Aforisma del giorno

L’uomo crea la propria disarmonia.

Bowl of Saki, 5 Marzo, Hazrat Inayat Khan.

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LIBRI IN ITALIANO

Insegnamento dato dal Murshid ai suoi mureed

28 Luglio 1925

Miei benedetti Mureed

Vorrei parlare questa sera del tema riguardante l'insegnamento che viene trasmesso dal Murshid ai suoi mureed. Questa formazione può essere divisa in quattro corsi. E i quattro corsi possono essere suddivisi in due divisioni: una formazione più fine e una più generale.

La formazione più generale è costituita dagli enunciati filosofici sotto forma di letteratura che un Murshid offre, e gli insegnamenti nel regno delle parole dette, parole che il Murshid offre. L'altro aspetto della formazione più generale sono le pratiche che il Murshid prescrive ai suoi mureed, il modo di fare queste pratiche, e il beneficio che ne può derivare. Anche questo è incluso nella sezione della formazione più evidente.

E cos'è la formazione più fine? Difficilmente un mureed conosce la formazione più fine. Perché la formazione più fine diventa sottile; usa finezza nel formare ogni mureed. E la grande abilità del Murshid in questo è che forse il mureed non se ne rende conto per molti, molti anni.

Questo training viene dato per testare e mettere alla prova il mureed al massimo. Un maestro può guardare un mureed con i suoi occhi, e guardare un altro mureed con gli occhi della sua mente. Il Murshid potrebbe ascoltare quello che un mureed dice, e sentire l'appello del cuore di un altro mureed. Il Murshid potrebbe parlare a una persona e insegnare a un'altra che lì non vedete. Il Murshid potrebbe dire una frase semplice, e celato dietro ad essa potrebbe esserci qualcosa di più sottile. E se con questa modalità sottile il Murshid non eleva il discepolo, allora il mureed non è al posto giusto.

Il Murshid potrebbe dire una cosa a un mureed solo per vedere il suo effetto in quel particolare momento che dopo quel momento non ha nulla da fare. Il Murshid potrebbe agire in un certo modo che abbia un effetto in quel momento, e non ha nulla da fare successivamente. A qualcuno potrebbe offrire un dolce sciroppo a un altro acqua salata; a qualcuno noci dure da spaccare sotto i denti, e a un altro morbide caramelle. E per ogni azione ha le sue ragioni, perché sa ciò che è meglio per il suo mureed. Potrebbe mettere alla prova la pazienza di qualcuno e rispettare l'impazienza di un altro.

Potrebbe rispondere a qualcuno a parole, e la sua risposta per un altro potrebbe essere nel silenzio. Potrebbe dirvi: "Fai questo" e dire a un altro: "Vuoi scegliere quello che ti piacerebbe fare?”. Potrebbe sembrare severo verso un mureed, e verso un altro nemmeno un po'. L'altro non immaginerebbe mai neppure per un attimo che il Murshid possa essere severo. A uno dirà chiaramente:" Hai sbagliato", e all'altro dirà: " Non lo approvo", e a un terzo dirà:" Hai fatto così? È fatto", e a un quarto che ha fatto la stessa cosa, il Murshid non dirà nulla.

I mureed che non ne sono consapevoli proveranno ribellione, proveranno sofferenza, si sentiranno impazienti, si sentiranno turbati nel loro cuore. E i mureed che vedono un mureed trattato in un certo modo e un altro in un altro modo, saranno stupiti e si chiederanno: "Perché dev'essere così? Non sono uguali, non sono tutti uguali per il loro Murshid?" Ma loro non sanno. Sì, sono vicini al cuore del Murshid nello stesso modo o in un altro. Ma il modo che il Murshid assume con ognuno è come una ricetta per una persona particolare. È in questo modo che si sviluppa la pazienza in un mureed, che la tolleranza è insegnata al mureed, che viene data la resistenza a un mureed da praticare. È reso premuroso, è reso rispettoso, è reso delicato. Anche se frantumando la sua rude sensibilità, col tempo lo ha reso gentile, senza che lui lo sappia. Tutte le qualità che rendono nobile l'anima sono tirate fuori con questo metodo di lavoro più sottile con i mureed. E tuttavia pochissimi mureed ne sono consapevoli. Molto raramente si rendono conto che è così.

Quello che viene chiesto ai mureed non è di diventare devoti o virtuosi o molto istruiti o molto potenti. La cosa più facile e la cosa più difficile è esser capaci di comprendere quello che il Murshid si aspetta da tutti loro. Non è quello che il Murshid si aspetta da tutti loro; no, è quello che il Murshid si aspetta da quel particolare mureed. Ed è da quel giorno che può essere chiamato mureed. È da quel giorno che incomincia un avanzamento nel sentiero spirituale.

Quello che ci impedisce di renderci conto di questo, di quello che il Murshid si aspetta, è la mancanza di una profonda osservazione dell'atteggiamento, della visione, e dell'insegnamento che il Murshid dà. Murshid e mureed a parte, per quanto una persona vi sia vicina e cara se quella persona non sente quello che vi aspettate da lei, non è arrivata ad essere chiamata vostra amica.

Perché c'è la prova della comprensione, c'è la prova dell'amore, c'è la prova dell'armonia, c'è la prova del legame, quando si incomincia a sentire quello che ci si attende da noi. Non appena il cuore di un mureed incomincia a comprendere questo, automaticamente si trasforma in una coppa, e in una coppa magica che diventa sempre più grande. E la luce e la vita come un sacramento sono contenuti in esso e qui rimane sempre un luogo da riempire. C'è un altro aspetto dell'insegnamento più fine. Ma questo aspetto è una responsabilità sacra verso i suoi mureed. E questo modo è pregare per loro, benedirli, e desiderare il loro progresso in tutti gli aspetti della vita. E molto spesso ciò che nessuna pratica, nessuno studio, nessuno sforzo di nessun genere può dare, la benedizione del maestro, che viene dal profondo del suo cuore.

Dio vi benedica.

La nascita della nuova era

È abbastanza chiaro che la nuova era non sarà peggiore, perché quando il peggio è accaduto non può esserci qualcos’altro oltre a questo. La condizione peggiore conclude un ciclo, e il nuovo ciclo necessariamente deve iniziare meglio. Se ci guardiamo indietro con una visione profonda e con un vero senso di giustizia, è chiaro che come individui, come comunità, come nazioni, e come razze il mondo è andato di male in peggio in quanto a egoismo. 

Non c’è una religione in questo mondo i cui seguaci non siano in rivolta contro i loro leader sul sentiero. La religione ha gradualmente perso la sua verità, ed è sopravvissuta soltanto nel nome. Perciò non possiamo più essere inconsapevoli dei nostri peccati nel passato. 

Se osserviamo le distinzioni razziali, vediamo che l’odio di una razza per un’altra è sempre aumentato con la civilizzazione. Il pregiudizio di colore, la distinzione di classe, le differenze tra Oriente e Occidente, e il dominio di un sesso sull’altro non sono ancora scomparsi; sono piuttosto in aumento. 

In qualunque direzione guardiamo – alla prosperità del commercio, al grande progresso nell’istruzione, nell’arte e nella scienza – ovunque possiamo vedere la corruzione del mondo estinguere l’ideale di amicizia e di relazione personale. 

Nello sviluppo dell’educazione, la conoscenza dello scopo dell'anima, la sola cosa che ha valore nella vita, è trascurata. L'educazione fornisce i requisiti necessari a un uomo per diventare egoista al meglio delle sue capacità, e per avere la meglio su un altro. L'arte ha perso la sua libertà di grazia e bellezza, da quando la ricompensa dipende dell'approvazione di persone insensibili e cieche. La scienza è degenerata proprio perché lo scienziato ha limitato la propria visione al mondo oggettivo e ha negato l'esistenza della vita che è oltre la percezione. In assenza di un'ideale più elevato lo sforzo costante per invenzioni materiali ha portato l'uomo ai congegni che hanno messo il mondo a ferro e fuoco. Coloro che subiscono il fascino della distruzione sono inconsapevoli di tutto questo; non possono saperlo finché le nuvole dell'oscurità non siano state disperse, i loro cuori non siano chiari e le loro menti non si siano riprese da questa intossicazione che impedisce loro di pensare e di comprendere. 

Nell'era futura le razze si mescoleranno sempre di più ogni giorno, sviluppandosi alla fine in una razza mondiale. Le nazioni svilupperanno uno spirito democratico e abbatteranno ogni elemento che le rende ostili l’una contro l’altra. Ci saranno alleanze di nazioni finché non ci sarà un'alleanza mondiale di nazioni, in modo che nessuna nazione possa essere oppressa da un'altra, ma tutte lavoreranno in armonia e libertà per la pace comune. La scienza sonderà i segreti della vita invisibile, e l'arte seguirà più da vicino la natura. Le persone di tutte le classi saranno visibili ovunque. Il sistema delle caste scomparirà e le comunità perderanno la loro esclusività, mescolandosi tutte insieme, e i loro seguaci saranno tolleranti gli uni verso gli altri. I seguaci di una religione saranno capaci di pregare le preghiere di un'altra, finché la verità essenziale diventerà la religione del mondo intero e la diversità delle religioni non ci sarà più. L'educazione culminerà nello studio della vita umana, e l'apprendimento si svilupperà su quella base. Il commercio diventerà più universale e sarà gestito sulla base di un profitto comune. Il lavoro si troverà fianco a fianco con il capitale su un piano di parità. 

I titoli avranno poca importanza. I segni d'onore diventeranno evidenti. Il settarismo nelle fedi e nelle credenze diventerà obsoleto. Rituali e cerimonie saranno una rappresentazione teatrale. Le donne diventeranno più libere ogni giorno in tutti gli aspetti della vita, e le donne sposate saranno chiamate con i loro nomi. I figli e le figlie saranno chiamati con il nome della loro città, villaggio o nazione, invece che con il cognome. Nessun lavoro sarà considerato servile. Nessuna posizione nella vita sarà umiliante. Ognuno penserà agli affari suoi, e tutti converseranno l'uno con l'altro senza richiedere presentazioni. 

Marito e moglie saranno come dei compagni, indipendenti e staccati. I figli seguiranno le proprie inclinazioni. Servitore e padrone esisteranno così solamente durante le ore del lavoro, e il senso di superiorità e di inferiorità fra la gente scomparirà. La medicina eliminerà il bisogno della chirurgia e la guarigione prenderà il posto della medicina. Nuovi modi di vivere si manifesteranno, la vita di albergo predominerà sulla vita di casa. I rancori verso parenti, le lamentele sui servitori, il trovare mancanze nei vicini, tutto questo cesserà di accadere, ed il mondo continuerà a migliorare in ogni aspetto della vita fino al giorno di Gayamat, in cui tutto il vano chiacchierare cesserà, e in cui sarà udito ovunque il grido: "Pace, pace, pace!" .

Gatha Rispetto

3.2

IL COMPORTAMENTO AMICHEVOLE:

RISPETTO - ADAB (1)

Non c’è nessuno al mondo che non meriti rispetto, e chi porta rispetto a un altro, così facendo, rispetta se stesso, perché il rispetto crea rispetto, la mancanza di rispetto riecheggia in mancanza di rispetto. L’educazione più grande che si possa dare a un bambino è quella al rispetto, non soltanto per i suoi amici, i genitori, i parenti, ma anche per i domestici nella casa. Una volta il Profeta udendo suo nipote chiamare un servitore per nome, gli disse: “Chiamalo zio, perché è avanti negli anni”. Se si vuole rispettare qualcuno, si troverà sicuramente qualcosa da rispettare in lui, e se non ci fosse proprio niente da trovare, allora il solo fatto che sia un essere umano gli dà pienamente diritto al rispetto.

Una forma di rispetto è considerare un’altra persona migliore di se stessi; anche se non si ritiene che lo sia, giudicare una persona migliore di sé per umiltà, o anche per cortesia. Nessuno che non abbia rispetto per un altro è rispettato.

C’è un’altra forma di rispetto che consiste nel riconoscere la superiorità di un’altra persona in età, esperienza, erudizione, bontà, nascita, rango, posizione, personalità, moralità o spiritualità. E se ci si è sbagliati nel riconoscere la superiorità di un’altra persona, non è una perdita, perché il rispetto dato all’uomo in realtà è rispetto dato a Dio. Chi merita rispetto ne ha diritto, ma se qualcuno non lo merita e tuttavia lo rispettate, questo dimostra la vostra benevolenza. Per una persona fine è una questione di grande rammarico aver perso l’opportunità di portare rispetto quando c’è stata un’occasione di farlo; a una persona grossolana non importa.

Ci sono molti che, per astuzia, mascherano il loro atteggiamento irrispettoso in una maniera di esprimersi ironica e fanno sarcastiche ma garbate osservazioni allo scopo di insultare qualcuno. In tal modo apparentemente non hanno mostrato alcuna mancanza di rispetto e tuttavia hanno appagato il loro desiderio di essere irrispettosi. In alcune persone c’è uno spirito di offesa che si nutre nel ferire un altro con un atteggiamento irrispettoso che si mostra nel pensiero, nella parola o nell’azione. Se solo l’uomo sapesse che nella vita ciò che dà riceve. Solo che a volte la ricompensa non arriva immediatamente; prende tempo.

È veramente rispettoso chi dà rispetto, ma chi si aspetta rispetto da un altro è avido; sarà sempre deluso. Anche dare rispetto per ottenere rispetto in cambio è una specie di affare. Chi raggiunge una realizzazione spirituale darà rispetto soltanto generosamente senza pensare per un attimo di riceverlo in cambio. Quando si porta rispetto a qualcuno sinceramente, non per mostrarlo ma dal sentire del proprio cuore, unitamente a questo insorge una felicità, che è il prodotto soltanto dell’atteggiamento rispettoso e che nient’altro può dare. Ci sono molte persone con cui siamo in debito per il loro aiuto, la loro gentilezza, la loro protezione, il loro sostegno, il loro servizio o la loro assistenza, e non c’è nulla di materiale al mondo, né oro né argento, che possa esprimere in modo così pieno la gratitudine come un vero rispetto. Ricordate, quindi, che qualcosa che non potete ripagare con oro o argento potete contraccambiarlo soltanto in un unico modo, cioè offrendo rispetto con umiltà.

Gatha Rispetto

3.1

IL COMPORTAMENTO AMICHEVOLE

Il comportamento amichevole è considerato la parte principale nello studio del Sufismo, perché i Sufi in tutte le epoche hanno attribuito grande importanza all’arte della personalità. Dato che il Sufismo è la filosofia religiosa d’amore, d’armonia e di bellezza, è estremamente necessario per un Sufi esprimere la stessa cosa tramite la sua personalità. Senza dubbio in Oriente al comportamento veniva dato una grande predominanza nella vita. Le corti Orientali erano scuole di buone maniere, anche se ad esse si combinava moltissima artificiosità. Ma sul sentiero del Sufismo le stesse maniere che venivano usate a corte venivano imparate con sincerità. Secondo il pensiero Sufi tutta la bellezza proviene da Dio; perciò una bella maniera è un’espressione divina. In quest’epoca moderna la gente sembra essere contro le buone maniere a causa della loro agitazione contro l’aristocrazia, come ci sono molte persone che sono contro la religione perché sono arrabbiate coi preti. Quando l’uomo si mobilita contro la bellezza non può essere sulla strada giusta, e il movimento odierno contro la bellezza che esiste sotto forma di cultura e comportamento è una battaglia con la civilizzazione. 

I Sufi chiamano la maniera che proviene dalla conoscenza dell’unità, dalla realizzazione della verità, dall’amore di Dio, akhlaq Allah, che significa la “Maniera di Dio”. In altri termini Dio, espresso nell’uomo, rivela nell’azione di quell’uomo la maniera di Dio. Quelli che seguono sono i diversi aspetti della maniera conosciuta dai Sufi come ilmi adab:

adab rispetto

khatir considerazione

tawazu’ ospitalità o accoglienza

inkisar umiltà o altruismo

khulq cortesia

matanat serietà

halim delicatezza di sentimenti

salim armonia

wafah fedeltà, lealtà, costanza

dilazari comprensione

kotah kalam moderazione nel parlare

kam sukhun parsimonia di parole

mu’tabar dignità, mantenere la parola data, dimostrare affidabilità nelle relazioni

buzurgi venerabilità

ghairat onore o orgoglio

haya modestia

Anche: impavidità - esperienza - generosità – perdono – ampiezza di vedute – tolleranza – stare dalla parte del debole - celare gli sbagli altrui come si farebbe coi propri per comprensione e rispetto dell’altro.

Il controllo del corpo ( I parte)

Chicago - 30 Aprile 1926 


Molte persone pensano che il fisico abbia poco a che fare con la spiritualità. Perché – chiedono- non mettere da parte l’idea della fisicità per essere interamente spirituali? Se senza l’aspetto fisico del nostro essere lo scopo della vita potesse essere realizzato, l’anima non avrebbe assunto un corpo fisico e lo spirito non avrebbe prodotto il mondo fisico. Un poeta indostano dice: “Se lo scopo della creazione avesse potuto essere sufficiente, se gli angeli, che sono completamente spirituali, avessero potuto compierlo, Dio non avrebbe creato l’uomo”. E questo dimostra che c’è un grande scopo che deve essere realizzato da quello che è chiamato il corpo fisico. Se la luce di Dio avesse potuto splendere direttamente, non ci sarebbe stata una manifestazione come quella di Cristo. Era necessario, in altre parole, che Dio camminasse sulla terra nel corpo fisico. E la concezione che il corpo fisico è fatto di peccato, e che questo è l’aspetto più basso dell’essere, molto spesso si rivelerà un errore, perché è tramite questo corpo fisico che il più alto e il più grande scopo della vita deve essere realizzato. È quando una persona è ignara di questo che lo definisce un corpo fisico. E una volta che lo sa, quella persona incomincia a considerarlo il sacro tempio di Dio. 

E ora arriviamo ai cinque aspetti della nostra esperienza della vita attraverso il corpo fisico. Il primo aspetto è la salute, la cui presenza è il paradiso, e la cui assenza è l’inferno. Non importa quel che abbiamo nella vita - ricchezza, reputazione o fama, potere o posizione sociale, benessere o comodità - senza salute tutto questo è nulla. Quando si è sani non ci si pensa, non le si attribuisce valore. Ci si preoccupa delle cose che non si ha. Si tenta di sacrificare la salute per i divertimenti, la salute per la ricchezza materiale; si è pronti a sacrificare la salute per dei capricci intellettuali, l’allegria, la baldoria, il divertimento, per un’ambizione che si vuole realizzare. Molto spesso, prima che l’ambizione e il desiderio si realizzino, arriva un crollo. Allora si incomincia a comprendere che cosa significhi la salute. Nulla può comprarla; nulla può essere paragonato ad essa. Se mettessimo insieme tutte le benedizioni che si possono ricevere nella vita e le pesassimo su una bilancia, scopriremo che la salute avrà il peso maggiore. Nessun’altra benedizione può essere paragonata ad essa. È la salute che ci permette di essere sia materiali che spirituali. La sua mancanza ci priva tanto della materialità quanto della spiritualità. Ci priva della materialità perché la nostra condizione non è in ordine; ci priva della spiritualità perché è l’integrità della salute che ci consente di fare pienamente esperienza della vita spirituale. Non voglio dire che è un peccato essere malati e che sia una virtù essere sani, ma intendo che la salute è una virtù e la malattia un peccato. 

L’altro aspetto dell’esistenza fisica è l’equilibrio. È l’equilibrio che dà il controllo del corpo. È grazie all’equilibrio che un essere umano può stare in piedi, che un essere umano è in grado di camminare, e che un essere umano è in grado di muoversi. Ogni azione, ogni movimento fisico, è sostenuto dall’equilibrio. E la mancanza di equilibrio mostrerà sempre una mancanza nel carattere di una persona e, nello stesso tempo, una mancanza nella condizione della sua vita. In qualunque aspetto la mancanza di equilibrio si manifesti, significa sempre che manca qualcosa nella personalità. Si può analizzare il modo di camminare di una persona, il modo in cui si muove una persona, il modo di guardare di una persona. In ogni cosa che fa, ogni volta che manca equilibrio, manca qualcosa che ancora non sapete, che col tempo scoprirete. Ad esempio, quando una persona barcolla, non pensiate neppure per un momento che sia soltanto un difetto esteriore. Ha qualcosa a che fare con il carattere di quella persona. Come una persona vacilla nel camminare, così quella persona vacilla nella determinazione, vacilla nella convinzione. Proprio come il medico vede la condizione interna negli occhi e sulla lingua del paziente, così il saggio vede tutto quello che riguarda una persona in ogni movimento di quella persona, soprattutto osservando l’equilibrio. 

Molti lettori occidentali di filosofia orientale hanno parlato con me di questo argomento. Mi hanno chiesto: “Perché i suoi seguaci in Oriente praticano acrobazie, si siedono in certe posture, stanno ritti su una gamba o sull’altra, si reggono sulla loro testa, stanno seduti nella stessa posizione a gambe incrociate per molto tempo, e fanno molte altre cose strane che non si pensa che una persona spirituale possa fare? Che spiritualità si raggiunge in tal modo, perché quello che sappiamo di queste cose è che appartengano ad acrobati e atleti”. Ho risposto: “In tutte le cose come gli sport, l’atletica e gli esercizi acrobatici, che altri fanno per passatempo, essi abusano dell’energia, del tempo e del lavoro. Non ricevono da essi un pieno beneficio. Gli iniziati li usano per uno scopo più alto”. E in aggiunta, ho detto loro che: “Non c’è cosa in questo mondo, se praticata nel modo corretto, che non si rivelerà benefica per la realizzazione spirituale”. Dunque, non crediate che andare in chiesa o in un tempio, e offrire delle preghiere, e stare seduti in silenzio ad occhi chiusi, siano gli unici strumenti per la realizzazione spirituale. Ma tutte le cose che possiamo fare e che facciamo nella nostra vita quotidiana, se le rivolgiamo a una meta spirituale, ci aiuteranno nella nostra realizzazione spirituale. Inoltre, andare in chiesa una volta alla settimana è fare ben poco lavoro spirituale. Anche se dicessimo le nostre preghiere ogni giorno prima di andare a dormire, si farebbe pochissimo lavoro spirituale, perché ogni istante della nostra vita viviamo in un’illusione. Ogni cosa che facciamo ha l’effetto di coprire la nostra visione spirituale. Pensate che andare in chiesa una volta la settimana, o dire una preghiera una volta ogni notte sia sufficiente? Mai. Ogni momento del giorno dobbiamo avere concentrazione. E come possiamo farlo se abbiamo affari, industria, professione, se abbiamo migliaia di cose da fare nella vita di ogni giorno? E la risposta è che dobbiamo trasformare tutte le cose che facciamo in preghiera. 

Allora, qualunque sia la nostra professione, il nostro lavoro, la nostra occupazione nella vita quotidiana, tutto ci sarà d’aiuto per la realizzazione spirituale. Allora ogni nostra azione diventerà una preghiera. Ogni movimento che facciamo verso Sud, verso Nord, verso Est o verso Ovest sarà diretto alla meta spirituale. Non tutti pensano fino a che punto manchi equilibrio nella propria vita. E tra cento persone difficilmente potrete trovarne una veramente equilibrata. C’è anche un equilibrio spirituale, ma questo equilibrio spirituale viene raggiunto innanzitutto equilibrando il corpo fisico e i suoi movimenti. 

MORTE da AQIBAT, LA VITA DOPO LA MORTE

Amiamo il nostro corpo e ci identifichiamo con esso a tal punto che non siamo molto contenti di pensare che questo corpo, che ci è tanto caro, un giorno sarà in una tomba. A nessuno piace pensare che morirà e sarà annientato. Ma l’anima è il nostro vero sé. È esistita prima della nostra nascita ed esisterà dopo la nostra morte. Ciò che detiene la concezione di ‘io’, un’entità viva, non è il corpo ma l’anima ingannata dal corpo. L’anima pensa di essere il corpo; pensa che cammina, si siede, si sdraia quando il corpo lo fa, ma non fa realmente nessuna di queste cose. Una minima indisposizione del corpo le fa pensare: “Sono ammalata”. Una piccola offesa la demoralizza. Un piccolo elogio le fa credere di essere in paradiso. In realtà non è né in cielo né sulla terra: è dove si trova. Il dimorare dell’anima nel corpo materiale la illude a tal punto che pensa: “Posso vivere solo di cibo materiale, posso stare soltanto sulla terra, posso godere soltanto di un ambiente materiale. Senza queste cose non sono da nessuna parte, non sono nulla”. 

C’è un detto Persiano che dice: “Non costruire una casa sul terreno di un altro”. Questo è quello che fa l’anima. Qualsiasi cosa veda, la consapevolezza la riconosce come se stessa. La sua purezza fa sì che rifletta qualunque cosa abbia davanti a sé, e allora pensa: “io sono questo”, proprio come l’acqua limpida riflette la nostra immagine. L’anima allora vuole che tutto sia molto bello e piacevole per il suo benessere e la sua vanità. Vuole vedere il suo sé oggettivo ben vestito; poi vuole cose molto belle intorno a sé. Allestisce una bella casa, e per tutta questa vita va in cerca di queste cose. Poi quando la morte arriva questa costruzione sorta sulla sabbia viene spazzata via. I beni accumulati le vengono tolti. Questa è una delusione davvero grande. Perde tutto ciò che suscitava il suo interesse. Il suo ritrarsi nel suo puro sé, e il disperdersi di tutto l’ambiente illusorio della terra dalla sua vista imprime su di lei l’idea della morte, con suo grandissimo orrore. Questo orrore e questa delusione sono la sola morte che c’è, perché il corpo non è nient’altro che una copertura messa sulla nostra anima, e quando questa se n’è andata noi non siamo morti; proprio come non pensiamo che siamo morti quando il nostro cappotto viene tolto, o se qualcuno strappa la nostra camicia. 

Il momento in cui una persona muore è l’unico momento in cui sente di essere morta. L’impressione della sua condizione di morente, la mancanza di speranza del medico, il dolore e il cordoglio della famiglia, tutto forma questa impressione. Dopo la morte, quando si riprende da questa impressione, gradualmente si ritrova viva; perché la vita che la manteneva in vita nel suo rivestimento fisico, naturalmente si sente strana in assenza di questo rivestimento. Tuttavia non è morta, è ancora più viva, perché è stato rimosso quel grande peso che per un certo tempo le ha fatto credere che il rivestimento fisico fosse la sua vita. 

L’anima con il suo potere ha creato gli elementi da sé, e li ha attirati dall’esterno. Li ha raccolti e li conserva, ma usandoli si sono gradualmente usurati e durano solo per un certo periodo. L’anima mantiene il corpo composto di tutti questi elementi finché il corpo le interessa, finché il magnetismo del corpo la trattiene e la sua attività la tiene occupata. Non appena il suo interesse per il corpo è diminuito, o gli elementi che formano il corpo hanno perso il loro potere, per debolezza o per un’irregolarità nel sistema, il corpo allenta la sua presa, e l’anima, la cui innata tendenza è liberarsi, approfitta di questa opportunità datale dall’incapacità del corpo. La conseguenza di questo è la morte. 

Gli elementi cominciano a disperdersi prima della morte, ma dopo la morte del corpo tornano direttamente ai loro elementi affini: la terra alla terra, l’acqua all’acqua, e così via, ciascuno al suo elemento affine. E sono molto contenti di ritornare. Ogni cosa è felice di essere con il suo simile. Se c’è un gas vicino al fuoco, la fiamma andrà verso il gas, perché nel gas c’è molto dell’elemento fuoco. 

Si potrebbe pensare che questo è tutto, e che dopo la morte non rimarrà nulla alla persona comune che ha pensato a se stessa come questo corpo, di una certa altezza, di una certa larghezza, di un certo peso, di una certa età; tutto questo quando il corpo fisico se n’è andato è andato. Ma non è così: quando il corpo se n’è andato rimane la mente, la parte più sottile del sé dell’uomo, composta di vibrazioni. Gli elementi esistono nelle vibrazioni quanto negli atomi, altrimenti una persona che è arrabbiata non diventerebbe rossa e focosa. Nei sogni, quando il corpo è addormentato, ci vediamo camminare, parlare, agire, in un certo ambiente e con certe persone. È solo paragonandolo allo stato di veglia che lo chiamiamo sogno. Questo sé esiste ancora dopo la dipartita del corpo, l’esatta controparte di quello che siamo ora, non di quello che eravamo quando avevamo cinque anni, o dieci anni, ma di quello che siamo ora. 

Talvolta si dice che l’anima è ciò che rimane dopo la morte del corpo fisico, e che allora è in paradiso o all’inferno; ma non è così. L’anima è qualcosa di molto più grande. Come può essere bruciata con il fuoco lei che è essa stessa luce, Nur, la luce di Dio? Ma a causa della sua illusione, prende su di sé tutte le condizioni che la mente deve attraversare dopo la morte. Quindi l’esperienza dopo la morte dell’anima che non ha raggiunto la liberazione è molto deprimente. Se la mente non è molto attaccata alla vita terrena e ha raccolto la soddisfazione delle sue azioni, gode del paradiso; se avviene il contrario, allora sperimenta l’inferno. 

La mente che è più coinvolta nei pensieri e negli attaccamenti terreni, non riesce a lasciare che l’anima sia nella luce. Se gettate un pallone in aria salirà e poi scenderà di nuovo. Sale a causa dell’aria che si trova in esso; viene giù a causa della materia terrena in esso. La tendenza dell’anima è di andare verso le sfere più alte, a cui essa appartiene; questa è la sua natura. La sostanza terrena che ha raccolto intorno a sé la appesantisce in basso verso la terra. L’aquilone va verso l’alto, ma la corda in mano a una persona lo riporta indietro sulla terra. Vediamo che il fumo va verso l’alto e nel suo percorso lascia nel camino la sua sostanza materiale. Tutto il resto della sua sostanza terrena lo lascia nell’aria, e finché non ha lasciato tutto dietro di sé, non può salire verso l’etere. Con questa similitudine vediamo come l’anima non può sollevarsi dalle regioni inferiori finché non ha lasciato dietro di sé tutti i desideri e gli attaccamenti terreni. 

La gente ha una grande paura della morte, soprattutto le persone semplici, delicate e affettuose, e quelle che sono molto attaccate al loro padre, alla loro madre, ai loro fratelli, alle loro sorelle, ai loro amici, alla loro posizione e ai loro beni. Ma anche chi è sfortunato nella vita teme la morte. Una persona preferirebbe essere molto ammalata piuttosto che morta. Vorrebbe essere in ospedale piuttosto che in una tomba con le persone morte. Quando a un uomo si presenta il pensiero: “Un giorno dovrò lasciare tutto questo e scendere in una tomba”, su di lui cala una grande tristezza. In alcune persone questa paura perdura per una parte della loro vita; in altre dura per l’intera esistenza. La prova di quanto grande sia la paura della morte, è che la morte è stata fatta apparire come la peggiore punizione, sebbene non sia affatto sgradevole quanto il dolore, la sofferenza, e le preoccupazioni della vita. 

La morte è il grande esame a cui una persona va preparata, un’altra impreparata; una con fiducia, un’altra con paura. Per quanto qualcuno possa pretendere di essere spirituale o virtuoso nella vita, alla vista della morte viene messo alla prova e ogni pretesa crolla. Nel Corano si dice: “Allora, quando la tremenda calamità verrà, in quel giorno l’uomo ricorderà quello che si è sforzato di ottenere”. 

C’era un uomo anziano che gridava e si lamentava sempre dicendo: “Sono così infelice, la mia vita è tanto dura, ogni giorno fatica e lavoro! Sarebbe meglio ch’io fossi morto”. Ogni giorno si lamentava in questo modo e invocava la morte di venire e portarlo via. Un giorno Azrael, l’angelo della morte, apparve e gli disse: “Mi hai chiamato molto spesso, ora sono venuto a portarti via con me”. L’anziano disse: “Non ancora! Sono anziano, ti prego concedimi solo qualche giorno in più di vita!”. L’angelo della morte disse: “No. Hai chiesto così spesso di morire, e ora devi venire da Allah”. L’anziano disse: “Aspetta un momento. Lasciami stare qui un po’ di più”. Ma l’angelo della morte disse: “Non un minuto di più”, e lo portò via. 

Quale pensiero dovrebbe avere la mente al momento della morte? Il pensiero dovrebbe essere, in base all’evoluzione della persona, Dio o l’oggetto della sua devozione, o un ambiente piacevole o qualunque cosa ami e abbia idealizzato. Se è una persona terrena allora il pensiero di un ambiente piacevole creerà per lei un paradiso. “In verità la morte è il ponte che unisce un amico ad un amico”, si trova nei detti di Maometto. 

Quelli di cui si dice che siano in presenza di Dio, sono quelli che conservano la visione del loro Amato divino che hanno idealizzato, per tutta la loro vita, e gioiscono per molto, molto tempo della presenza di Colui che hanno idealizzato. 

Durante la nostra vita sulla terra siamo consapevoli di tre condizioni: quella del corpo, della mente e dell’anima. Dopo la morte fisica siamo consapevoli soltanto di due. Sul piano fisico, se arriva un ladro, non abbiamo molta paura. Cerchiamo di trovare qualcosa con cui attaccarlo. Ma in un sogno abbiamo paura, perché non abbiano nulla con cui attaccarlo. Qui la volontà è molto più forte; là l’immaginazione è più forte e la volontà meno. Nella vita fisica abbiamo cambiamenti da un’esperienza a un’altra. Se di notte abbiamo paura, la mattina diciamo: “Ho avuto un incubo”, o, “Nel mio sogno ero triste”, ma non significa nulla. Ma lì non abbiamo cambiamento. 

Perciò è qui che dovremmo risvegliarci allo scopo della nostra vita. Là non possiamo migliorare così tanto come possiamo fare qui. Questo è il motivo per cui ci sono sempre stati alcuni, i prescelti di Dio, che hanno detto: “Svegliatevi, svegliatevi finché c’è tempo”. 

Ci sono alcuni che in sogno possono fare ciò che desiderano. Possono far sì che accada qualunque cosa essi vogliano, e il giorno dopo vedono accadere quello che hanno visto di notte. Questi sono casi eccezionali. Dato che hanno padroneggiato la loro volontà qui, possono far sì che tutto vada secondo la loro volontà anche su un piano più alto. Quando una persona è altrettanto felice che un altro mangi un buon piatto come quello che lei mangia, quando è felice che indossi bei vestiti come quelli che lei indossa, allora si è elevata al di sopra dell’umanità. Questi sono i santi e i saggi, e il loro aldilà è nelle loro mani, perché sono felici sia nel guadagno che nella perdita. 

La mente dei profeti e dei murshid non può essere paragonata ad altre menti. La loro è una mente padrona di sé, e possono conservarla molto più a lungo. Poiché hanno vissuto solo per gli altri, dopo la morte vivono ancora per gli altri. Hanno pensato solo a ciò che è eterno. Gli altri hanno pensato a cose che se ne vanno, e così col tempo la loro mente se ne va. 

Il Sufismo si impara principalmente affinché una persona possa sapere quello che le accadrà dopo la morte, in quell’essere che è il nostro vero essere, anche se solitamente ci è nascosto. 

Dopo la morte fisica la vita che non può morire sorregge l’uomo ed egli rimane sempre vivo. Noi esseri viventi esistiamo sia sulla terra che sul mare, avendo nella nostra forma entrambi gli elementi, la terra e l’acqua. Le creature del mare sono fatte anche di terra; noi abbiamo anche l’acqua nella nostra costituzione. Tuttavia, il mare ci è estraneo quanto lo è la terra per le creature del mare. Né piacerebbe loro che il loro posto fosse scambiato; e se accadesse, sarebbero fuori dal loro elemento e questo le condurrebbe alla loro fine. È perché il pesce non ha realizzato che è anche una creatura terrena e che anche la terra è un suo elemento, che non può vivere sulla terra; e nello stesso modo gli esseri sulla terra la cui vita dipende dal raggiungere la riva, sbagliano quando credono che affonderanno nel mare. 

Se cadessimo nel mare, sarebbe una cosa tremenda. Saremmo convinti di arrivare sul fondo, che annegheremo. È la nostra paura che ci fa andare a fondo, è il nostro pensiero; tranne che per questo non c’è ragione che si anneghi. Il mare sorregge una nave intera su cui stanno viaggiando migliaia di persone e su cui sono state caricate tonnellate di peso; perché non dovrebbe tenere su il nostro piccolo corpo? 

Il nostro essere interiore è come il mare, il nostro essere esteriore è come la terra. Perciò a parole è chiamato morte. È la parte mare di noi, in cui siamo staccati dalla nostra parte terra, e non essendo abituati ad essa, troviamo il viaggio sconosciuto e sgradevole, e lo chiamiamo morte. Per un marinaio è altrettanto facile viaggiare sul mare, ogni volta che sceglie di farlo, quanto viaggiare sulla terra. Cristo, in connessione con questo argomento, disse a Pietro: “O uomo di poca fede, perché dubiti?”. Sia in Sanscrito che nel Prakriti, la liberazione è chiamata Taran, che significa nuotare. È il potere di nuotare che rende l’acqua la dimora del pesce terreno, e per chi nuota nell’oceano della vita eterna, sia in presenza che in assenza del corpo, questo oceano diventa la sua dimora perenne. Il nuotatore gioca col mare. Dapprima nuota per un piccolo tratto, poi nuota molto lontano. Allora lo padroneggia, e alla fine è casa sua, il suo elemento, come lo è la terra. Chi ha padroneggiato questi due elementi ha acquisito tutta la padronanza. 

I tuffatori nel porto di Cylon, e gli Arabi sul Mar Rosso, si immergono nel mare. Prima chiudono le orecchie, gli occhi, le labbra e il naso, poi si tuffano e portano su le perle. Anche i mistici si immergono nel mare della consapevolezza chiudendo i loro sensi al mondo esterno e entrando in tal modo nel piano astratto. 

Il lavoro del Sufi è eliminare la paura della morte. Questo sentiero è percorso per conoscere in vita ciò che ne sarà di noi dopo la morte. Come è detto nel Corano: “Mutu kubla anta mutu” o “Muori prima della morte”. Togliere questo abito mortale, insegnare all’anima che non è questo corpo mortale ma è questo essere immortale, così che possa evitare la grande delusione che la morte provoca, questo è quello che viene realizzato nella vita da un Sufi