usa la parola ‘saggezza’ per ‘intelletto’ e ‘intelletto’ per ‘saggezza’. La gente confonde anche ‘intelligente’ con ‘saggio’ e ‘saggio’ con ‘intelligente’. In realtà il saggio può essere intelligente, ma l’intelligente mondano non è necessariamente saggio. Mentre la saggezza viene imparata dall’interno, la conoscenza intellettuale è acquisita dall’esterno. Dato che è necessario vivere nel mondo la conoscenza intellettuale deve essere acquisita, ma è ancor più necessaria per soddisfare il desiderio ardente della nostra anima, di raggiungere la conoscenza interiore che è chiamata saggezza. Come gli occhi senza il potere della vista sono ciechi, così senza illuminazione dell’anima la conoscenza intellettuale non è nient’altro che nebbia. 

Quando un’anima nasce sulla terra porta dal cielo la vista, che è la luce dell’anima, ma man mano che un bambino cresce nel mondo la sua intelligenza, coperta dalle impressioni che provengono dal mondo esterno, copre la luce, finché, invece di semplici tende i volumi di impressioni per così dire costruiscono un muro, che copre gli occhi dell’uomo dalla sua luce, la luce che l’uomo eredita come sua eredità divina. Nella Bibbia si dice: “Sollevate in alto la vostra luce, nessuno dovrebbe coprire la luce sotto un moggio”. 

L’essere esterno dell’uomo col tempo diventa come una tomba sulla luce che è dentro di lui, coprendo la sua luce e lasciandolo nell’oscurità. L’obiettivo dei cercatori della Verità è la ricerca di questa luce; la storia più famosa nelle ‘Mille e una Notte’, Aladdin, in cerca della lampada, è simbolica di questa idea. Ciò che occorre innanzitutto nella ricerca di questa luce è risvegliare la facoltà dell’amore che in genere diventa congelata a causa delle esperienze spiacevoli della vita. senza dubbio l’amore è divino, è una corrente divina; ma se una persona ha perso la sua pazienza prima di raggiungere questa corrente divina, che è nella profondità della terra, si ritrova nel fango, perché l’acqua è ancora più in profondità. La prima lezione dell’amore è l’altruismo, ed è il risveglio dell’amore nel cuore dell’uomo che è la rinascita, il vero inizio della sua vita. La storia di Aladdin dice che per prima cosa aveva amato la principessa, ed è stata lei che ha desiderato che le fosse portata la lanterna, che ha condotto lui sul sentiero della luce. 

È l’elemento amore che dovrebbe essere risvegliato invece di una ricerca intellettuale della Verità. Quante persone ci sono che stanno cercando la Verità nei libri! Lasciate che studino nelle biblioteche, ci sono molti più libri di quanti possano leggere in tutta la loro vita. Altri cercano prodigi, miracoli. Alcuni desiderano comunicare con gli spiriti, altri desiderano acquisire un qualche potere magnetico o magico per realizzare lo scopo della loro vita. Costoro non stanno cercando la Verità, stanno cercando le cose che spesso rendono l’uomo più egoista, più superstizioso, più confuso, più coperto e più stupido. 

Il solo desiderio che l’anima ha è di raggiungere le proprie profondità, di trovare la propria bellezza, le proprie ricchezze, la sua felicità e la sua pace. È come se l’anima avesse posseduto un dominio e questo dominio le fosse stato tolto. Nella storia di Aladdin si racconta che dopo aver iniziato il viaggio sul sentiero dell’amore, trovò un Derviscio seduto al bordo della strada, e Aladdin gli chiese gentilmente dov’era quella lanterna, è come poteva raggiungere il luogo. Questo spiega che la guida spirituale e il maestro, che nella lingua Indù è chiamato ‘Guru’, è necessario per procedere nella ricerca della luce. Nessuno in Oriente penserebbe neppure per un attimo di viaggiare sul sentiero spirituale senza una guida. 

Quante persone nel mondo Occidentale, lavorando da soli leggendo libri di Yoga Indù, hanno perso la loro strada e confuso la loro mente, perché c’è sempre il pericolo di perdere la propria mente quando una persona gioca con il grande culto senza la guida personale di un maestro. Anche per cantare l’insegnante di canto deve essere consultato; quando si è ammalati il consiglio del medico è necessario. L’uomo da solo non è autosufficiente, in ogni ambito della vita occorre una guida. Ma c’è un’altra importante fase che ha poco a che fare con il maestro, ed è la responsabilità del discepolo. Il maestro mostra la via, ma il discepolo deve viaggiare. Se il maestro mostra la via e il discepolo sta fermo, dopo mille anni è ancora lì dov’era, e non è colpa dell’insegnamento. 

Nel culto spirituale, sono necessarie anzitutto la fede e la fiducia, la fiducia è necessaria innanzitutto in se stessi e poi nella guida che mostra la strada. Poi sopraggiunge un periodo di nebbia in cui non si sa se i, treno sta andando avanti o indietro, ed è possibile che quando va indietro sembri che vada avanti, e quando va avanti sembri che vada indietro; ed è naturale che quando sta fermo si senta che sta andando, e quando sta andando potrebbe sembrare fermo. L’uomo troppo ansioso riguardo al suo progresso, perderà la sua battaglia, ma chi ha fiducia e spera, chi è saldo e costante, chi non è curioso ma serio, chi si addentra in esso con tutto il cuore, prima o poi vincerà la sua battaglia. 

Una volta che si è ottenuta la luce, una volta che si ha in mano la lanterna di Aladdin, allora il sentiero in questo mondo e nel prossimo è chiaro, un sentiero che è pieno di spine, pieno di buche, pieno di pericoli di ogni genere, un sentiero pieno di difficoltà per ricchi e poveri, forti e deboli, per l’assennato e gli sciocchi, quel sentiero allora diventa più facile, la forza viene da sé. La vita ad ogni passo sembra di più sotto il proprio controllo, e ad ogni tappa del viaggio arriva una nuova speranza, nuove esperienze, nuova vita, nuova forza, oltre che luce, bellezza, gioia e pace che sono, per così dire, il regno dell’anima dell’uomo.

La purezza della vita

La purezza della vita è il tema centrale di tutte le religioni che sono state date in tutte le epoche all’umanità, perché la purezza non è solo un’idea religiosa ma è il risultato della natura della vita stessa e la si vede in una forma o nell’altra in ogni creatura vivente. È la tendenza di tutti gli animali e gli uccelli a lavare il loro pelo e le loro piume e a trovare un luogo pulito in cui vivere o mettersi a sedere, ma negli esseri umani questa tendenza è ancora più pronunciata. Un uomo che non si è elevato al di sopra della vita materiale mostra questa facoltà nella pulizia fisica, ma dietro a questo si nasconde qualcos’altro, e questo è il segreto di tutta la creazione e la ragione per cui il mondo è stato creato. 

La purezza è il processo attraverso il quale il ritmo della vita si manifesta, il ritmo di quello spirito insito che ha operato in tutte le epoche nel minerale e nella pianta, nell’animale e nell’uomo, perché il suo sforzo attraverso tutte queste esperienze è quello di arrivare alla realizzazione dove si ritrova puro, puro in essenza, puro da tutto ciò che influisce sulla sua condizione originaria. L’intero processo di creazione e di sviluppo spirituale serve a dimostrare che lo spirito che è vita e che nella vita rappresenta il Divino si è avviluppato in innumerevoli pieghe, e in questo modo è, per così dire, disceso dal cielo sulla terra. 

Di questo processo si parla in termini occulti come involuzione e quello che segue è noto come evoluzione o togliere l’involucro dell’essenza divina dalle pieghe della materia che la ricoprono. Il senso di questo bisogno di liberare lo spirito da quello che lo ostruisce e lo lega è quello che è chiamato purezza, in qualunque momento della vita sia sentito. È in questo senso che potremmo intendere il detto: “La pulizia è a un passo dalla devozione”. Nella lingua Araba la parola per purezza è saf dalla cui radice deriva il nome Sufi. Alcuni degli antichi Ordini Sufi erano chiamati i Fratelli, o i Cavalieri della Purezza, e questo non allude alla purezza fisica ma all’evolversi dello spirito verso la sua condizione originaria: l’essere puro del metafisico o la pura ragione del filosofo. La parola sophia o saggezza pura ha la stessa derivazione. 

Nell’uso comune della parola puro ritroviamo lo stesso significato. Ad esempio, quando parliamo di acqua pura o di latte puro, intendiamo esprimere l’idea che la sostanza originale non è mischiata con nessun elemento estraneo. Quindi una vita pura è il termine usato per esprimere lo sforzo da parte dell’uomo di mantenere il suo essere spirituale incontaminato dai falsi valori della vita mondana. È la costante ricerca del sé originario, il desiderio di raggiungerlo, e gli strumenti per recuperarlo, che solo può essere chiamato purezza della vita, ma il termine può essere applicato con lo stesso significato a qualsiasi parte della vita di un uomo. 

Quando viene usato per quello che si riferisce al corpo denota l’idea che quello che è estraneo al corpo non deve essere lì. Questo è il primo stadio della purezza. Quando di una persona si dice che è pura di mente, non significa che solo quello che è naturale per la mente rimane lì e tutto quello che non è naturale è stato eliminato? 

Questo porta alla domanda su cosa è naturale per la mente, e per dare una risposta non possiamo fare cosa migliore che prendere in esame la mente di un bambino piccolo. Cosa vi troviamo? Prima di tutto la fede, la tendenza naturale alla fiducia; poi l’amore, la tendenza naturale all’affabilità e all’affetto; poi la speranza, la naturale aspettativa di gioia e felicità. Nessun bambino è un non credente naturale. Se fosse così non potrebbe imparare nulla. Quello che sente e quello che gli viene detto viene accettato dalla mente che è pronta a credere, ad ammirare e ad aver fiducia. È l’esperienza della vita, la vita del mondo in cui regna l’egoismo, che rovina la bellezza della mente del bambino che per natura è un credente, un amico naturale pronto a sorridere ad ogni volto, un ammiratore naturale della bellezza pronto a vedere senza critiche e a ignorare tutto ciò che non lo attrae, un amante naturale che non sa odiare. 

Tale è la mente originale dell’uomo e tale è la sua condizione. Non è il peccato che è originale ma la purezza, l’originale purezza di Dio stesso. Ma dato che la mente cresce e viene nutrita dalla vita nel mondo, quello che non è naturale viene aggiunto ad essa e al momento queste aggiunte, quando arrivano, sembrano desiderabili, utili o belle. Creano un altro tipo di mente che a volte è chiamata ego o falso sé; rendono un uomo intelligente, istruito, brillante e molte altre cose. Ma al di sopra e al di là di tutto questo si trova l’uomo di cui si può dire che è puro di mente. 

Quando pensiamo a questo, sorge la domanda: “Se è così, allora è desiderabile far rimanere un bambino sempre bambino così non imparerà mai le cose che fanno parte della vita nel mondo?” Chiedere questo è chiedere: “Allora è desiderabile che lo Spirito rimanga sempre in cielo e non venga mai per niente sulla terra?” 

La risposta è che la vera esaltazione dello Spirito è nel fatto che sia venuto sulla terra e qui abbia realizzato la sua esistenza spirituale. Ed è questa la perfezione dello Spirito. Quindi tutto ciò che il mondo dà in materia di conoscenza, in materia di esperienza o di ragione, tutto ciò che l’esperienza personale di un uomo e quella degli altri insegna, tutto questo si impara dalla vita, dai suoi dolori e dalle sue delusioni, dalle sue gioie e dalle sue opportunità, tutte queste esperienze contraddittorie ci aiutano a diventare più pieni d’amore e con una visione più ampia. Se un uomo è passato attraverso tutte le esperienze e ha mantenuto alto il suo spirito e non ha permesso che fosse macchiato, allora di quest’uomo si può dire che sia puro di mente. La persona che può essere chiamata pura perché non ha avuto nessuna conoscenza né del bene né del male in realtà è soltanto un sempliciotto. Attraversare tutto ciò che porta via la purezza originale, e tuttavia elevarsi al di sopra di tutto ciò che cerca di travolgere e trascinare in basso, questo è spiritualità, la luce dello spirito tenuta alta e che arde chiara e pura. Questo è lo sforzo di tutta una vita, e chi non lo ha conosciuto, non ha conosciuto la vita. 

La prima purezza è la purezza del mondo fisico in cui un uomo deve obbedire alle leggi della pulizia e dell’igiene. Facendolo fa il primo passo verso la spiritualità. Il passo successivo è quello che generalmente viene chiamato purezza di vita, la purezza di vita che viene mostrata nell’atteggiamento sociale, morale e religioso di un uomo. I codici nazionali e religiosi sono spesso molto rigidi per quanto riguarda questo genere di purezza. A volte è meramente una purezza fatta dall’uomo in cui l’anima individuale deve aprirsi un varco per trovare la purezza di un piano superiore. 

C’è tuttavia un parametro di purezza interiore il cui principio è che qualsiasi cosa nella parola o nell’azione causi paura, porti confusione o dia una tendenza all’inganno, elimina quella piccola scintilla brillante nel cuore, la scintilla della verità che risplende soltanto quando la vita è naturale e pura. Un uomo potrebbe non essere sempre in grado di dire quando un’azione particolare è giusta rispetto alle circostanze o quando è sbagliata, ma può sempre ricordare questo principio psicologico e giudicare se l’azione o la parola lo privano di quella forza interiore, di quella pace e di quel benessere che sono la sua vita naturale. Nessun uomo può giudicare un altro; è il sé dell’uomo che deve essere il suo giudice. Quindi è inutile creare rigidi parametri di morale o di purezza sociale. La religione li ha creati, le scuole li hanno insegnati; tuttavia le prigioni sono piene di criminali e i giornali sono ogni giorno più eloquenti sulle colpe dell’umanità. Nessuna legge esteriore può fermare il crimine. È l’uomo stesso che deve comprendere ciò che è bene per lui e ciò che è male per lui. Deve essere in grado di discernere tra ciò che è veleno e ciò che è nettare. Deve conoscerlo, deve misurarlo, soppesarlo e giudicarlo, e questo può farlo solo comprendendo la psicologia di ciò che è naturale per lui e ciò che è innaturale. L’azione, il pensiero o la parola innaturali sono quelli che lo fanno sentire a disagio prima, durante e dopo essere avvenute, e il suo senso di disagio è la prova che in questo non è l’anima ad essere l’attore. L’anima è sempre alla ricerca di qualcosa che aprirà la strada alla sua espressione e le darà libertà e benessere in questa vita fisica. Tutta la vita in realtà tende verso la libertà, verso lo sviluppo di qualcosa che è soffocato dalla vita fisica, e questa libertà può essere ottenuta con la vera purezza di vita. 

Abbiamo visto cosa significa purificare la vita del corpo e della mente, ma c’è un’ulteriore purezza che è la purezza del cuore: il costante sforzo di mantenere il cuore puro da tutte le impressioni che provengono dall’esterno e sono estranee alla vera natura del cuore che è amore. Questo può essere fatto solo con una continua vigilanza sull’atteggiamento verso gli altri, sorvolando sui loro difetti, dimenticando i loro errori, non giudicando nessuno tranne se stessi, perché tutti i giudizi duri e il rancore verso gli altri sono come un veleno. Provarli è esattamente la stessa cosa che mettere un veleno nel sangue; il risultato sarà la malattia. Prima solo la malattia nella vita interiore, ma col tempo la malattia esplode nella vita fisica, ed è una malattia che non può essere curata. La pulizia esterna non ha molto effetto sulla pulizia interna, ma la sporcizia interna causa malattia sia all’interno che all’esterno. 

Poi, dopo che questo terzo stadio è stato raggiunto e il cuore è stato accordato da alti ideali, da buoni pensieri, da azioni rette, ne viene una purezza ancora maggiore in cui tutto ciò che viene visto e sentito, tutto ciò che viene toccato o ammirato, è percepito come Dio. In questo stadio, a nessun pensiero o sentimento si deve permettere di entrare nel cuore tranne che a Dio soltanto. Nell’immagine dell’artista questo cuore vede Dio; nel valore dell’artista, negli occhi dell’artista che osservano la natura, nella capacità dell’artista di riprodurre quello che osserva, tale cuore vede la perfezione di Dio. Quindi per lui Dio diventa tutto e tutto diventa Dio. Quando questa purezza è raggiunta l’uomo vive nella virtù; virtù non è qualcosa che lui esprime o sperimenta di tanto in tanto, la sua stessa vita è virtù. Ogni momento in cui Dio è assente dalla consapevolezza è considerato dal saggio un peccato, perché in quel momento la purezza del cuore è avvelenata. Ed è una mancanza di vita che è peccato, ed è la purezza di vita che è virtù. È di questa purezza che parlò Gesù Cristo quando disse: “Benedetti i puri di cuore perché vedranno Dio”.

Dalla limitazione alla perfezione


Ogni genere di aspirazione che un uomo ha nella vita, sia per una cosa materiale che per un obiettivo spirituale, mostra la sua inclinazione naturale ad andare dalla limitazione verso la perfezione. Qualunque cosa possa essere, ricchezza o rango, nome, benessere o piacere, è la sua limitazione che fa rimanere scontento l’uomo. Anche nell’apprendere, nello studiare, nel praticare, nell’acquisire, nell’ottenere vediamo che l’aspirazione dell’uomo è di andare dalla limitazione alla perfezione. Le scritture dicono che Dio solo è ricco e tutti gli altri poveri, e questo si può vedere nella vita di ogni giorno. Più grandi sono le ricchezze che un uomo ha più bisogno sente, ed è molto interessante scoprire, quando esaminiamo la vita di una persona povera, che è più contenta di quello che ha della persona ricca con la sua ricchezza. A volte vediamo anche che una persona povera è più generosa nel dare di una persona ricca nel separarsi dalla sua ricchezza. 

Possiamo anche vedere un'altra immagine della vita. Una persona che è istruita in minima parte pensa che ha imparato, che ha letto, e desidera mostrarlo. Una persona più istruita che ha veramente imparato incomincia a scoprire che ha imparato molto poco e che c’è tantissimo da imparare. C’è poi l’immagine del saggio e dello sciocco. Lo sciocco è pronto a insegnarvi senza pensarci un attimo, pronto a correggervi, pronto a giudicarvi, pronto a formarsi un’opinione su di voi. Il saggio, più è saggio più esita a formarsi un’opinione su di voi, a giudicarvi, a correggervi. Questo cosa significa? Significa che qualunque cosa un uomo possieda in minimo grado, pensa di avere qualcosa, e quando la possiede in massimo grado allora incomincia a sentire il bisogno, la mancanza di perfezione, di completamento. 

C’è una storia dei tempi antichi che narra che un sovrano era molto contento di esaudire il desiderio di un derviscio. Il desiderio del derviscio era di riempire la sua coppa di monete d’oro. Il sovrano pensò che questa fosse la cosa più facile da fare e non vedeva l’ora di avere la gioia di vedere la coppa piena. Ma era una coppa magica, e non si riempiva. Più denaro si versava in essa più vuota diventava. Il sovrano incominciò ad essere molto deluso e scoraggiato. Il derviscio disse: “Sovrano, se non potete riempire la coppa dovete solo dire ‘non posso’, e io riprenderò la mia coppa. Sono un derviscio, me ne andrò e penserò soltanto che non avete mantenuto la vostra parola”. Il sovrano nonostante ogni buona intenzione, nonostante tutta la sua generosità, e nonostante tutti i suoi tesori non riuscì a riempire la coppa. Chiese: “Derviscio, dimmi che segreto hai in questa coppa. Non mi sembra una coppa normale, in essa c’è qualche magia. Dimmi qual è il segreto”. Il derviscio rispose: “Sì, sovrano, in realtà l’avete scoperto. È vero, è una coppa magica. Ma è la coppa di ogni cuore, è il cuore dell’uomo che non è mai contento. Riempitelo di qualunque cosa potete, di ricchezza, di attenzione, di amore, di conoscenza, di tutto quello che c’è, non si riempirà mai. Non è fatto per essere riempito”. 

Non conoscendo il segreto della vita l’uomo continua ad andare alla ricerca di ogni oggetto o qualsiasi oggetto ha davanti a sé, incessantemente. Più ottiene più vuole, e la coppa del suo desiderio non è mai riempita. Il significato di ciò può essere inteso con lo studio dell’anima. L’appetito è soddisfatto dal cibo, ma c’è un altro appetito dietro ad esso che è l’appetito dell’anima e quello non è mai soddisfatto. È questo che sta dietro a tutti i diversi tipi di fame, a tutti i diversi tipi di sete. Dal momento che l’uomo non riesce a rintracciare questo appetito più profondo si sforza per tutta la vita di soddisfare questi appetiti esteriori che vengono soddisfatti e tuttavia rimane insoddisfatto. Se una persona cerca delle cose nel mondo oggettivo può continuare ad ottenere moltissima conoscenza su di esse e tuttavia alla conoscenza non c’è mai fine. Chi cerca il segreto del suono, chi cerca il mistero della luce, chi cerca il mistero della scienza, tutti loro cercano, cercano e cercano e non c’è mai fine a questa ricerca, non c’è mai soddisfazione. E una persona riflessiva si chiede se la soddisfazione si può trovare in qualche luogo, una soddisfazione che risponda, per così dire, alla speranza dell’anima. 

La risposta è, sì c’è una possibilità di soddisfazione, e questa possibilità è di arrivare a quella perfezione che non dipende dalle cose esteriori, una perfezione che appartiene all’essere stesso dell’uomo. Questa soddisfazione non si raggiunge, questa soddisfazione si scopre. Ed è nella scoperta di questa soddisfazione che si trova il compimento dello scopo della vita. 

Ora si presenta la domanda: come si arriva a questa perfezione? La religione, la filosofia, il misticismo, saranno tutti d’aiuto, ma è con l’effettiva realizzazione di questa conoscenza che una persona arriverà a questa soddisfazione. 

La vita può essere rappresentata come una linea con due estremità. Un’estremità è la limitazione e l’altra estremità della stessa linea è la perfezione. Finché una persona guarda l’estremità che è l’estremità della limitazione, per quanto sia buona, virtuosa, retta e pia, non è arrivata a quello che si può chiamare perfezione. Cosa tiene nascosta all’uomo questa perfezione, che appartiene alla sua vita, che è il suo stesso essere? Uno schermo messo davanti ad essa, e quello schermo è il suo sé. L’anima conscia della sua limitazione, del suo possesso con cui si identifica, dimentica il suo essere e diventa, per così dire, prigioniera nella sua limitazione. La religione o la fede in Dio, la venerazione, la filosofia o il misticismo, sono tutti d’aiuto a raggiungere questa perfezione. Ma se una persona non cerca la perfezione tramite queste cose, anch’esse saranno soltanto un’occupazione, un passatempo, e non porteranno l’uomo al risultato giusto. 

Si potrebbe chiedere: c’è una definizione di questa perfezione? Che genere di perfezione è? Può essere spiegata in qualche modo? La risposta è che è la perfezione stessa che può realizzare se stessa. Non può essere espressa a parole, non può essere spiegata. Se qualcuno pensa che la verità possa essere espressa a parole fa un grande errore. È proprio come mettere l’acqua del mare in una bottiglia e dire: “Ecco il mare”. Spesso la gente chiede: “Ma dov’è la verità? Cos’è la verità? Può spiegarlo?” 

Ma le parole non possono spiegarlo. Spesso ho pensato che sarebbe una buona cosa scrivere su un mattone la parola VERITÀ, darlo nelle mani di una persona e dire: “Tienilo stretto, ecco la verità”. 

C’è una differenza tra fatto e verità. Il fatto è un’ombra della verità. Il fatto è comprensibile, ma la verità è al di là della comprensione perché la verità è illimitata. La verità conosce se stessa e nient’altro può spiegarla. La piccola spiegazione che si può dare si trova nell’idea di espansione. C’è un uomo che fatica tutto il giorno per guadagnare i mezzi di sostentamento, per dare a se stesso un po’ di comodità, un po’ di piacere, e così la sua vita va avanti. C’è un altro uomo che ha una famiglia, che ha altri a cui pensare, che fatica per loro, che lavora per loro. A volte dimentica il suo piacere e il suo benessere per il piacere e il benessere di coloro che fanno affidamento su di lui. Difficilmente ha il tempo di pensare al suo benessere, di pensare al se stesso. Il suo piacere è il piacere di coloro che fanno affidamento su di lui, il suo benessere è nel loro benessere. E c’è un altro uomo che pensa di essere utile nella sua città, di migliorare le condizioni della sua città, di favorire l’istruzione della gente della sua città. È impegnato in questo e molto spesso si dimentica di se stesso nello sforzo di ottenere la felicità di coloro per cui lavora. Ci sono anche quelli che vivono per la loro nazione, che lavorano per la loro nazione, tutta la loro vita è dedicata a questo. Sono consapevoli soltanto della loro nazione, la loro consapevolezza è estesa e più ampia. C’è pochissima differenza tra la struttura fisica degli uomini, ma c’è una grande differenza tra l’espansione della consapevolezza degli uomini. C’è un uomo che sembra grande quanto sembra essere; c’è un altro che sembra grande quanto la sua famiglia; un altro che sembra grande quanto la sua città; un altro che sembra grande come la sua nazione. E ci sono uomini – credetemi- che sono grandi quanto il mondo. C’è un detto di un poeta Indostano: “Né il mare né la terra possono essere paragonati al cuore dell’uomo”. Se il cuore dell’uomo è grande, è più grande dell’universo. Quindi, se la perfezione può essere spiegata con qualche parola, se la perfezione può essere definita, è nell’espansione della consapevolezza dell’uomo. L’uomo che cerca di ottenere questa perfezione non ha bisogno di sapere o imparare cos’è l’egoismo o l’altruismo. L’altruismo viene da lui, diventa altruista. 

Negli ultimi anni l’umanità ha attraversato una grande catastrofe; tutte le nazioni ne hanno sofferto e vi hanno partecipato. Ogni individuo, ogni essere vivente sulla terra ne è stato toccato. Si potrebbe chiedere che cosa mancava. Mancava l’istruzione? Ci sono molte scuole e università. Mancava la religione? Ci sono tuttora molte chiese e esistono ancora nel mondo molte fedi diverse. Quello che manca è la comprensione del vero significato di religione. Quello che manca è la comprensione del vero significato dell’istruzione. 

Ora si presenta la domanda: coloro che hanno scoperto che questa perfezione viene raggiunta realizzando il sé interiore, come l’hanno raggiunta? Non è solo con quello che l’uomo chiama culto esteriore, ma con l’abnegazione del sé nel vero senso della parola. È andando nel silenzio dove si può dimenticare la limitatezza del sé, che si può entrare in contatto con la parte del proprio essere che è chiamata perfezione. E questo può essere meglio ottenuto da chi che ha realizzato il Significato della Vita.


Amore

vol.8 , Insegnamenti Sufi 

In realtà saggezza è amore e amore è saggezza, anche se in una persona può essere predominante la saggezza e in un altra l'amore. Una persona dura di cuore non è mai saggia, né la persona sciocca è veramente affettuosa; tuttavia entrambe queste qualità, amore e saggezza, sono distinte e separate, ed è possibile che una persona sia amorevole ma priva di saggezza. Può anche accadere che una persona saggia sia priva di amore in una certa misura; ma nessuno può essere saggio se l'amore è assente dal suo cuore, e nessuno sarà veramente amorevole se la saggezza non ha illuminato il suo cuore, perché l'amore viene dalla saggezza e la saggezza viene dall'amore. 

È molto difficile dire cos'è l'amore, e come si dovrebbe amare. È abbracciare le persone o rincorrerle e dire loro cose piacevoli? 

Non tutti trovano facile dimostrare il loro amore. Una persona forse ha un amore nascosto nel suo cuore, e l’amore di un’altra persona emerge nelle sue parole. L’amore di una persona cambia l’intera atmosfera, e quello di un’altra è come una scintilla nascosta in una pietra. Giudicare chi ha amore e chi non ce l’ha è molto difficile. Ad esempio c’è un amore che sembra provenire da un petardo, che grida a gran voce: “Sono l’amore”, ma si spegne ed è finito. C’è anche l’amore simile a una scintilla in un sasso; potrebbe non manifestarsi mai, e se afferrate il sasso al tatto sembra freddo, ma nello stesso tempo l’amore è lì, è affidabile e dura; quindi non si può mai giudicare. 

In Oriente si narra la storia molto conosciuta di un giovane di nome Hakim e di una principessa che era rinomata per la sua bellezza. C’erano molti che l’amavano e che volevano sposarla, ma lei aveva posto una condizione: chi le avesse portato una certa perla che lei desiderava molto possedere sarebbe stato accettato. C’era un innamorato di questa principessa che l’amava forse più di chiunque altro, ma non riusciva a trovare un modo di ottenere quella perla. Ora, il lavoro di Hakim nella vita consisteva nel girovagare di paese in paese facendo quello che poteva per coloro che avevano bisogno dei suoi servigi. Egli incontrò questo innamorato che era molto infelice; e Hakim lo consolò e disse: “Continua a cercare l’amore anche se è difficile, e ricorda che io andrò avanti finché non avrò portato pace al tuo cuore trovando per te la perla che stai cercando”. Hakim andò in cerca della perla, e la storia va avanti raccontando quali difficoltà affrontò per ottenerla. Alla fine la ottenne e la portò al palazzo, e allora la principessa fu così colpita da Hakim che dichiarò di volerlo come suo sposo. Ma Hakim le raccontò della promessa che aveva fatto al suo amico, che era il suo vero innamorato. Lui era l’amante di chi era nel bisogno. 

La spiegazione di questa storia è che la principessa rappresenta Dio, e la perla la conoscenza di Dio. E l’amante nella storia è un amante di Dio che, però, non vuole prendersi il disturbo che è necessario per ottenere la perla. Ma c’era qualcun altro disposto ad andare in profondità, anche se non era per sé ma per gli altri, per ottenere la conoscenza e donarla a loro. Quindi ci sono due tipi di lavoratori. Il primo tipo è quello che lavora per se stesso, ma a uno stadio più alto c’è quello il cui compito è lavorare per gli altri; egli porta nella vita degli altri la benedizione di cui hanno bisogno. 

Perché, ci si potrebbe chiedere, mentre l’amore si sviluppa, da ogni parte si presentano delle difficoltà? Questo accade perché prima di innamorarsi si era inconsciamente legati soltanto alla fonte; ma quando l’amore si è risvegliato sul piano fisico, si diventa legati a qualcuno sulla terra. 

È come Adamo ed Eva esiliati dal giardino dell’Eden. Questo naturalmente fa sì che tutte le influenze lavorino contro di noi; anche il trono di Dio è scosso dall’esplosione dell’amore, perché da un legame sincero sulla terra, che è molto potente, tutte le altre influenze sono automaticamente trascinate e spinte, causando così un tumulto nel mondo del cuore. L’anima dell’uomo è felicità; tuttavia l’uomo non è mai veramente felice poiché è occupato con il mondo delle afflizioni. Soltanto l’amore può avere a che fare con quella felicità di cui si parla nelle leggende, la felicità che è al di là di tutti i piaceri di questo mondo mortale. E coloro che vedono o sentono, consapevolmente o inconsapevolmente, la felicità provata dall’amante e dall’amato, naturalmente intenzionalmente o non intenzionalmente, si ribellano contro di essa. 

L’amore di Dio è ovunque nella natura; tuttavia vediamo distruzione, infelicità e disuguaglianza intorno a noi. È una differenza di punto focale. Se focalizziamo la nostra mente su tutto ciò che è buono e bello vedremo l’amore di Dio nonostante tutta la bruttezza che esiste nella natura e particolarmente nella natura umana. Così facendo su di essa stenderemo una copertura; e accumulando in noi tutto ciò che è bello saremo in grado di dare a qualunque cosa manchi di bellezza attingendo alla riserva nel nostro cuore. Ma se focalizziamo la nostra attenzione sulla bruttezza essa aumenterà in noi, e verrà un momento in cui non saremo in grado di vedere niente di buono da nessuna parte; ovunque guardiamo vedremo soltanto crudeltà, cattiveria, malvagità e bruttezza. Ci si potrebbe chiedere se focalizzando la nostra mente soltanto sulla bellezza, non si corra il pericolo di chiudere gli occhi alla bruttezza e alla sofferenza che altrimenti si potrebbe alleviare. La risposta è che per aiutare il povero si deve essere ricco, e per eliminare il male da una persona si deve avere molto più bene. Questa bontà deve essere guadagnata come si guadagna il denaro; e guadagnare significa in questo caso raccogliere bontà ovunque la troviamo. Quello che accade è che l’uomo viene turbato dall’abbondanza di bontà che vede; essendo lui stesso povero non può aggiungerne, e allora è attirato verso il male. Sebbene possa inconsapevolmente sviluppare nella sua natura un forte desiderio per la bontà che vede, questo non lo aiuta nella sua agitazione; il suo guardare il male aggiunge soltanto un’altra persona malvagia al totale. 

Chi ha gli occhi focalizzati sulla bellezza col tempo raggiungerà il bene; riceve le stesse impressioni ma il risultato è diverso. Inoltre, criticare, giudicare, guardare con disprezzo la cattiveria, non aiuta colui che ne ha bisogno. La persona che è disposta a sorvolare, perdonare, e tollerare pazientemente tutti gli svantaggi in cui potrebbe imbattersi, è quella che può aiutare. 

Si dovrebbe amare per amore dell’amore e non per essere contraccambiati. Quando si serve, si dovrebbe servire per la gioia di servire, e non per un riconoscimento o un apprezzamento in nessun modo o forma. All'inizio una persona simile potrebbe forse sembrare un perdente, ma alla fine sarà quella che guadagna, perché ha vissuto nel mondo pur mantenendosi al di sopra del mondo; il mondo non può toccarla. Tuttavia se si chiede se è possibile separare la gelosia dall’amore, è come chiedere se si può separare l'ombra dal corpo. Dove c'è amore umano c'è gelosia. 

Inoltre, la tendenza a dubitare, la tendenza ad angosciarsi, la tendenza ad aver paura, al sospetto, e alla confusione, da dove vengono? Vengono tutte dal pensiero di ottenere qualcosa in cambio, dall'ansia di sapere se qualcuno ci restituirà quello che gli abbiamo dato. È questo il pensiero che sta dietro. Quanto al dubbio, che cos'è il dubbio? Il dubbio che si addensa attorno all'anima è come una nuvola che passa davanti al sole, impedendo alla sua luce di splendere. Ma l'altruista ha una buona ragione per aver fiducia; egli guarda attraverso le nuvole e dice: "Che importa se non vengo contraccambiato, non mi preoccupa. So quello che faccio: offro un servizio; questa è tutta la soddisfazione che voglio. Non cerco nulla in cambio. Qui finisce il mio dovere". Costui è benedetto perché ha fatto una conquista; ha vinto la sua battaglia. È a causa della mancanza di conoscenza della giustizia divina che l'uomo dubita. Si chiede sempre se otterrà la porzione giusta o se un altro la otterrà, o se qualcuno avrà la meglio su di lui. Se solo si alzasse lo sguardo e si vedesse il Giudice perfetto, Dio stesso, la cui giustizia è talmente grande che alla fine ogni porzione è resa corretta ed equivalente! La diseguaglianza è solo una questione dell’inizio, non della fine. Se l'uomo vedesse la giustizia di Dio diventerebbe coraggioso, avrebbe fiducia, non si preoccuperebbe della ricompensa; perché se un uomo non restituirà qualcosa, Dio si occupa di restituire mille volte quello che è stato dato. A volte una persona non può dare l'amore che gli amici chiedono, e dimentica persino i suoi amici quando è assorto nel lavoro e nelle sue occupazioni. Ci si potrebbe chiedere se questa sia mancanza di carità. Ma la questione è, quale lavoro e quale occupazione? Ci sono tipi di lavoro e di occupazione di carattere elevato che richiedono tutta la nostra attenzione, e un simile lavoro esige sacrificio. E questo non è mancanza di carità, perché a tutti piace amare, ma se si riesce ad amare ed essere amati contemporaneamente, è meglio. 

Una persona che è in grado di aiutare gli altri non dovrebbe nascondersi ma fare di tutto per venire allo scoperto nel mondo. “Leva in alto la tua luce”, si dice; dovreste far uscire tutto ciò che avete dentro; e se le circostanze vi ostacolano, aprite un varco nelle circostanze! Questa è la forza della vita. Se c’è una forza che attirerà, è la forza del proprio amore. L’unica domanda è se c’è qualcosa che si ama più delle cose comuni della vita. E se c’è ci si deve sforzare per essa. 

L’amore può assumere molte forme, anche quella dell’indifferenza. Mi ricordo che una volta andai per conto di un parente, a casa di un medico, un medico Indiano che aveva un metodo molto antico di scrivere le sue ricette. Ognuna gli richiedeva pressappoco dieci minuti. Fui introdotto in una piccola stanza dove quindici o venti persone stavano già aspettando, e mi sedetti tra loro. Lui continuò a scrivere ricette a tutti quelli che arrivavano; e quando ebbe finito con quelli che erano arrivati prima di me, incominciò a scrivere ricette per quelli che erano arrivati dopo di me. Avevo pensato che il medico, in quanto amico di famiglia, avrebbe ricevuto me per primo, ma lui continuò fino a quando ebbe ricevuto tutti, ed io fui l’ultimo. Finalmente mi disse: “Ora dimmi cosa vuoi”. Glielo dissi e lui scrisse la ricetta senza nessuna fretta; e quando stavo per andarmene disse: “Spero che tu comprenda che non volevo riceverti mentre tutti gli altri pazienti erano ancora qua. Volevo riceverti con calma”. Stava facendomi un favore, e sebbene avesse messo alla prova la mia pazienza tuttavia era una specie maestosa di favore. Mi diede un buon esempio di amore sotto forma di indifferenza. 

Se qualcuno ama veramente una persona, finirà con l’amare tutti. Chi dice: “Amo questa persona, ma odio l’altra”, non sa ancora cos’è l’amore. Perché l’amore non è limitato; è divino e quindi illimitato. Aprendo l’elemento amore in se stessi, si apre in se stessi l’elemento divino; e quando la fontana dell’amore incomincia a scaturire nel cuore, allora la realizzazione divina scaturirà come una fontana. I grandi santi, che hanno amato anche le più piccole creature, sono arrivati alla realizzazione divina senza un grande studio o meditazione. Il loro amore li istruì. 

L’amore è divino sin dal suo inizio in ogni aspetto. Rumi dice: “Sia che ami una persona o che ami Dio, viaggiando sul sentiero dell’amore alla fine arriverai alla presenza del Sovrano dell’amore”. L’amore è un conquistatore che alla fine vincerà sempre. L’amore non conquisterà soltanto chi ama; il conquistatore dell’amore è il conquistatore del regno di Dio. Il potere dell’amore è penetrante; niente alla fine può resistergli. E donando amore e gentilezza non perderemo mai niente; l’amore è un elemento che non diminuisce mai, è un tesoro divino. Quando ci soffermiamo a considerare se una persona è degna o indegna, allora confiniamo il nostro amore dentro un canale; ma quando permettiamo a questo sentimento di fluire si svilupperà a poco a poco in una condizione di continuo fluire; allora pianificherà il suo destino senza alcuna intenzione da parte nostra.

MURSHID HIDAYAT INAYAT


CON CUORE GRATO E PIENO DI AMORE RICORDIAMO MURSHID HIDAYAT INAYAT KHAN 

NEL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO!

"Saggezza non significa essere meglio degli altri, ma semplicemente essere un vero essere umano, così che gli altri possano forse beneficiare del nostro esempio. La saggezza è l’arte di essere ricettivi all’opinione degli altri mentre liberiamo la nostra comprensione dai limiti delle nostre idee preconcette. A un livello di consapevolezza più alto, l’unica vera guida a cosa è giusto o sbagliato per se stessi è la propria coscienza. Quando si fa qualcosa di inappropriato si è infelici, e anche se si potesse tentare di ingannare se stessi, si saprebbe sempre cosa è veramente vero e cosa è falso. I saggi evitano di inorgoglirsi per le loro buone azioni, consapevoli che la vanità è un velo, dietro al quale non è sempre possibile considerare la compassione una virtù.

Quando si scorge la saggezza celata dietro la modestia, questo atteggiamento non è necessariamente debolezza, né è un complesso di inferiorità fondato sull’autocommiserazione. La modestia è un sentimento che nasce da un cuore vivo, che segretamente è consapevole della sua bellezza interiore ma allo stesso tempo vela se stesso persino alla sua stessa vista. L’acqua si trova nella profondità della terra, così la saggezza è nascosta nelle profondità del cuore. In una persona la saggezza si trova a un livello più profondo che in un'altra, ed è o limpida o torbida. E proprio come l’acqua rende abbondantemente fertile la terra, nello stesso modo la magia della modestia prima o poi fa sì che il cuore produca il dolce e fragrante frutto della saggezza."

DA "Scritti scelti"

La lotta della vita

LA LOTTA DELLA VITA 

La vita nel mondo è una lotta continua e chi non conosce la lotta della vita o è un'anima immatura, o un'anima che si è elevata al di sopra della vita di questo mondo. L'obiettivo di un essere umano in questo mondo è raggiungere la perfezione dell'umanità, e quindi è necessario che un uomo passi attraverso ciò che chiamiamo la lotta della vita. 

Ci sono due atteggiamenti diversi che la gente mostra mentre attraversa questa lotta della vita. Una persona continua a lottare coraggiosamente, l’altra diventa delusa, disperata, prima di arrivare alla sua destinazione. Non appena un uomo perde il coraggio di attraversare la lotta della vita, il peso di tutto il mondo gli crolla sulla testa. Ma chi continua a lottare per tutta la vita, lui solo si fa strada nella vita. Chi ha esaurito la pazienza, chi è caduto in questa lotta, viene calpestato da coloro che camminano nella vita. 

Neppure l’ardore e il coraggio sono sufficienti per passare attraverso la lotta della vita, qualcos’altro deve essere studiato e compreso; si deve studiare la natura della vita, si deve comprendere la psicologia di questa lotta. 

Per comprendere questa lotta si deve vedere quanti aspetti ci sono in essa. Ci sono tre aspetti: la lotta con se stessi, la lotta con gli altri, e la lotta con le circostanze. 

Una persona forse è capace di lottare con se stessa, ma questo non è sufficiente. Un'altra persona è in grado di lottare con gli altri, ma anche questo non è sufficiente. Una terza persona risponde alle richieste delle circostanze, ma neppure questo è sufficiente. Tutti e tre questi aspetti devono essere studiati e conosciuti, e si deve essere capaci di gestire la lotta in tutte e tre le direzioni. 

Ora la domanda è: dove dovremmo cominciare e dove dovremmo finire? Di solito una persona parte lottando con gli altri; lotta per tutta la vita, e non finisce mai. Se la persona è saggia lotta con le condizioni e forse migliora un po’ le cose. Ma chi lotta innanzitutto con se stesso è il più saggio, perché una volta che ha lottato con se stesso, che è la lotta più difficile, le altre lotte diventeranno facili per lui. Lottare con se stessi è come cantare senza accompagnamento. Lottare con gli altri è la definizione di guerra; lottare con se stessi è la definizione di pace. All’inizio e esteriormente, potrebbe sembrare crudele dover lottare con se stessi, soprattutto quando si è nel giusto, ma chi è penetrato più in profondità nella vita scoprirà che la lotta con se stessi alla fine è più vantaggiosa. 

Veniamo ora alla questione della natura della lotta con se stessi; questa lotta ha tre aspetti. Il primo è far sì che il proprio pensiero, la propria parola e la propria azione rispondano alle richieste del proprio ideale, mentre nello stesso tempo danno espressione a tutti gli impulsi e a tutti i desideri che appartengono al nostro essere naturale. L’aspetto successivo della lotta con se stessi è armonizzarsi con gli altri, con le loro diverse idee e le loro diverse richieste. Per armonizzarci con loro dobbiamo renderci stretti o larghi quanto il loro spazio ci chiede di essere, il che è una cosa delicata, difficile per tutti da comprendere e da mettere in pratica. 

Il terzo aspetto della lotta con se stessi è dare spazio, grande o piccolo in base alla richiesta, agli altri nella nostra vita, nel nostro cuore. 

(I parte)