Aforisma del giorno

Più in alto ti elevi, più ampio diventa il margine della tua visione.

Bowl of Saki, 01 Dicembre, Hazrat Inayat Khan.

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Il Gruppo di Studio si propone di approfondire la conoscenza del Messaggio Sufi d'Amore , Armonia e Bellezza di Hazrat Inayat Khan in stretta, fraterna, costante collaborazione con the The Sufi Message -USA e l'amorevole guida di MURSHIDA NURIA STEPHANIE SABATO

Il Gruppo si occupa anche di pubblicare traduzioni italiane autorizzate di testi di Hazrat Inayat Khan italiano. Nella speranza che questo Messaggio di Libertà Spirituale porti consapevolezza nuova e viva alle nostre esistenze umane.
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LA COPPA DI SAKILA VITA INTERIORE L'UNITA' DEGLI IDEALI RELIGIOSIMISTICISMO SUFILO ZIKAR CANTATO GENTILEMEMORANDAPREGHIERE SUFI

Il controllo del corpo ( I parte)

Chicago - 30 Aprile 1926 


Molte persone pensano che il fisico abbia poco a che fare con la spiritualità. Perché – chiedono- non mettere da parte l’idea della fisicità per essere interamente spirituali? Se senza l’aspetto fisico del nostro essere lo scopo della vita potesse essere realizzato, l’anima non avrebbe assunto un corpo fisico e lo spirito non avrebbe prodotto il mondo fisico. Un poeta indostano dice: “Se lo scopo della creazione avesse potuto essere sufficiente, se gli angeli, che sono completamente spirituali, avessero potuto compierlo, Dio non avrebbe creato l’uomo”. E questo dimostra che c’è un grande scopo che deve essere realizzato da quello che è chiamato il corpo fisico. Se la luce di Dio avesse potuto splendere direttamente, non ci sarebbe stata una manifestazione come quella di Cristo. Era necessario, in altre parole, che Dio camminasse sulla terra nel corpo fisico. E la concezione che il corpo fisico è fatto di peccato, e che questo è l’aspetto più basso dell’essere, molto spesso si rivelerà un errore, perché è tramite questo corpo fisico che il più alto e il più grande scopo della vita deve essere realizzato. È quando una persona è ignara di questo che lo definisce un corpo fisico. E una volta che lo sa, quella persona incomincia a considerarlo il sacro tempio di Dio. 

E ora arriviamo ai cinque aspetti della nostra esperienza della vita attraverso il corpo fisico. Il primo aspetto è la salute, la cui presenza è il paradiso, e la cui assenza è l’inferno. Non importa quel che abbiamo nella vita - ricchezza, reputazione o fama, potere o posizione sociale, benessere o comodità - senza salute tutto questo è nulla. Quando si è sani non ci si pensa, non le si attribuisce valore. Ci si preoccupa delle cose che non si ha. Si tenta di sacrificare la salute per i divertimenti, la salute per la ricchezza materiale; si è pronti a sacrificare la salute per dei capricci intellettuali, l’allegria, la baldoria, il divertimento, per un’ambizione che si vuole realizzare. Molto spesso, prima che l’ambizione e il desiderio si realizzino, arriva un crollo. Allora si incomincia a comprendere che cosa significhi la salute. Nulla può comprarla; nulla può essere paragonato ad essa. Se mettessimo insieme tutte le benedizioni che si possono ricevere nella vita e le pesassimo su una bilancia, scopriremo che la salute avrà il peso maggiore. Nessun’altra benedizione può essere paragonata ad essa. È la salute che ci permette di essere sia materiali che spirituali. La sua mancanza ci priva tanto della materialità quanto della spiritualità. Ci priva della materialità perché la nostra condizione non è in ordine; ci priva della spiritualità perché è l’integrità della salute che ci consente di fare pienamente esperienza della vita spirituale. Non voglio dire che è un peccato essere malati e che sia una virtù essere sani, ma intendo che la salute è una virtù e la malattia un peccato. 

L’altro aspetto dell’esistenza fisica è l’equilibrio. È l’equilibrio che dà il controllo del corpo. È grazie all’equilibrio che un essere umano può stare in piedi, che un essere umano è in grado di camminare, e che un essere umano è in grado di muoversi. Ogni azione, ogni movimento fisico, è sostenuto dall’equilibrio. E la mancanza di equilibrio mostrerà sempre una mancanza nel carattere di una persona e, nello stesso tempo, una mancanza nella condizione della sua vita. In qualunque aspetto la mancanza di equilibrio si manifesti, significa sempre che manca qualcosa nella personalità. Si può analizzare il modo di camminare di una persona, il modo in cui si muove una persona, il modo di guardare di una persona. In ogni cosa che fa, ogni volta che manca equilibrio, manca qualcosa che ancora non sapete, che col tempo scoprirete. Ad esempio, quando una persona barcolla, non pensiate neppure per un momento che sia soltanto un difetto esteriore. Ha qualcosa a che fare con il carattere di quella persona. Come una persona vacilla nel camminare, così quella persona vacilla nella determinazione, vacilla nella convinzione. Proprio come il medico vede la condizione interna negli occhi e sulla lingua del paziente, così il saggio vede tutto quello che riguarda una persona in ogni movimento di quella persona, soprattutto osservando l’equilibrio. 

Molti lettori occidentali di filosofia orientale hanno parlato con me di questo argomento. Mi hanno chiesto: “Perché i suoi seguaci in Oriente praticano acrobazie, si siedono in certe posture, stanno ritti su una gamba o sull’altra, si reggono sulla loro testa, stanno seduti nella stessa posizione a gambe incrociate per molto tempo, e fanno molte altre cose strane che non si pensa che una persona spirituale possa fare? Che spiritualità si raggiunge in tal modo, perché quello che sappiamo di queste cose è che appartengano ad acrobati e atleti”. Ho risposto: “In tutte le cose come gli sport, l’atletica e gli esercizi acrobatici, che altri fanno per passatempo, essi abusano dell’energia, del tempo e del lavoro. Non ricevono da essi un pieno beneficio. Gli iniziati li usano per uno scopo più alto”. E in aggiunta, ho detto loro che: “Non c’è cosa in questo mondo, se praticata nel modo corretto, che non si rivelerà benefica per la realizzazione spirituale”. Dunque, non crediate che andare in chiesa o in un tempio, e offrire delle preghiere, e stare seduti in silenzio ad occhi chiusi, siano gli unici strumenti per la realizzazione spirituale. Ma tutte le cose che possiamo fare e che facciamo nella nostra vita quotidiana, se le rivolgiamo a una meta spirituale, ci aiuteranno nella nostra realizzazione spirituale. Inoltre, andare in chiesa una volta alla settimana è fare ben poco lavoro spirituale. Anche se dicessimo le nostre preghiere ogni giorno prima di andare a dormire, si farebbe pochissimo lavoro spirituale, perché ogni istante della nostra vita viviamo in un’illusione. Ogni cosa che facciamo ha l’effetto di coprire la nostra visione spirituale. Pensate che andare in chiesa una volta la settimana, o dire una preghiera una volta ogni notte sia sufficiente? Mai. Ogni momento del giorno dobbiamo avere concentrazione. E come possiamo farlo se abbiamo affari, industria, professione, se abbiamo migliaia di cose da fare nella vita di ogni giorno? E la risposta è che dobbiamo trasformare tutte le cose che facciamo in preghiera. 

Allora, qualunque sia la nostra professione, il nostro lavoro, la nostra occupazione nella vita quotidiana, tutto ci sarà d’aiuto per la realizzazione spirituale. Allora ogni nostra azione diventerà una preghiera. Ogni movimento che facciamo verso Sud, verso Nord, verso Est o verso Ovest sarà diretto alla meta spirituale. Non tutti pensano fino a che punto manchi equilibrio nella propria vita. E tra cento persone difficilmente potrete trovarne una veramente equilibrata. C’è anche un equilibrio spirituale, ma questo equilibrio spirituale viene raggiunto innanzitutto equilibrando il corpo fisico e i suoi movimenti. 

MORTE da AQIBAT, LA VITA DOPO LA MORTE

Amiamo il nostro corpo e ci identifichiamo con esso a tal punto che non siamo molto contenti di pensare che questo corpo, che ci è tanto caro, un giorno sarà in una tomba. A nessuno piace pensare che morirà e sarà annientato. Ma l’anima è il nostro vero sé. È esistita prima della nostra nascita ed esisterà dopo la nostra morte. Ciò che detiene la concezione di ‘io’, un’entità viva, non è il corpo ma l’anima ingannata dal corpo. L’anima pensa di essere il corpo; pensa che cammina, si siede, si sdraia quando il corpo lo fa, ma non fa realmente nessuna di queste cose. Una minima indisposizione del corpo le fa pensare: “Sono ammalata”. Una piccola offesa la demoralizza. Un piccolo elogio le fa credere di essere in paradiso. In realtà non è né in cielo né sulla terra: è dove si trova. Il dimorare dell’anima nel corpo materiale la illude a tal punto che pensa: “Posso vivere solo di cibo materiale, posso stare soltanto sulla terra, posso godere soltanto di un ambiente materiale. Senza queste cose non sono da nessuna parte, non sono nulla”. 

C’è un detto Persiano che dice: “Non costruire una casa sul terreno di un altro”. Questo è quello che fa l’anima. Qualsiasi cosa veda, la consapevolezza la riconosce come se stessa. La sua purezza fa sì che rifletta qualunque cosa abbia davanti a sé, e allora pensa: “io sono questo”, proprio come l’acqua limpida riflette la nostra immagine. L’anima allora vuole che tutto sia molto bello e piacevole per il suo benessere e la sua vanità. Vuole vedere il suo sé oggettivo ben vestito; poi vuole cose molto belle intorno a sé. Allestisce una bella casa, e per tutta questa vita va in cerca di queste cose. Poi quando la morte arriva questa costruzione sorta sulla sabbia viene spazzata via. I beni accumulati le vengono tolti. Questa è una delusione davvero grande. Perde tutto ciò che suscitava il suo interesse. Il suo ritrarsi nel suo puro sé, e il disperdersi di tutto l’ambiente illusorio della terra dalla sua vista imprime su di lei l’idea della morte, con suo grandissimo orrore. Questo orrore e questa delusione sono la sola morte che c’è, perché il corpo non è nient’altro che una copertura messa sulla nostra anima, e quando questa se n’è andata noi non siamo morti; proprio come non pensiamo che siamo morti quando il nostro cappotto viene tolto, o se qualcuno strappa la nostra camicia. 

Il momento in cui una persona muore è l’unico momento in cui sente di essere morta. L’impressione della sua condizione di morente, la mancanza di speranza del medico, il dolore e il cordoglio della famiglia, tutto forma questa impressione. Dopo la morte, quando si riprende da questa impressione, gradualmente si ritrova viva; perché la vita che la manteneva in vita nel suo rivestimento fisico, naturalmente si sente strana in assenza di questo rivestimento. Tuttavia non è morta, è ancora più viva, perché è stato rimosso quel grande peso che per un certo tempo le ha fatto credere che il rivestimento fisico fosse la sua vita. 

L’anima con il suo potere ha creato gli elementi da sé, e li ha attirati dall’esterno. Li ha raccolti e li conserva, ma usandoli si sono gradualmente usurati e durano solo per un certo periodo. L’anima mantiene il corpo composto di tutti questi elementi finché il corpo le interessa, finché il magnetismo del corpo la trattiene e la sua attività la tiene occupata. Non appena il suo interesse per il corpo è diminuito, o gli elementi che formano il corpo hanno perso il loro potere, per debolezza o per un’irregolarità nel sistema, il corpo allenta la sua presa, e l’anima, la cui innata tendenza è liberarsi, approfitta di questa opportunità datale dall’incapacità del corpo. La conseguenza di questo è la morte. 

Gli elementi cominciano a disperdersi prima della morte, ma dopo la morte del corpo tornano direttamente ai loro elementi affini: la terra alla terra, l’acqua all’acqua, e così via, ciascuno al suo elemento affine. E sono molto contenti di ritornare. Ogni cosa è felice di essere con il suo simile. Se c’è un gas vicino al fuoco, la fiamma andrà verso il gas, perché nel gas c’è molto dell’elemento fuoco. 

Si potrebbe pensare che questo è tutto, e che dopo la morte non rimarrà nulla alla persona comune che ha pensato a se stessa come questo corpo, di una certa altezza, di una certa larghezza, di un certo peso, di una certa età; tutto questo quando il corpo fisico se n’è andato è andato. Ma non è così: quando il corpo se n’è andato rimane la mente, la parte più sottile del sé dell’uomo, composta di vibrazioni. Gli elementi esistono nelle vibrazioni quanto negli atomi, altrimenti una persona che è arrabbiata non diventerebbe rossa e focosa. Nei sogni, quando il corpo è addormentato, ci vediamo camminare, parlare, agire, in un certo ambiente e con certe persone. È solo paragonandolo allo stato di veglia che lo chiamiamo sogno. Questo sé esiste ancora dopo la dipartita del corpo, l’esatta controparte di quello che siamo ora, non di quello che eravamo quando avevamo cinque anni, o dieci anni, ma di quello che siamo ora. 

Talvolta si dice che l’anima è ciò che rimane dopo la morte del corpo fisico, e che allora è in paradiso o all’inferno; ma non è così. L’anima è qualcosa di molto più grande. Come può essere bruciata con il fuoco lei che è essa stessa luce, Nur, la luce di Dio? Ma a causa della sua illusione, prende su di sé tutte le condizioni che la mente deve attraversare dopo la morte. Quindi l’esperienza dopo la morte dell’anima che non ha raggiunto la liberazione è molto deprimente. Se la mente non è molto attaccata alla vita terrena e ha raccolto la soddisfazione delle sue azioni, gode del paradiso; se avviene il contrario, allora sperimenta l’inferno. 

La mente che è più coinvolta nei pensieri e negli attaccamenti terreni, non riesce a lasciare che l’anima sia nella luce. Se gettate un pallone in aria salirà e poi scenderà di nuovo. Sale a causa dell’aria che si trova in esso; viene giù a causa della materia terrena in esso. La tendenza dell’anima è di andare verso le sfere più alte, a cui essa appartiene; questa è la sua natura. La sostanza terrena che ha raccolto intorno a sé la appesantisce in basso verso la terra. L’aquilone va verso l’alto, ma la corda in mano a una persona lo riporta indietro sulla terra. Vediamo che il fumo va verso l’alto e nel suo percorso lascia nel camino la sua sostanza materiale. Tutto il resto della sua sostanza terrena lo lascia nell’aria, e finché non ha lasciato tutto dietro di sé, non può salire verso l’etere. Con questa similitudine vediamo come l’anima non può sollevarsi dalle regioni inferiori finché non ha lasciato dietro di sé tutti i desideri e gli attaccamenti terreni. 

La gente ha una grande paura della morte, soprattutto le persone semplici, delicate e affettuose, e quelle che sono molto attaccate al loro padre, alla loro madre, ai loro fratelli, alle loro sorelle, ai loro amici, alla loro posizione e ai loro beni. Ma anche chi è sfortunato nella vita teme la morte. Una persona preferirebbe essere molto ammalata piuttosto che morta. Vorrebbe essere in ospedale piuttosto che in una tomba con le persone morte. Quando a un uomo si presenta il pensiero: “Un giorno dovrò lasciare tutto questo e scendere in una tomba”, su di lui cala una grande tristezza. In alcune persone questa paura perdura per una parte della loro vita; in altre dura per l’intera esistenza. La prova di quanto grande sia la paura della morte, è che la morte è stata fatta apparire come la peggiore punizione, sebbene non sia affatto sgradevole quanto il dolore, la sofferenza, e le preoccupazioni della vita. 

La morte è il grande esame a cui una persona va preparata, un’altra impreparata; una con fiducia, un’altra con paura. Per quanto qualcuno possa pretendere di essere spirituale o virtuoso nella vita, alla vista della morte viene messo alla prova e ogni pretesa crolla. Nel Corano si dice: “Allora, quando la tremenda calamità verrà, in quel giorno l’uomo ricorderà quello che si è sforzato di ottenere”. 

C’era un uomo anziano che gridava e si lamentava sempre dicendo: “Sono così infelice, la mia vita è tanto dura, ogni giorno fatica e lavoro! Sarebbe meglio ch’io fossi morto”. Ogni giorno si lamentava in questo modo e invocava la morte di venire e portarlo via. Un giorno Azrael, l’angelo della morte, apparve e gli disse: “Mi hai chiamato molto spesso, ora sono venuto a portarti via con me”. L’anziano disse: “Non ancora! Sono anziano, ti prego concedimi solo qualche giorno in più di vita!”. L’angelo della morte disse: “No. Hai chiesto così spesso di morire, e ora devi venire da Allah”. L’anziano disse: “Aspetta un momento. Lasciami stare qui un po’ di più”. Ma l’angelo della morte disse: “Non un minuto di più”, e lo portò via. 

Quale pensiero dovrebbe avere la mente al momento della morte? Il pensiero dovrebbe essere, in base all’evoluzione della persona, Dio o l’oggetto della sua devozione, o un ambiente piacevole o qualunque cosa ami e abbia idealizzato. Se è una persona terrena allora il pensiero di un ambiente piacevole creerà per lei un paradiso. “In verità la morte è il ponte che unisce un amico ad un amico”, si trova nei detti di Maometto. 

Quelli di cui si dice che siano in presenza di Dio, sono quelli che conservano la visione del loro Amato divino che hanno idealizzato, per tutta la loro vita, e gioiscono per molto, molto tempo della presenza di Colui che hanno idealizzato. 

Durante la nostra vita sulla terra siamo consapevoli di tre condizioni: quella del corpo, della mente e dell’anima. Dopo la morte fisica siamo consapevoli soltanto di due. Sul piano fisico, se arriva un ladro, non abbiamo molta paura. Cerchiamo di trovare qualcosa con cui attaccarlo. Ma in un sogno abbiamo paura, perché non abbiano nulla con cui attaccarlo. Qui la volontà è molto più forte; là l’immaginazione è più forte e la volontà meno. Nella vita fisica abbiamo cambiamenti da un’esperienza a un’altra. Se di notte abbiamo paura, la mattina diciamo: “Ho avuto un incubo”, o, “Nel mio sogno ero triste”, ma non significa nulla. Ma lì non abbiamo cambiamento. 

Perciò è qui che dovremmo risvegliarci allo scopo della nostra vita. Là non possiamo migliorare così tanto come possiamo fare qui. Questo è il motivo per cui ci sono sempre stati alcuni, i prescelti di Dio, che hanno detto: “Svegliatevi, svegliatevi finché c’è tempo”. 

Ci sono alcuni che in sogno possono fare ciò che desiderano. Possono far sì che accada qualunque cosa essi vogliano, e il giorno dopo vedono accadere quello che hanno visto di notte. Questi sono casi eccezionali. Dato che hanno padroneggiato la loro volontà qui, possono far sì che tutto vada secondo la loro volontà anche su un piano più alto. Quando una persona è altrettanto felice che un altro mangi un buon piatto come quello che lei mangia, quando è felice che indossi bei vestiti come quelli che lei indossa, allora si è elevata al di sopra dell’umanità. Questi sono i santi e i saggi, e il loro aldilà è nelle loro mani, perché sono felici sia nel guadagno che nella perdita. 

La mente dei profeti e dei murshid non può essere paragonata ad altre menti. La loro è una mente padrona di sé, e possono conservarla molto più a lungo. Poiché hanno vissuto solo per gli altri, dopo la morte vivono ancora per gli altri. Hanno pensato solo a ciò che è eterno. Gli altri hanno pensato a cose che se ne vanno, e così col tempo la loro mente se ne va. 

Il Sufismo si impara principalmente affinché una persona possa sapere quello che le accadrà dopo la morte, in quell’essere che è il nostro vero essere, anche se solitamente ci è nascosto. 

Dopo la morte fisica la vita che non può morire sorregge l’uomo ed egli rimane sempre vivo. Noi esseri viventi esistiamo sia sulla terra che sul mare, avendo nella nostra forma entrambi gli elementi, la terra e l’acqua. Le creature del mare sono fatte anche di terra; noi abbiamo anche l’acqua nella nostra costituzione. Tuttavia, il mare ci è estraneo quanto lo è la terra per le creature del mare. Né piacerebbe loro che il loro posto fosse scambiato; e se accadesse, sarebbero fuori dal loro elemento e questo le condurrebbe alla loro fine. È perché il pesce non ha realizzato che è anche una creatura terrena e che anche la terra è un suo elemento, che non può vivere sulla terra; e nello stesso modo gli esseri sulla terra la cui vita dipende dal raggiungere la riva, sbagliano quando credono che affonderanno nel mare. 

Se cadessimo nel mare, sarebbe una cosa tremenda. Saremmo convinti di arrivare sul fondo, che annegheremo. È la nostra paura che ci fa andare a fondo, è il nostro pensiero; tranne che per questo non c’è ragione che si anneghi. Il mare sorregge una nave intera su cui stanno viaggiando migliaia di persone e su cui sono state caricate tonnellate di peso; perché non dovrebbe tenere su il nostro piccolo corpo? 

Il nostro essere interiore è come il mare, il nostro essere esteriore è come la terra. Perciò a parole è chiamato morte. È la parte mare di noi, in cui siamo staccati dalla nostra parte terra, e non essendo abituati ad essa, troviamo il viaggio sconosciuto e sgradevole, e lo chiamiamo morte. Per un marinaio è altrettanto facile viaggiare sul mare, ogni volta che sceglie di farlo, quanto viaggiare sulla terra. Cristo, in connessione con questo argomento, disse a Pietro: “O uomo di poca fede, perché dubiti?”. Sia in Sanscrito che nel Prakriti, la liberazione è chiamata Taran, che significa nuotare. È il potere di nuotare che rende l’acqua la dimora del pesce terreno, e per chi nuota nell’oceano della vita eterna, sia in presenza che in assenza del corpo, questo oceano diventa la sua dimora perenne. Il nuotatore gioca col mare. Dapprima nuota per un piccolo tratto, poi nuota molto lontano. Allora lo padroneggia, e alla fine è casa sua, il suo elemento, come lo è la terra. Chi ha padroneggiato questi due elementi ha acquisito tutta la padronanza. 

I tuffatori nel porto di Cylon, e gli Arabi sul Mar Rosso, si immergono nel mare. Prima chiudono le orecchie, gli occhi, le labbra e il naso, poi si tuffano e portano su le perle. Anche i mistici si immergono nel mare della consapevolezza chiudendo i loro sensi al mondo esterno e entrando in tal modo nel piano astratto. 

Il lavoro del Sufi è eliminare la paura della morte. Questo sentiero è percorso per conoscere in vita ciò che ne sarà di noi dopo la morte. Come è detto nel Corano: “Mutu kubla anta mutu” o “Muori prima della morte”. Togliere questo abito mortale, insegnare all’anima che non è questo corpo mortale ma è questo essere immortale, così che possa evitare la grande delusione che la morte provoca, questo è quello che viene realizzato nella vita da un Sufi

Spiritualità ( III parte)

Che cosa intendo con cuore? È il centro nervoso in mezzo al petto, il piccolo pezzo di carne che i medici chiamano cuore? No, la definizione di cuore è che è la profondità della mente, essendo la mente la superficie del cuore. Quello che in noi sente è il cuore, quello che pensa è la mente. È la stessa cosa che pensa e sente, ma la direzione è diversa: il sentimento viene dalla profondità, il pensiero dalla superficie. Quando il pensiero non è collegato al sentimento è come una pianta che sale in alto dalla terra, la cui radice non è andata in profondità. Un pensiero senza sentimento è un pensiero senza potere; è come una pianta senza una radice profonda. Un albero la cui radice è andata in profondità nella terra è più forte, più affidabile, e così il pensiero radicato profondamente nel cuore ha un potere più grande. Il cuore quindi è il fattore tramite cui spirito e spiritualità devono essere raggiunti. Nell’essere dell’uomo si possono distinguere tre aspetti: corpo, cuore, anima. 

Il cuore è il globo sull’anima e il corpo una copertura sul cuore. Si potrebbe chiedere: l’anima è così piccola da essere coperta dal cuore e il cuore così piccolo da essere coperto dal corpo? Non è così. L’anima è dentro e fuori. Ad esempio, la luce è coperta da un globo e il globo da un’altra copertura – e tuttavia, la luce è coperta? Splende lo stesso. La luce non è sotto la copertura; sembra che sia sotto la copertura, ma splende. Così è l’anima. Il globo non splende, ma la luce assume il colore del globo. È l’anima che è più grande; nello stesso tempo la luce è dentro il globo e l’anima dentro il corpo. È esattamente come la luce dentro il globo e il globo dentro la copertura. 

La luce è all’esterno della copertura, e il potere del globo splende all’esterno della copertura. Così il potere del cuore è più grande del potere del corpo, e il potere dell’anima è ancora più grande. Finché si ignora questo, non si realizza la verità. Immaginate che potere ha la qualità del cuore. La piccola gallina, se è con i suoi pulcini e arriva un cavallo o un elefante, è pronta a lottare con loro. Altrimenti correrebbe via, ma con i piccoli è pronta a lottare con l’elefante. La qualità del cuore risplende in quel momento, è il sentimento; in quel momento il suo potere è così grande che la piccola gallina è pronta a lottare con chiunque. In India si racconta una storia su una cerva che era inseguita da un cacciatore e correva nei boschi. 
Quando arrivò vicino ai suoi piccoli che la aspettavano non corse oltre, si dimenticò del cacciatore. Non appena la qualità del cuore fu risvegliata in presenza dei suoi piccoli non ebbe paura. Non c’è niente che non si sacrificherà, non si porterà a termine, non si affronterà quando la qualità del cuore è risvegliata. Ogni codardia e debolezza, infelicità e cattiveria arrivano quando la qualità del cuore è coperta e una persona incomincia a vivere nel suo cervello. I leoni si trasformano in conigli quando non sono coraggiosi. Pochissime persone comprendono il potere del cuore. 

Una volta che il cuore è risvegliato non c’è niente che non si possa realizzare. Oltre all’ispirazione e all’illuminazione conferisce tutta la forza e il potere di cui si ha bisogno per raggiungere qualsiasi cosa si voglia. Si potrebbe chiedere: non è naturare raggiungere la spiritualità? Non arriva senza nessuno sforzo da parte nostra? E se non è naturale, allora a che serve raggiungere la spiritualità? Queste sono giuste argomentazioni, e la mia risposta è che la spiritualità non è soltanto per gli esseri umani, ma anche per la creazione inferiore, per ogni essere: non spiritualità nel senso in cui noi la comprendiamo, ma nel senso di essere accordati al proprio tono naturale. Anche gli uccelli hanno i loro momenti di esaltazione. Al tramonto e al sorgere del sole, quando spunta l’alba, al chiaro di luna, ci sono momenti in cui gli uccelli e gli animali si sentono esaltati. Cantano e danzano, stanno sui rami degli alberi in esaltazione. 

Ogni giorno sentono questa gioia intensa. Se andiamo ancora oltre e abbiamo occhi per vedere la vita nelle forme in cui altri non la vedono, nella roccia o nell’albero, scopriamo che ci sono momenti in cui anche gli alberi sono in un completo stato d’estasi. Chi si muove nella natura, chi apre le porte del suo cuore, chi ha un’anima in contatto con la natura, scopre che la natura canta, danza, comunica. Non è soltanto una leggenda, una storia del passato, che i santi comunicassero con gli alberi. È un fatto reale, ed è lo stesso oggi come nel passato. Le anime sono della stessa natura, sono le stesse. La sola differenza è che noi siamo diventati scettici, non abbiamo più fiducia nella vita, siamo diventati materialisti, abbiamo chiuso gli occhi a ciò che ci sta davanti. Le anime possono diventare sante e sagge oggi come prima di noi. Le stelle non sono forse le stesse di sempre? Anche oggi comunicano con chi è in grado di essere sensibile alla natura. Ma noi abbiamo voltato le spalle alla natura, viviamo in un mondo artificiale; non c’è fiducia in noi stessi, nessuna fede. Naturalmente non siamo diventati soltanto materialisti, siamo diventati materia stessa! 

Quindi coloro che hanno raggiunto la spiritualità l’hanno raggiunta risvegliando la qualità del cuore. I Sufi in tutte le epoche, i mistici in India, in Persia e in Egitto hanno considerato il risveglio della qualità del cuore la cosa più importante nella vita. Perché tutte le virtù che il sacerdote può insegnare e prescrivere, tutte le virtù che hanno detto di praticare nella vita, arrivano naturalmente quando il cuore si apre. Allora non occorre imparare la virtù, la virtù diventa nostra. Tutte le virtù che vengono insegnate dalla gente - quanto durano? Se c’è una virtù deve arrivare da sola: la spiritualità è naturale. E se animali e uccelli possono sentire un’esaltazione spirituale, perché noi no? Ma noi non viviamo una vita naturale. Nella nostra civiltà, nella nostra vita, abbiamo cercato di essere il più lontani possibile dalla natura e dalla vita naturale, respirando un’atmosfera artificiale per resistere alle influenze climatiche, mangiando il cibo che abbiamo preparato e improvvisato, trasformandolo in qualcosa di completamente diverso da quello che la natura aveva creato e ci aveva dato. Oltre a ciò, più andiamo in profondità nella vita di comunità, più scopriamo che non siamo sulla strada giusta come dovremmo essere. Sembriamo aver perso la nostra individualità. L’abbiamo chiamato progresso – un progresso verso una certa condizione. 

E lì cominciano a sentire di essere in un labirinto. Ora è arrivato il momento – e sempre di più ogni giorno – che le persone riflessive, le persone sagge che sono giuste e oneste realizzino: “Non stiamo progredendo, siamo in un labirinto e stiamo cercando la porta”. Ho parlato con un grande scienziato, e nonostante tutta la sua conoscenza cosa ha detto? “Non sappiamo dove siamo. Abbiamo prodotto invenzioni, ma non sappiamo come controllarle per avvantaggiare al meglio la vita”. A parte le invenzioni, la questione più importante è come fare il miglior uso possibile della nostra vita, come fare il miglior uso possibile di questa opportunità che ci passa accanto. Ogni istante perso è incomparabilmente più prezioso della perdita di denaro. 

Quando l’uomo se ne renderà conto arriverà sempre di più alla conclusione che è andato avanti e pensando di progredire, ma si muoveva nello stesso labirinto. Se soltanto trovasse la porta, la porta che dai saggi è chiamata realizzazione spirituale! Per quanto ben istruiti si possa essere, per quanto si sia progrediti, per quanto si sia accumulato o realizzato, per quanto potere e posizione sociale si siano raggiunti, solo una cosa è eterna ed è la realizzazione spirituale. Senza questa ci sarà sempre insoddisfazione, un senso di inquietudine. Nessuna conoscenza, potere, posizione o ricchezza può dare l’appagamento che la realizzazione spirituale può dare.

Spiritualità ( II parte)

“A parte il fatto di realizzare delle cose, per un uomo essere un uomo è la cosa più difficile”. Significa che per un essere umano è la più grande difficoltà. Nasce essere umano; tuttavia la prima cosa che dovrebbe essere è quello che non è, è tutt’altro che un essere umano. È disposto ad essere un avvocato, un medico, un professore, ma non un essere umano – che è la cosa a cui pensa di meno, e perlopiù non ci pensa affatto. La gente oggi afferma che ci sia una grande tendenza nel mondo a scoprire la verità spirituale, che ci sia un risveglio spirituale interiore. Sì, lo ammetto, ma che direzione prende? Spesso prende direzioni sbagliate. Questi cercatori della verità spesso pensano che il modo migliore di scoprire la fede nello spirito e nell’aldilà sia la medianità: diventare loro stessi dei medium, o andare da un medium e – quando hanno trovato la prova – comunicare coi morti. Allora pensano di aver trovato la prova dello spirituale. Distruggono il loro sistema nervoso, molti vanno fuori equilibrio. In tal modo la strada che dovrebbe condurre alla spiritualità porta alla distruzione.

Ci sono altri che desiderano andare in cerca dello spirituale nello stesso modo in cui una persona va in un’università o in una scuola secondaria. Pensano: “Se c’è qualcosa come la realizzazione spirituale un libro ce ne parlerà”. Se vanno in una biblioteca e leggono per tutta la loro vita tutti i libri che ci sono, non possono raggiungere la spiritualità, perché non viene dai libri. Leggere a volte aiuta a risvegliarsi; tuttavia non tutti sanno come leggere. Quello che accade oggi è che ci sono migliaia e migliaia di persone che leggono un libro, poi un altro e un altro ancora, finché la loro mente è così confusa che non sanno a cosa credere e a cosa non credere. Tra loro ci sono molti che pensano che la via migliore sia la via intellettuale. Ma che cosa è intellettuale? Leggere è veramente intellettuale? Tutti i libri sono uguali? Sovente confondono una persona. Molto spesso i libri con dieci errori nella stessa riga confondono così tanto la mente di una persona che non sa dove sia. 

Spesso la gente viene da me e mi dice – per aiutarmi – di avere fiducia in loro, perché per dieci anni hanno letto i miei libri. Invece di avere fiducia devo guidarli sul sentiero e cancellare quello che hanno imparato prima. Forse non vogliono cancellare; pensano che hanno acquisito questa conoscenza leggendo cento libri. Che cos’è la conoscenza? È spirituale? 

Inoltre, spesso la ricerca spirituale dà loro l’idea che ci siano maestri, mahatma, santi nell’Himalaya, nelle grotte sulle montagne. Non pensano mai che una simile persona possa essere tra la folla. A loro interessa di più quando è in un luogo dove nessuno può raggiungerla. Pensano che non possa essere in un ristorante a consumare il suo pranzo; deve essere in una grotta sulle montagne. Immaginate! Perché questo mondo è stato creato? Perché siamo nati in questo mondo, in mezzo a questo mondo, se questo mondo non fosse una scuola per sviluppare l’anima e arrivare allo stadio che è lo scopo della vita? l’uomo ha perso fiducia nei suoi simili. Si aspetta spiritualità dai morti, dagli alberi – non dagli uomini. Non ha fiducia nei suoi fratelli. 

Altre persone sono interessate al significato della simbologia: questo simbolo particolare significa questo, un altro dà una grande rivelazione, un altro è un grande mistero. Dove si può trovare la spiritualità? Non è nel cuore dell’uomo? Invece che nel proprio cuore, la gente vuole guardare in diversi luoghi, o in certi simboli. Sì, i simboli la esprimono, ma il modo diretto è dentro se stessi. 

Ho avuto un’esperienza divertente un giorno. Viaggiando in Inghilterra vicino a Bournemouth fui condotto in un luogo in cui dicevano che avrei dovuto parlare. L’uomo che mi condusse là disse: “Ora qui in questo angolo – lei può sentire che qui è il segreto”. Immaginate, la spiritualità era in quel luogo, non nell’uomo! 

Coloro che fanno della spiritualità la loro professione approfittano dell’ignoranza della gente. Vanno incontro alle loro esigenze, li nutrono, dicono ad ogni persona: “Sei un medium”. Così coloro che ne fanno una professione dicono a tutti: “Vieni. Sii più stravagante, più fantasioso, più superstizioso”. Alimentano la curiosità. Questo porta da qualche parte? In questo modo la gente si perde e non sarà mai spirituale. Questo si può trovare ovunque. 

Ora arriviamo all’argomento vero e proprio, la differenza tra spirito e materia: una volta un giovane italiano che non credeva in Dio o nell’anima, stava viaggiando con me sulla stessa nave, e pensò che forse ero un prete. Chiese: “Crede in qualcosa?”. “Sì”, risposi. “Qual è il suo credo?”. Risposi: “Non si può dire”. Poiché era antagonistico disse: “Io non credo in niente. Se c’è qualcosa in cui credo è nella materia eterna”. Replicai: “Il mio credo non è lontano dal tuo. Quello che tu chiami materia eterna io lo chiamo spirito eterno. Quello che hai chiamato materia io l’ho chiamato spirito”. 

È una disputa sulle parole, la comprensione è la stessa. La differenza è venuta dalla discussione sulle parole. Ciò che è spirito è materia fine e ciò che è materia è spirito denso. In altre parole, ci sono due nomi e c’è un unico soggetto: che lo si chiami acqua, che lo si chiami neve. Quando è cristallizzato è neve, e se non vi piace chiamarlo acqua, chiamatelo neve. Se volete distinguere potete chiamarlo con due nomi, a questo non c’è obiezione, è una questione di scelta. Se scegliete che non c’è materia, come afferma anche la Scienza Cristiana, allora la materia è in ogni caso spirito. E se scegliete di chiamare la materia spirito, allora lo spirito è in ogni caso materia. Se dite entrambe le cose è anche questo in ogni caso giusto. La verità sta nella comprensione, non nell’espressione. Le persone hanno consolidato la loro verità, l’hanno insegnata e hanno lottato e non sono arrivati a nulla. Spesso coloro che non comprendono un argomento discutono perché vogliono conoscerlo, ma non vogliono conoscerlo onestamente. Il loro modo è discutere: allora conoscono anche l’idea dell’altro. Si oppongono all’altro per sentire cosa ha da dire; è una specie di furto. Hanno sete di discussione. Chi non capirà non capirà mai, per quanto sia vero. A chi comprende – parlategliene e capirà. È una questione di evoluzione. 

Inoltre, in tutti c’è una tendenza a pensare: “L’altro deve guardare le cose come le guardo io. Che sia un amico, che sia una moglie, un marito, un fratello, una sorella, o un compagno, devono capire le cose come le capisco io”. Ma questo è impossibile. Può essere che siano in fasi diverse di evoluzione, non possono capire. Lasciateli in pace! Per alcuni dormire è un bene, per altri è bene svegliarsi. Non è una virtù svegliare tutti; è un grandissimo crimine svegliare chi deve dormire. Rendere tutti spirituali non è una giusta missione. La cosa migliore è aiutare una persona ovunque essa sia e non cercare di portarla a un certo tono. Accadrà naturalmente; metterla sulla strada giusta è sufficiente. Spesso le persone che si interessano di spiritualità la raccomandano vivamente alle persone che le circondano. Sbagliano; quelli a cui la raccomandano a volte sono più spirituali. L’uomo è un grande mistero e noi ne sappiamo così poco. 

Ho viaggiato in India per nove anni alla ricerca di illuminati, i saggi viventi dell’Oriente. Sareste sorpresi di sapere come varie anime illuminate vivono sotto la parvenza di una persona comune, così che nessuno può mai distinguerli come diversi dagli altri. Molti di loro si comportano nello stesso modo in cui si comportano tutti, rimanendo seduti negli stessi posti, dicendo la stessa cosa che tutti gli altri direbbero; non ostentano alcuna differenza nell’aspetto esteriore, nel modo di parlare o nelle affermazioni. Al contempo – se poteste vedere dietro questi grandi esseri – sono diversi dagli altri come il cielo è diverso dalla terra. 

Vi racconterò qualcosa del mio maestro. Una volta incontrai un uomo colto, un dottore di filosofia con moltissime lauree. Gli parlai del lato più profondo della vita e si interessò a me a tal punto che fu molto impressionato da me. Perciò pensai: “Se dovessi parlargli del mio maestro, quanto sarebbe più interessante per lui. Se io ho prodotto una tale impressione su quest’uomo, quanto più interessante sarebbe il mio maestro per lui, e quanto apprezzerebbe il mio maestro”, e gli dissi: “C’è un uomo meraviglioso in questa città, non ha paragoni nel mondo intero”. “Sì”, disse lui, “ci sono persone simili? Mi piacerebbe molto incontrarlo. Dove vive?”. Gli dissi nella tal parte della città. Lui disse: “Anch’io vivo lì. Dov’è casa sua? Conosco tutti lì. Come si chiama?” così glielo dissi e lui disse: “Conosco quest’uomo da vent’anni, e lei me ne sta parlando!”. Pensai: “In cent’anni lui non sarebbe stato in grado di conoscerlo”. Non era pronto a conoscerlo. 

Se le persone non sono abbastanza evolute non possono apprezzare le persone, non possono comprenderle, non possono capire le grandi anime. Siedono con loro, parlano con loro, c’è un contatto per tutta la vita, ma non vedono. Un’altra persona in un attimo, se è pronta a comprendere, ne trae beneficio. Immaginate, quell’uomo istruito conosceva il mio maestro da vent’anni e non lo conosceva. Io l’ho visto una volta, e sono diventato suo discepolo per sempre. Si potrebbe chiedere: “Quell’uomo non era istruito, non era un intellettuale?”. Sì, lo era. Allora cosa mancava? Vide il mio maestro con il cervello, io lo vidi col mio cuore. Le persone cercano la spiritualità col cervello: è qui che sbagliano. La spiritualità si raggiunge tramite il cuore. 

(II parte)

Gatheka n. 3, Il Sentiero dell'Iniziazione

Il vero senso della parola “iniziazione” è nel significato stesso di questa parola. Iniziazione significa “prendere un’iniziativa” in una direzione che in genere non è compresa dagli altri. Quindi, l’iniziazione ha bisogno di coraggio e di una tendenza a progredire spiritualmente, anche se non sembra essere la via di tutti nella vita.
Quindi il primo dovere di un mureed è di non lasciarsi scuotere nella fede da un’influenza opposta o da qualcosa che qualcuno dice contro il cammino che si è iniziato. Non si deve permettere a nessuno di scoraggiarci. Il mureed deve essere così saldo nel suo cammino che se il mondo intero dicesse: “È una via sbagliata”, il mureed risponderebbe: “È la via giusta”. E se qualcuno dicesse che ci vorranno mille anni o forse più, il mureed deve essere in grado di dire: “Se ci vorranno mille anni, avrò la pazienza di portare a termine il percorso”. 

In questo sentiero coraggio, fermezza e pazienza sono le cose più necessarie, ma oltre a queste, la fiducia nel maestro dalle cui mani è stata ricevuta l’iniziazione e la comprensione del concetto di disciplina. In Oriente dove da migliaia di anni il sentiero della disciplina è stato compreso, queste cose sono considerate le più importanti e ben accette dalle mani del maestro; a tal punto comprendono la disciplina e la fiducia nel maestro. Sono davvero poche le persone nel mondo che conoscono la fiducia! Quel che è necessario non è fidarsi di un altro, neanche del maestro, ma di se stessi. Chi non ha sperimentato nella sua vita come avere fiducia nell’altro non è in grado di avere pienamente fiducia in se stesso. Il potere più grande al mondo è la massima fiducia. La mancanza di fiducia è debolezza. Anche se avete perso dando fiducia, il vostro potere è più grande di quanto non sarebbe se aveste forse vinto senza sviluppare fiducia.

Poi sul sentiero è necessaria anche la pazienza. Forse vi sorprenderà se dico che dopo la mia iniziazione nell’Ordine Sufi, dopo essermi recato per sei mesi ininterrottamente alla presenza del mio Murshid, una sola volta dopo sei mesi disse una parola sul tema del Sufismo. E vi divertirà ancor più sapere che non appena io estrassi il mio quaderno per gli appunti, passò ad un altro argomento; era tutto finito. Una frase dopo sei mesi. Qualcuno potrebbe pensare che stare seduto sei mesi davanti al proprio maestro senza nessun insegnamento sia un lungo periodo di tempo. Ma, amici, non si tratta di parole, è qualcos’altro. Se le parole bastassero, ci sono librerie piene di testi sull’occultismo e il misticismo. È la vita stessa; è il vivere. Coloro che vivono la vita dell’iniziazione vivono, e rendono vivi gli altri che vengono in contatto con loro. Ricordate quindi che nell’Ordine Sufi siete iniziati non per studiare, ma per comprendere e fare quello che il vero discepolato intende.

Quanto al tema disciplina, chiunque sia privo del senso di disciplina è privo del potere dell’auto-disciplina. È il soldato che può diventare un buon capitano. Nei tempi antichi, i re avevano l’usanza di far fare il soldato ai principi perché imparassero cosa significa disciplina. Il sentiero dell’iniziazione è l’addestramento dell’ego, e nel cammino del discepolato si impara l’auto-disciplina.

Ora sorge un'altra domanda: “Cosa pensare del sentiero dell’iniziazione? Quale dev’essere la nostra meta, cosa dobbiamo aspettarci? Dobbiamo aspettarci di essere buoni, sani, magnetici, potenti, di sviluppare poteri psichici o chiaroveggenti? Non è necessario che siate nulla di tutto ciò, tuttavia coltiverete tutte queste cose naturalmente, ma non vi sforzerete di ottenerle.

Supponete che sviluppiate potere, e non sappiate come usarlo, il risultato sarà disastroso.

Supponete di sviluppare magnetismo e che con questo potere di attirare tutti, buoni e cattivi; allora sarà difficile sbarazzarvi di quello che avete attirato con il vostro potere. O che siate molto buoni, così buoni che chiunque per voi è cattivo, troppo buoni per vivere nel mondo, diventerete un peso per voi stessi. Queste cose non devono essere cercate con l’iniziazione. Lo scopo è trovare Dio dentro voi stessi, immergervi in profondità dentro voi stessi, così che possiate essere in grado di raggiungere l’unità dell’Intero Essere. È per questo fine che lavorate con il potere dell’iniziazione e affinché dall’interno possiate ottenere tutta l’ispirazione e le benedizioni nella vostra vita.

A questo scopo due cose sono necessarie: una cosa è fare gli esercizi che vi vengono assegnati regolarmente, col cuore e con l’anima. La seconda è che gli studi che vi vengono dati non dovrebbero essere considerati soltanto una semplice lettura, ma dovreste ponderare ogni parola. Più vi rifletterete, più avrà l’effetto di aprirvi il cuore. Leggere è una cosa, contemplare un’altra. Sulle parole si deve meditare. Non considerare semplice neppure la parola o la frase più semplice. Pensate agli Indù, ai Cinesi, ai Parsi che per migliaia di anni, per generazioni hanno riflettuto su letture che loro consideravano sacre, senza stancarsi mai.

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DISCORSO DI APERTURA PER “HEJRAT DAY 2011” A KATWIJK

di Pir-o-Murshid Hidayat Inayat Khan 

Amati di Dio, 

Apriamo i nostri cuori a una profonda gratitudine per il nostro Maestro che venne in Occidente, sacrificando la sua musica e l’amata India, che a quel tempo era come un secondo paradiso. 

Come sappiamo, quando il nostro Maestro salpò verso l’America non conosceva nessuno. Non aveva contatti, aveva soltanto una profondissima fede nella guida divina mentre procedeva nel viaggio, per offrire questo grande Messaggio di Libertà Spirituale, che dal 1910, la data della sua partenza dall’India, ha aiutato migliaia di persone. 

Moltissime persone sono state profondamente ispirate dal Messaggio e molte, di cui non sappiamo nulla, hanno letto dei libri Sufi, e le loro esistenze sono state positivamente trasformate. Quindi siamo grati anche per tutte le benedizioni che anche noi abbiamo ricevuto, di cui non sempre siamo consapevoli. 

Ciascuno di noi ha la grande responsabilità di preservare la dignità del Movimento Sufi, perché il Movimento Sufi, fondato originariamente dal nostro Maestro come uno dei ricettacoli del Messaggio, ha anche la responsabilità di preservare la dignità ispirata dal nostro Maestro. 

Naturalmente ci sono altre organizzazioni Sufi che collaborano a diffondere il Messaggio Sufi in nome della Federazione del Messaggio, e anche altri che diffondono il Messaggio ciascuno a modo loro, perché il messaggio è come il sole che ha un illimitato numero di raggi. 

Noi tutti sappiamo che alcuni membri di una organizzazione non si sentono davvero a loro agio in altre organizzazioni, e viceversa, e questo è il motivo per cui è necessario avere molti diversi ricettacoli del Messaggio affinché il Messaggio sia disponibile a tutti i tipi di persona. 

Ma la cosa essenziale è rimanere fedeli al Messaggio, e non dare priorità a nessuna religione in particolare. 

Il nostro maestro è stato educato in una religione, ma aprì il suo cuore a tutte le religioni, quando giunse in occidente con il grande ideale che lui chiamò “Unità degli Ideali Religiosi”. Perciò, quando si da’ la priorità a una sola religione che si preferisce, non si è onesti verso il Messaggio Sufi. 

Il nostro Maestro ha detto: “Agli occhi di Dio nessuno è superiore, e nessuno è inferiore; siamo tutti uguali davanti a Dio, anche i più umili tra noi”. 

Alla domanda: “Chi si occuperà del Messaggio nel futuro?” il nostro Maestro rispose: “Dio si occuperà del Messaggio”. E aggiunse: “A noi che siamo stati riuniti dalla provvidenza per lavorare mano nella mano per il Messaggio Divino, è stato affidato il compito molto sacro di essere la culla del Messaggio con altruismo e incrollabile fiducia nella presenza costante dello spirito guida”. 

Queste storiche parole si riferiscono certamente a noi qualunque sia la nostra responsabilità, e qualunque cosa facciamo o non facciamo, quindi, la cosa importante è essere sintonizzati interiormente al Messaggero, e così non si andrà mai fuori strada. 

Tornando alla celebrazione del Giorno di Hejrat, ricordiamoci di tutti i vecchi mureed che se ne sono andati. Essi furono tutti molto grati di quello che era stato loro offerto. I vecchi mureed hanno lavorato e lavorato e sacrificato il loro tempo e la loro energia, per il grande Ideale di servire il Messaggio Sufi nel tempo. 

Che cosa possiamo fare noi? L’appello principale è di restare uniti in armonia. Ovviamente, non siamo sempre d’accordo gli uni con gli altri, ma dobbiamo avere il coraggio di rispettare anche quello che un altro pensa. Il nostro Maestro ha detto: “Un Sufi ha due punti di vista: il proprio e il punto di vista dell’altro”. E il solo modo per trattare punti di vista diversi è essere sinceramente armonizzati alla propria coscienza. 

Ma tornando di nuovo a Hejrat, che immensa gratitudine hanno espresso i mureed in molti modi diversi: la Sufi Hall è stata ricoperta di rose gialle e tutti erano molto felici di avere l’opportunità di comunicare la loro gratitudine al Maestro in questa occasione così speciale. Ogni Rappresentante Nazionale è venuto con una relazione su quello che è stato realizzato nel suo paese durante l’anno, e si può immaginare quanto fossero felici di avere il privilegio di leggere questa relazione al Maestro. 

Facciamo in modo che sia un giorno felice, perché è l’anniversario del nuovo impulso del Messaggio, e nello stesso tempo l’anniversario dell’arrivo in Occidente del nostro Maestro. 

Qualunque cosa facciamo per il Messaggio chiediamoci sempre: il Maestro sarebbe veramente d’accordo con quello che sto facendo per il Messaggio, in nome del Movimento Sufi? 

Se siamo qui insieme come una famiglia, lo dobbiamo al nostro Maestro. Noi pensiamo che sia una nostra scelta, ma non siamo consapevoli che siamo costantemente indirettamente guidati. Non sempre seguiamo quella guida e corriamo dietro a un’altra guida, mentre tutto ciò che dobbiamo fare è sintonizzare i nostri cuori al Maestro. 

Dal profondo del cuore, vi ringrazio di esservi presi il disturbo di venire alla celebrazione del Giorno dell’ Hejrat. Lo state facendo in memoria del Maestro. 


Musrhid Hidayat Inayat Khan