Aforisma del giorno

Credi in Dio con la fede di un bambino; perché la semplicità unita all’intelligenza è il segno dei Santi

Bowl of Saki, 27 Febbraio, Hazrat Inayat Khan.

STORIA JATAKA NO 20. IL NOBILE CAVALLO

Piccoli miei, come vi sarebbe piaciuto accarezzare la setosa criniera di una creatura bella come l’amato cavallo di Brahmadatta, Re di Benares! Era più stupendo, più bello di ogni altro cavallo al mondo, veloce come un cervo ed elegante come un cigno. C’era una luce di dolcezza nei suoi occhi e i suoi passi erano talmente maestosi che non poteva essere altro che un re. La sua stalla era un palazzo. Una lampada con olio profumato vi bruciava giorno e notte, e tende di un rosa delicato adornate di stelle d’oro erano appese sopra la sua testa.

A quell’epoca Benares era il regno più felice dell’India, era ricco e florido, e molto più vasto di ogni altro stato. Perciò molti altri re erano invidiosi ed alcuni di loro decisero di dichiarargli guerra, temendo che sarebbe diventato più potente di loro. Sette di questi re radunarono i loro eserciti e marciarono verso il potente stato e Brahmadatta convocò uno dei suoi cavalieri.

“I nostri nemici,” disse “si avvicinano alle porte della città; il tuo Re e il tuo paese sono in pericolo. Mio coraggioso guerriero puoi combattere contro sette re?” 
“Non soltanto contro sette re” rispose il cavaliere, “ma contro un centinaio di re, mio signore, se potrò cavalcare il vostro nobile cavallo.”
“Prendi il mio cavallo,” rispose Brahmadatta, “e vola in battaglia. Ritorna da noi vittorioso; il tuo re e il tuo paese ripongono in te la loro fiducia.”

Così il cavaliere, montò in sella allo splendido cavallo, si precipitò in battaglia e come una tempesta che passa sopra un campo di grano, mise in ginocchio il primo nemico, ne catturò il re, e lo condusse prigioniero a Benares.

Si precipitò di nuovo sul campo di battaglia, sconfisse il secondo esercito e fece prigioniero il secondo re. Una sorte analoga toccò al terzo, al quarto e al quinto re, ma nel catturare il sesto, il bel cavallo rimase ferito.

Tornata a palazzo la nobile creatura si lasciò cadere a terra e il cavaliere le tolse delicatamente le briglie. Ma non poteva più reggersi in piedi e così fu portato un altro cavallo.

Quando il cavaliere fu sul punto di montare in sella al nuovo destriero, il cavallo ferito aprì gli occhi e pensò: “Il mio coraggioso cavaliere sarà ucciso; su un altro cavallo non potrà mai trionfare sul settimo esercito. Benares sarà conquistata dal nemico.” 
Allora chiamò il cavaliere e con voce profonda gli parlò: “Coraggioso cavaliere,” disse “ sii saggio. Non prendere un altro cavallo, perchè solo io posso permetterti di sconfiggere il settimo esercito. Sistema di nuovo la corazza sul mio dorso e insieme otterremo la vittoria”.
Il cavaliere fasciò le ferite della nobile creatura, montò in sella e insieme cavalcarono verso il campo di battaglia. I nemici erano tanti e lo scontro fu duro, ma alla fine il settimo esercito fu sconfitto e il settimo re catturato.

Ma quando la battaglia ebbe fine il nobile cavallo cadde sanguinante a terra.

Il Re s’inginocchiò al suo fianco, lo accarezzò e un sottile bisbiglio uscì dalle sue labbra “ Mio re, non essere triste,” disse “ le mie ferite non mi danno dolore perchè la vittoria è nostra. Ma tu non uccidere i tuoi prigionieri. Lasciali tornare alle loro case con la promessa di non attaccare mai più Benares.” Dopo aver pronunciato queste parole il nobile cavallo chiuse gli occhi e morì. Ma il suo ricordo restò vivo a lungo nel paese e Brahmadatta seguì il suo consiglio.

I sette Re furono liberati e mai più tra loro scoppiò una guerra. I popoli di tutti i regni si amarono reciprocamente e tutti vissero felici per sempre.